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Rajon Rondo: uno degli ultimi playmaker nella lega delle pointguard

di Andrea Ranieri
LEXINGTON, KY - NOVEMBER 14: Rajon Rondo #4 of the Kentucky Wildcats dribbles the ball up the court against the Lipscomb Bisons during the Guardians Classics on November 14, 2005 at Rupp Arena in Lexington, Kentucky. (Photo by Andy Lyons/Getty Images)

Nella NBA moderna siamo abituati a playmaker (o meglio, pointguard) che segnano molto e prendono molti tiri. Non per nulla è giusto parlare di pointguard anziché di playmaker: proprio dal nome possiamo dedurre come le prime siano più votate alla conclusione in prima persona dell’azione offensiva; mentre i secondi hanno come scopo principale quello di far girare la squadra e far segnare i compagni grazie ad illuminanti assist.

Di sicuro l’NBA attuale è più ricca di pointguard piuttosto che di playmaker. Abbiamo gli esempi di giocatori come Curry, Irving, Walker (tutti intorno ai 6 assist a partita). Ma non conta solo il semplice dato statistico: Chris Paul nell’ultima stagione ha viaggiato a 10 assist di media, eppure, guardando attentamente il suo stile di gioco, si nota come egli, oltre a segnare molto, crei molti dei propri passaggi vincenti dall’1vs1, partendo, quindi, da una situazione in cui cerca di crearsi un tiro in prima persona.
Se dovessimo pensare a un giocatore in attività molto vicino al vecchio concetto di playmaker, ci verrebbe subito alla mente Rajon Rondo. Oltre a essere supportato dal mero dato statistico, che gli ha visto distribuire quasi 12 assist a partita nel 2015-16, Rondo fa trasparire anche dal proprio stile di gioco la sua concezione tradizionale del ruolo di play. Sicuramente Rajon è in grado di sfornare notevoli prestazioni a livello di punti (carrer-high di 44 punti nei playoff 2012), ma è evidente che andare al tiro non sia la sua priorità.

Sicuramente influenzato dalle proprie scarse percentuali al tiro da fuori e dalla lunetta, Rondo è comunque sublime nell’inventare linee di passaggio illuminanti per i propri compagni, nel mettere in ritmo i tiratori, nel trovare nella difesa anche il minimo spiraglio. Quando le sue problematiche comportamentali non lo influenzano, l’ex Celtics è in grado, più banalmente, di creare la situazione offensiva migliore per la propria squadra, a seconda delle scelte difensive avversarie.
Parliamo di un giocatore che, durante le proprie stagioni da professionista, ha avuto medie di punti e assist praticamente pari. Non gli interessa segnare 40 punti a sera, gli importa che la squadra vinca e lui sa che, perché ciò accada, è necessaria la sua grande visione di gioco. Parliamo di un giocatore di squadra, di un giocatore controcorrente in ogni aspetto del gioco: assenza quasi totale di tiro da fuori, preferenza del passaggio rispetto alla conclusione personale. Ed è proprio per questo che veder giocare Rajon Rondo ci piace così tanto.

Le cose uniche sono spesso tra le più spettacolari e il 30enne di Louisville è unico nel suo modo di giocare. Unico perché riesce, da playmaker, ad aver successo nella lega delle pointguard.
Non ci resta che ammirare la splendida atipicità di Rajon Rondo, che illuminerà, nella prossima stagione, il parquet dello United Center di Chicago.

Rajon Rondo Bulls

Rajon Rondo, ultimo  importante playmaker tradizionale della NBA moderna

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