Bradley Beal, guardia dei Washington Wizards, eliminati qualche giorno fa in gara 7 dai Boston Celtics dopo aver eliminato al primo turno gli Atlanta Hawks, ha rilasciato alcune dichiarazioni molto interessanti riguardo i Cleveland Cavaliers.
La franchigia dell’Ohio si è piazzata al secondo posto ad Est, alle spalle dei Boston Celtics: la squadra di Stevens dopo una ottima regular season ha trovato molte difficoltà nelle prime due gare contro i Bulls al TD Garden e quindi ha perso malamente contro i Wizards alcune sfide che hanno messo a nudo tutte le fragilità di una squadra molto giovane e futuribile. Ovviamente c’è da guardare in casa Boston anche e soprattutto al lato positivo della situazione: finale di conference, primo posto in regular season ad Est e prima scelta assoluta al draft. Margini di miglioramenti tanti, tantissimi. Certo è che quel ragazzo con il numero 23, finché sarà in campo metterà un limite evidente alle velleità di giocarsi l’anello dei Celtics...
In ogni modo i Wizards di Beal, senza dilungarci troppo sulla questione di Boston, ha parlato della sfida persa in gara 7 contro i Celtics, ma anche dei Cleveland Cavaliers e di una possibile strategia dei campioni in carica per evitare al secondo turno la squadra della capitale.
Le dichiarazioni di Beal sui Cleveland Cavaliers:
“Cleveland non voleva incontrarci, non voleva trovarci sulla sua strada al secondo turno playoffs: l’ho sempre detto e pensato. Penso che sia il motivo per il quale non abbiano giocato contro di noi alle semifinali di conference. Non volevano in alcun modo incontrarci nel turno precedente.”

Wall e Beal Washington Wizards
Il cammino dei Cleveland Cavaliers e dei Wizards
I Cleveland Cavaliers stanno viaggiando su numeri straordinari in questi playoffs: 9 vittorie, 4 contro i Raptors, 4 prima ancora contro i Pacers, 1 ora contro i Boston Celtics. Ancora nessuna sconfitta per LeBron James che non conosce più il sapore della sconfitta quando le gare contano davvero. Stevens ne ha parlato in conferenza stampa come di un giocatore sempre migliorato e maturato anno dopo anno nella lega, che ha innalzato il suo livello progressivamente per raggiungere il massimo della forma e della mentalità in questi anni.
Dall’altro lato i Wizards di Wall e Beal dopo una ottima regular season si sono fermati ai Boston Celtics nel TD Garden. Grandi prove contro gli Hawks, confermate dai primi quarti anche nel secondo turno nelle prime quattro gare della serie. Ritmi incredibili, offensivamente inarrestabili ma nelle prime due gare il crollo quando la gara contava: uscire da Boston con 0 vittorie in due sfide è stato come gettar via mezza qualificazioni alle finali di conference. Nella capitale però il discorso non è cambiato nei primi quarti, ma nei finali: dominio assoluto in gara 3 e 4 e pareggio nella serie. Poi dopo una vittoria per parte in gara 5 e 6 la decisiva game 7 con un protagonista inaspettato, Olynyk. Le basi per far bene ci sono tutte, il prossimo anno la franchigia di Washington parte da basi solide, solidissime.













La faccia di chi sa di aver scritto la storia ed aver battuto un record che sembrava inarrivabile. Con la vittoria contro Memphis, i Warriors raggiungono quota 73 vittorie stagionali, superando il primato appartenuto ai Bulls di Jordan. A quella squadra apparteneva Steve Kerr, artefice di quest’altro successo. Però per Golden State la stagione non finì altrettanto bene.
uno dei migliori giocatori che abbiano calcato quel palcoscenico. L’immagine rappresenta il numero 24 gialloviola che saluta per un’ultima volta il pubblico che lo ha amato. Mamba out.
Draymond Green colpisce con un calcio nelle parti basse Steven Adams, mettendolo ko. Questo è solo uno dei quattro flagrant fouls che impediscono al numero 23 dei Warriors di disputare gara-5 delle Finali.
l’anno. La stoppata di LeBron James su Andre Iguodala è rimasta il simbolo del dominio del “Re” sia dal punto di vista fisico sia da quello tecnico e della vittoria dei Cavaliers.
LeBron James abbraccia il suo compagno Kevin Love e scoppia in lacrime sul parquet dell’Oracle Arena. È finalmente il titolo con la sua Cleveland, che desiderava fin da bambino e non era ancora mai arrivato.
(quasi) tutti gli appassionati. KD si schiera dalla parte dei vincenti e lascia da solo Russell Westbrook, che nel frattempo ha preso più saldamente le redini della squadra.
Dwyane Wade cambia aria. Flash approda a Chicago, dove i Bulls, insieme a Butler e all’altro neo-acquisto Rajon Rondo, hanno grandi ambizioni.
La squadra statunitense si mette in posa per quest’immagine dopo aver vinto il terzo oro olimpico consecutivo e il sesto su sette apparizioni dal 1992, l’anno del Dream Team. Sì scontato il trionfo (+30 in finale sulla Serbia), ma il meno scontato tra tutte le sei vittorie, anche a causa di un roster privato di molte stelle.
in una serata da brividi a Springfield. Julius Erving, Bill Russell, Alonzo Mourning e Isiah Thomas presentano i tre ex-giocatori che emozionano il pubblico con i loro
Nell’immagine Kevin Garnett con il pugno sul petto, uno dei suoi gesti tipici. Nel 2016, oltre a Kobe Bryant e Tim Duncan, si ritira anche KG, alla sua maniera, senza un farewell tour o una partita d’addio.
Craig Sager viene sconfitto dalla leucemia. È questa la terribile notizia che sconvolse il mondo dello sport il 15 dicembre. Una tra le icone sportive statunitensi abbandona la lotta iniziata nel 2014 e tutto il mondo si stringe a lui.
da tre punti di Kyrie Irving è diventato “The Shot”, un rifacimento di ciò che decise le Finals diciotto anni prima. Il tiro della guardia dei Cavs è ciò che decise la partita e portò nell’Ohio il titolo mai arrivato prima.