Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsMiami HeatSan Antonio Spurs: la vittoria del collettivo, la vittoria del basket!

San Antonio Spurs: la vittoria del collettivo, la vittoria del basket!

di Alberto Vairo

Non è facile trovare un aspetto tecnico che abbia in qualche modo indirizzato la quinta partita delle NBA Finals verso i San Antonio Spurs. Le due squadre si sono affidate molto di più alle motivazioni e all’emotività del momento, che per gli Spurs stessi era riscattare quella “maledetta” gara-6 delle Finals dello scorso anno già praticamente vinta e poi persa all’ultimo secondo, e per i Miami Heat era tirare fuori un po’ dell’orgoglio che tutti i campioni in carica hanno.

Spurs

LeBron James ha fatto un discorso toccante ai compagni nel pre-partita, concluso con un “follow my lead”, che stava a significare, “seguite la mia leadership ed io vi condurrò in fondo, ma datemi una mano perché da solo non ce la posso fare”. James ha giocato un primo quarto da fuori classe assoluto, ha attaccato il canestro e ha messo a segno 17 punti, ma quando si è voltato per vedere chi dei suoi compagni lo avesse seguito non ha trovato nessuno. Nessuno ha avuto la lucidità, la forza o la voglia di dargli una mano. Dall’altra sponda gli Spurs sono partiti un po’ contratti, d’altronde non è facile muovere la palla come sanno fare loro quando questa pesa dieci chili!!! La tensione era scalfita nei loro volti, sapevano di non poter sbagliare, non perché questa gara-5 fosse un dentro o fuori, come lo era per gli Heat, ma perché i fantasmi dell’anno prima aleggiavano ancora nelle loro menti, e perché sapevano che un passo falso avrebbe potuto rimettere in carreggiata i compagni del “sei” e riaprire una serie, fino a quel momento, mai in discussione. Il canestro per gli Spurs sembrava essersi rimpicciolito, e nello stesso tempo diventato più grande per LBJ che non sbagliava un tiro neanche a volerlo. Ma pian piano stava venendo alla luce la solitudine del Re e il gioco di squadra dei nero-argento prendeva sempre più piede e un punto alla volta hanno recuperato il solco scavato dal ragazzo di Akron. Perché il gioco di San Antonio è l’esempio di quello che dovrebbe essere lo spirito di squadra di ogni sport. Non dipendono da un singolo, ma dipendono l’uno dall’altro. Viaggiano in sintonia, sono una cosa sola. Anche in una partita dove Tony Parker sbaglia i suoi primi dieci tiri, ci pensa un ragazzo venuto dall’Australia di nome Patty Mills a dare il suo contributo. Quando Danny Green non fa canestro, ci pensa Manu Ginobili a segnare canestri importanti che cambiano la partita. Ci pensa il nostro Marco Belinelli, in un momento critico della gara, a segnare appena entrato un canestro tanto importante quanto sottovalutato. Poi c’è Kawhi Leonard, un quasi 23enne che diventa MVP delle finali perché è incisivo in attacco quanto in difesa in marcatura su LeBron James, che ovvio non si può annullare, ma mandare fuori ritmo sì. E lui l’ha fatto, sempre con la stessa faccia, come quel suo compagno di 38 anni che insieme a Gregg Popovich è l’anima di una franchigia, la franchigia più vincente nella storia recente di tutto lo sport professionistico americano. Tim Duncan ha giocato una serie finale silenziosa, come ha sempre fatto, sempre con la stessa espressione, ma ha dato il suo contributo importante, sia a livello di punti e rimbalzi quanto, se non di più, a livello di leadership nello spogliatoio. Ieri sera ha segnato canestri importanti nel momento di rimonta degli Spurs. Sempre pronto a incoraggiare i compagni in difficoltà.

Tim Ducan Spurs Title

Quella dei San Antonio Spurs è la vittoria del collettivo ancor prima dei singoli. E’ la vittoria di una programmazione di una società, che ha idee e le porta a termine. Sono riusciti a plasmare un gioco in attacco divertente ad alto numero di possessi con una difesa solida. Probabilmente una delle migliori squadre della storia del gioco. Probabilmente una dinastia che sta finendo, ma ha giocatori giovani pronti a portare avanti il lavoro iniziato nel 1996 da Popovich e R.C. Buford, da quell’infortunio che ha lasciato fuori per tutta la stagione David Robinson e che ha gli consegnato con la prima scelta assoluta del 1997 Tim Duncan. Perché siamo nel 2014, ma tutto è cominciato li, e Duncan è ancora qui, con cinque anelli alle dita, così come il suo allenatore. Cosa succederà adesso non si sa, qualcuno dice che in “duncanese”, con quelle lacrime ed abbracci ai compagni Tim ci abbia detto che questa gara-5 sia stata la sua ultima partita. Non possiamo saperlo, non si sa mai niente di queste cose da San Antonio. Di certo sappiamo che il campionato NBA 2014 lo ha vinto la squadra più forte, e per squadra intendiamo il suo pieno, totale e profondo significato. Mi piace concludere questo pezzo con la famosa frase scritta nello spogliatoio degli Spurs, che probabilmente già conoscerete ma da l’idea di quello che è questa franchigia. Tradotta in italiano dovrebbe avere questo significato: “Quando nulla sembra aiutarti, mi piace guardare uno spaccapietre e come martella la sua roccia, forse anche cento volte senza mai avvertire anche una piccola crepa. Poi al centounesimo colpo, la pietra si spacca in due. E io so che non è stato l’ultimo colpo a spaccarla ma tutti quelli che ci sono stati prima”. 

Per nbapassion.com,
Alberto Vairo

You may also like

Lascia un commento