Nella Capitale già pensano alla prossima estate: il, cosiddetto, Kevin Durant To D.C. (per i twitteromani #KD2DC sarà il tormentone della prossima stagione, ma i Wizards, per sperare nel ritorno a casa di KD, dovranno fare il massimo per dimostrarsi all’altezza dell’MVP del 2014. Per cominciare, i maghi di Washington dovranno superare il saluto di uno dei giocatori più importanti della scorsa stagione: Paul Pierce.
I Wizards sono una squadra di talento, giovane e hanno già un’ottima esperienza ai playoff, avendo fatto due Semifinal Conference negli ultimi due anni: non possono essere considerati una contender, ma neanche una squadra mediocre. Il problema, però, per attrarre uno come Durant è proprio questo: KD vuole vincere, e per vincere bisogna avere anche un’ottima squadra alle spalle, ed i Wizards ancora non si è capito di che pasta siano fatti.

Kelly Oubre Jr, draft pick numero15 dell’ultimo draft, durante la Summer League 2015
Nella Capitale sono arrivati in questa sessione di mercato Kelly Oubre Jr (draft pick numero 15), Alan Anderson (free agent, l’ultima stagione ai Nets), Jared Dudley (arrivato da Milwaukee per una protected future second draft pick) e Gary Neal (free agent, l’anno scorso tra Charlotte e Minneapolis), mentre sono partiti Kevin Seraphin (free agent, approdato ai Knicks) e, appunto, Pierce (free agent, andato ai Clippers).
Il mercato non è ancora finito, ma se per l’assenza di Seraphin a Washington non sembrano molto preoccupati, lo stesso non si può dire per quella di Pierce. Ma quanto l’assenza di “The Truth” potrà pesare all’interno dei meccanismi dei Wizards? Una analisi di CbsSports vuole proprio rispondere a questo quesito. Pierce l’anno scorso è stato fondamentale per il cammino dei “Maghi”, prendendo per mano una squadra alla ricerca di un’identità e trascinandola come solo un veterano della sua classe poteva fare verso quella Conference Semifinal che, se non fosse stato per l’infortunio di Wall, poteva anche andare in un altro modo.

Pierce contro gli Atlanta Hawks segna sulla sirena di fine ultimo quarto. Playoff 2015, Game 3
La presenza di Pierce era, però, più percepita che effettiva: “The Truth” l’anno scorso ha totalizzato 83 partite (73 in regular season e 10 nei playoff) con i Wizards, giocandole tutte da starter, ma in queste ha giocato solo 26.6 minuti, con una media di circa 12 punti e (solo) 9 tiri a partita. Nei playoff queste medie sono leggermente aumentate: contro i Raptors Pierce ha giocato circa 29 minuti mantenendo una media di 15,5 punti a partita, mentre contro gli Hawks ha viaggiato su 31 minuti a partita conditi da 14 punti.
Questi numeri possono essere letti in molti modi. Se vogliamo dare loro una lettura “positiva” per quanto riguarda il futuro dei Wizards, beh, allora parlano chiaro: l’anno scorso Paul Pierce non ha trascinato i Washington Wizards, ma ha semplicemente contribuito come tanti altri a una squadra che stava giocando oltre i propri limiti. A riprova di ciò, bisogna tener presente che a fine 2014 (senza Pierce) e a fine 2015 (con Pierce) i Wizards si sono ritrovati nella medesima posizione: quinti nella Eastern Conference e battuti in Conference Semifinal dalla vincitrice di Conference. Statisticamente i “Maghi” non hanno fatto molti passi in avanti nell’anno di Pierce, semplicemente con lui sono diventati un po’ più pericolosi.
Quest’anno i Wizards possono contare su alcune armi in più rispetto all’anno scorso: la crescita di Otto Porter, l’arrivo nel roster di due come Anderson e Neal e Kelly Oubre Jr che nella Summer League ha stupito tutti. Eppure perchè i “Maghi” sembrano essere meno convincenti dell’anno scorso? E’ semplice, il motivo è perchè i numeri in molti casi non dicono tutto. L’anno scorso Pierce è stato fondamentale per la crescita caratteriale della squadra, una squadra maturata molto e capace di ribaltare situazioni impensabili.
I Wizards avranno assorbito tutte le lezioni impartite da “The Truth” o l’effetto di Pierce è destinato a svanire con lui? Ci sono altri veterani nella squadra, uno su tutti Nenè, ma nessuno di loro è riuscito in ciò che ha fatto Pierce: l’anno scorso lui è stato il mentore, il leader carismatico di una squadra ricca di talento, riuscendo a far rendere al meglio, e senza intralciare il loro ruolo di “leader di gioco”, giocatori come Wall, Porter e Beal. La domanda ora è: riusciranno a volare anche da soli i Wizards?
La squadra di Washington ora sembra meno pericolosa senza Pierce, ma c’è comunque un giocatore come Wall, ogni anno sempre più forte ed ogni anno cestisticamente più maturo: sarà, ovviamente, lui il leader della squadra. Il problema, però, potrebbe essere il gioco. La squadra di Randy Wittman è stata una delle più camaleontiche dell’intera NBA. E lo è stato in tutti i sensi. Un gioco frustrante , lento, basato su, obbligati, mid-range shot durante la regular season, si è magicamente trasformato durante i playoff in un gioco frizzante, ad un ritmo elevatissimo (il quarto più alto dei playoff) fondato sugli inside-out, i tiri da tre e su un’improvvisa e quasi inspiegabile duttilità tattica (in alcune occasioni giocò da “4” addirittura Pierce, per provare il temutissimo small-ball moderno).
Se i Wizards avessero giocato tutta la stagione come nei playoff chissà dove sarebbero potuti arrivare. Questo discorso, in vista della prossima stagione, del futuro dei Wizards e quindi della futura scelta di Kevin Durant è importantissimo, ancora di più del saluto di Pierce. L’anno scorso coach Wittman fece giocare i “Maghi” a modo suo, per poi trovare nuove soluzioni e trasformare la squadra in quella che abbiamo ammirato durante i playoff. Il concetto “tenersi il meglio per i playoff” ha una sua valenza, ma per massimizzare le proprie possibilità bisogna fare bene da subito.
I veri Wizards però quali sono? Quelli di inizio o di fine stagione? E soprattutto, a prescindere da tutto, da come e con chi giocheranno, c’è la possibilità che i Wizards, nella Eastern Conference, riescano ad ottenere un diverso piazzamento rispetto a quello degli ultimi due anni? Questo è già più complicato da dire, ma si può comunque analizzare velocemente la situazione ad Est per valutarlo: i Bulls sono in piena forma, ma c’è da capire come Hoiberg lavorerà sulla squadra; i Raptors sono difensivamente migliorati, ma difficilmente, dopo la scorsa postseason, li vedremo sopra ai Wizards; gli Hawks, invece, dovranno necessariamente ambire ad una posizione inferiore rispetto all’anno scorso. A Washington, dunque, sperano di scalare le posizioni ed arrivare in alto, ma, ovviamente, ci sarà da fare i contivcon i favoriti, i Cavs: la squadra di Cleveland forse è l’unica verso la quale i Wizards hanno perso terreno, vista l’incredibile postseason della squadra di LBJ, Irving e Blatt. Il terzo posto, sembra comunque alla portata della squadra della capitale degli States.
Per Nba Passion,
Simone Scumaci, @Simo_Spaulding

