Ci sono state diverse indicazioni durante questa stagione secondo le quali l’head coach David Blatt non sarebbe la soluzione migliore per allenare questi Cavs, e che quindi le possibilità di una sua partenza al termine dei playoff sarebbero più che realistiche.
LeBron James, perché poi è sempre di lui che si parla, anche e soprattutto su questioni di questo tipo, ha pubblicamente criticato Blatt più di una volta e, come se non bastasse, ha anche ammesso di avere cambiato le decisioni tecniche del suo allenatore a partita in corso – basti pensare alla rimessa cambiata in gara 4 contro i Bulls di qualche giorno fa – in ben più di un’occasione quest’anno.
In molti hanno parlato riguardo al licenziamento di Blatt, tra cui anche Rich Bucher (Bleacher Sport), che avrebbe dato per certa la questione indipendentemente da quanto in là arriveranno Irving e compagni in questa post season;
ma la notizia vera arriva direttamente dall’account twitter del proprietario dei Cleveland Cavaliers, Dan Gilbert, il quale ha pubblicamente cercato di attutire queste voci, che sicuramente non giovano alla coesione della squadra in un momento così delicato della stagione, dichiarandosi “Ferito da queste voci. La parata della stupidità non ha mai fine”.
La realtà dei fatti è che nessuno sa se Blatt siederà ancora sulla panchina di Cleveland la prossima stagione. E se i Cavs vincessero davvero il titolo? Un cambio di staff tecnico – ci insegna la storia – difficilmente porterebbe a risultati comparabili nell’imminente futuro. Perché di questo si tratta con un roster di questo tipo: non certo di una paziente ricostruzione, non ce n’è il tempo, bensì provare a vincere il titolo subito. E se non dovessero riuscirci, effettivamente risulta difficile pensare che l’ultima parola in merito a chi debba guidare la squadra l’anno prossimo non ce l’abbia lui, quello che “ha promesso”, LeBron Raymone James.
Per NBA Passion,
Nicola Siliprandi







Lo sa bene Blatt, il compito che spetta a lui e il suo staff è ben più arduo di quello che si può pensare. Vincere il titolo, dopo il ritorno di LeBron James in Ohio, non è un obbiettivo ma un dovere quasi. Blatt predica calma, ma allo stesso tempo sa di avere una Ferrari tra le mani: “E’ un enorme vantaggio avere in roster forse il giocatore più forte al mondo, che è anche il tuo primo esempio. Quando arriva ogni giorno in palestra per lavorare, sai che darà sempre il suo massimo impegno e che porterà ad un livello superiore anche i suoi compagni”. A proposito di LeBron James, come già dichiarato il suo ritorno a casa, a Cleveland, è stato come una nuova ondata di emozioni, sentimenti e interrogativi, molto simile alla famosa “Decision” del 2010. Ma oggi è un giorno diverso, LeBron è tornato, vive la situazione in modo diverso: è più maturo, più paziente, più consapevole. Ora sa vincere, ma ciò non toglie che per lui ogni vittoria è come la prima, un po’ come il primo giorno di scuola: “Chiedo a me stesso molto più di ciò che chiunque altro potrebbe chiedermi. Le mie aspettative sono
ancora alte, ma sono più paziente ora rispetto a 4 anni fa. So cosa serve per vincere un titolo. L’ho vinto due volte e perso altrettante. Ho pianto lacrime di gioia ma anche di frustrazione. So tutto questo. So cosa serve”. Parole responsabili, di un uomo pronto a portare Cleveland a vincere il suo primo titolo Nba. In ogni caso ieri era un giorno di festa, e quindi c’è stato anche il tempo di scherzare sulle motivazione del suo ritorno. Mancanza di casa? Malumori a Miami? Niente di tutto questo ci rivela LeBron James. L’ago della bilancia sono stati i figli: “Ho chiesto a loro innanzitutto, ma non gli ho dovuto spiegare nulla, anzi, sono stati loro a spiegarmi tutto. Gli ho chiesto ‘Cosa ne pensate se papà tornasse a giocare a casa?’ e loro mi hanno risposto ‘Casa? Intendi Cleveland?’ ed io ‘Si.’ Loro mi hanno detto ‘Ok, giocherai con Kyrie Irving?’ ed io ho risposto di ‘Si.’ Loro allora mi hanno detto‘Torneremo nella nostra vecchia casa, nella nostra vecchia scuola, con i nostri vecchi amici?’ La mia risposta è stata ‘Si.’ E loro: ‘Ok, puoi farlo!’ Ed è così che è andata”.

