Focus on Cavs: Il meglio deve ancora venire

di Mario Tomaino

Andamento: 33 W 22 L (quinto posto nella Eastern Conference)

La stagione dei Cleveland Cavaliers era iniziata con l’intento di continuare il lavoro intrapreso dall’addio di LeBron James nel 2010. Assunto coach David Blatt, fresco vincitore dell’Eurolega con il Maccabi Tel Aviv, i Cavs erano riusciti ad ottenere la prima scelta assoluta (la terza negli ultimi quattro anni) del Draft 2014, andando ad ottenere il tanto ricercato Andrew Wiggins. Nel frattempo però, qualche chilometro più in là  dalle parti di Miami, gli Heat perdevano le Finals e LeBron James e maturava l’idea di un ritorno a casa. I Cavs, pertanto, hanno dovuto rivedere i propri piani, passando dall’essere un team di prospettiva a una contender in un batter d’occhio.

Andrew Wiggins draftato con la prima scelta assoluta dai Cavs

Andrew Wiggins draftato con la prima scelta assoluta dai Cavs

L’entusiasmo generato dal ritorno di LeBron a casa e la conseguente nascita dei nuovi Big Three, ha dovuto presto fare i conti con la realtà: i Cavs avevano tanta strada da percorrere, come dimostrato dal record mantenuto sino al 14 gennaio, con un pessimo 19-20, completamente all’apposto delle aspettative iniziali. Nella prima parte di stagione, gli uomini di Blatt hanno dimostrato una quasi assoluta incapacità a reggere l’organizzazione di gioco avversaria: quando LeBron e compagni hanno avuto a che fare con ritmi alti, giro palla veloce e i P&N volti ad aprire la scatola difensiva, i Cavs hanno spesso sbagliato diverse letture difensive che hanno causato quindi troppi punti facili. Il problema è stato innanzitutto strutturale: preso Kevin Love, il beach boy non ha mai avuto una grande propensione a difendere, così come i già presenti Irving e Waiters, i quali hanno avuto da sempre difficoltà a coesistere e ragion per cui, dopo poche partite, la guardia da Syracuse era scesa nelle gerarchie di Blatt da titolare a sesto uomo. Gli infortuni di James e Varejao poi, hanno fatto trascorrere al team un periodo di completo disorientamento, finendo per perdere la stragrande maggioranza delle partite, subendo anche delle sonore sconfitte.

David Blatt alla sua prima esperienza in NBA

David Blatt alla sua prima esperienza in NBA

Decisivo è statol’operato del GM, David Griffin, che è riuscito a dare la svolta necessaria alla stagione in corso, imbastendo un paio di importanti trade in cui, non solo è riuscito ad ottenere JR Smith, Iman Shumpert e Timofey Mozgov (richiesto da Blatt dall’estate) ma si è sbarazzato anche del problema Waiters, rifilato ai Thunder.

In particolare, l’innesto del russo nel ruolo di centro, è stato fondamentale: con lui in quintetto i Cavs hanno ritrovato un’identità difensiva riuscendo a trovare in Mozgov un ottimo rim protector. Il ritorno di LeBron James poi, è stato il passo decisivo; ha riportato voglia e fiducia, come dimostrano la qualità del gioco e i risultati prodotti da un mese a questa parte: dopo la sola prima sconfitta contro i Suns, i Cavs sono riusciti ad inanellare una striscia di vittorie consecutive, fermatasi a ben 12 risultati con il segno W. Dopo un inizio stagionale balbettante, si è quindi deciso di cambiare finalmente registro: tutto è partito dalla difesa, dove James in primis ha deciso di dare il buon esempio. Questo ha fatto sì che anche i compagni si applicassero con maggiore impegno, aumentando notevolmente il proprio contributo su tutti e due i lati del campo.

JR Smith e Timofey Mozgov in azione contro i Miami Heat

JR Smith e Timofey Mozgov in azione contro i Miami Heat

 

Prospettive stagionali:

Inutile girarci intorno, i Cleveland Cavaliers puntano dritti alle Finals già da questa stagione e, possibilmente, a proveranno a vincere il titolo. Il lavoro dinanzi a loro è ancora tanto, ma Blatt e i suoi ragazzi sembrano aver imboccato la strada giusta una volta per tutte. Le sconfitte rimediate nella prima parte di stagione sembrano essere state delle lezioni importanti  da cui tutti hanno appreso qualcosa e ne stanno facendo tesoro per le partite che rimangono da qui a fine stagione. I Cavs sembrano essere più responsabili al momento e con i Big Three nel pieno della forma in vista dei Playoffs, gli avversari non avranno di certo un ostacolo semplice da superare davanti a loro…

 

Punti di forza:

Individualmente, il principale punto di forza del team non può che essere lui: LeBron James. Quando il #23 fa sul serio, per i Cavs tutto risulta essere più semplice. È lui a dettare spesso i tempi di gioco, sa quando alzare il ritmo e sa quando abbassarlo. The King sta mantenendo delle medie personali di tutto rispetto con 25.9 punti segnati (secondo miglior marcatore della lega), 7.3 assist per partita (nono in classifica generale) e 5.6 rimbalzi, ma anche Kyrie Irving è riuscito a ritagliarsi la sua importanza negli equilibri del team: in questa stagione sta mantenendo delle buone percentuali al tiro, tanto da meritare una convocazione al 3-Point Contest. Da sottolineare la prestazione fornita contro i Blazers in assenza di James, partita in cui Irving ha fissato il proprio career-high a 55 punti, frutto anche delle 11 triple siglate, record personale e di franchigia.

Collettivamente, invece, le idee di Blatt sembrano prendere sempre più forma con il passare del tempo: abbandonata l’idea del Princeton Offense, schema assimilato ai tempi del college e applicato in diversi team allenati ma poco digerito dai Cavs, si è deciso di passare a qualcosa di più efficace: attualmente infatti si riesce a sfruttare con più frequenza le situazioni defense to offense in campo aperto, c’è una migliore organizzazione offensiva nei penetra e scarica grazie agli innesti di ottimi shooter come Smith e Shumpert e anche i pick and roll risultano essere molto più efficaci rispetto ad inizio stagione grazie a delle migliori spaziature in campo e alla presenza di Mozgov. Il tutto senza dimenticare di far girare velocemente palla, come Blatt spesso richiede.

 

Punti deboli:

Sicuramente c’è ancora tanto da lavora in casa Cavaliers, specie in ambito difensivo dove bisogna ancora sistemare alcuni aspetti di gioco. Si notano ancora delle disattenzioni nelle letture difensive su alcuni pick and roll giocati dagli avversari che consentono di finalizzare l’azione scaricando palla sul lato debole del campo o sfruttando alcuni tagli dal backdoor. Nel frontcourt l’assenza di Varejao è stata sopperita a pieni voti da Mozgov con Love che sembra riuscire a difendere con maggiore efficacia in post, ma che difetta ancora parecchio negli 1 vs 1 con lunghi dal tiro facile come Aldridge o Gasol. Errori che possono essere eliminati con più attenzione ma che attualmente sono costati parecchi punti. Altro focus sul quale i Cavs necessitano particolare attenzione sono i turnovers. La squadra di Blatt concede troppe palle perse evitabili che causano spesso dei fast-break points in favore degli avversari. Una volta che riusciranno a sistemare queste sbavature, scontrarsi contro i Cavs non sarà di certo un piacere.

 

Per Nba Passion,

Mario Tomaino

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