Gli altri giocatori dei Blazers lo sapevano che sarebbe tornato, mancava solo il Match Clou in cui farlo. In questo ottimo mese di gennaio dei Portland Trail Blazers (5 vittorie su 9 match, e, se escludiamo la batosta contro i Sixers, battuti solo da squadre di prima fascia come Clippers, Grizzlies e Warriors), vi era però la situazione McCollum a tenere banco. Dalla partita di Denver del 3 gennaio la shooting guard dell’Ohio, nonchè candidato numero uno per il Most Improve Player of The Year, aveva nettamente abbassato il rendimento: 33% dal campo, con un totale di 39 su 118 in 6 partite. Senza andarvi a raccontare anche delle (pessime) percentuali da 3, era evidente come CJ McCollum fosse in un momento no. Nessun giocatore in NBA aveva subito un tale calo di percentuali dalla situazione di Derrick Rose in avanti, e per trovarne uno precedente anche a D-Rose bisogna andare addirittura al 2007 (allora fu Vince Carter ai tempi dei Nets). Dopo sei partite che lo hanno accomunato a due grandissimi come Carter e Rose (anche se non come avrebbe voluto), nella vittoria di questa notte dei Blazers contro i Washington Wizards per 108 a 98, CJ è tornato. 9 su 16 (6 su 10 da 3), 25 punti e 2 bombe di fila che aiutano i Blazers a firmare un parziale di 20 a 0 nel terzo quarto che praticamente sancisce la vittoria. Un parziale del genere in casa Blazers non si vedeva dal 2012 (22 a 0 in casa Spurs), ma era tutta un’altra squadra. Il grande quarto però non lo hanno fatto solo i giocatori di Portland: nel secondo quarto i Wizards sono riusciti a segnarne addirittura 40, ma ciò non è bastato a farli arrivare a quota 100 punti. I Wizards di Wall sono la seconda squadra in questa stagione a segnare 40 punti in un quarto ma senza arrivare a 100: la prima sono stati i Raptors di Lowry e DeRozan, a Novembre contro i Thunder (103 a 98 per la squadra di Oklahoma)
CJ McCollum
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NBA Stats Corner: Rose ritorna fenomeno, vittoria ‘storica’ per gli Hornets sui Mavs! E KD…
Scritto da Luca Mazzella
Solo cinque match nell’ultima notte NBA, ma non sono mancati record battuti e statistiche degne di nota:
– Dopo 3 partite in singola cifra realizzativa, ecco il BOOM: Derrick Rose torna fenomeno e con 29 punti, 10 di fila nell’ultimo quarto, annienta così gli Oklahoma City Thunder e il duo Durant-Westbrook;
– Proprio Russell Westbrook si rende protagonista dell’ennesimo record di stagione: almeno 160 punti, 60 assist e 40 rimbalzi nelle prime 6 partite, prima di lui solo Oscar Robertson nella storia NBA!
– I Charlotte Hornets battono i Dallas Mavericks, e il record quale sarebbe? Beh, non accadeva dal 1998, anno in cui fu scelto Dirk Nowitzki;
– I Portland Trail Blazers vincono grazie al solito Damian Lillard a cui da inizio stagione si é affiancato, con ottimi risultati, CJ McCollum: con 50 punti di media il duo dei Blazers é secondo solo a quello dei Thunder;
– Dwyane Wade ha chiuso ad almeno 20 punti le prime 5 partite giocate: non accadeva dall’anno prima dei Big 3 con LBJ e Chris Bosh;
– KD é diventato il leader all time della franchigia dei Thunder/Supersonics per triple segnate: 974, and counting…
Per NBA Passion,
Luca Mazzella
Trail Blazers, un backcourt da 62 punti che raggiunge il duo Drexler-Strickland
Scritto da Marco Tarantino
I Portland Trail Blazers continuano in una ricostruzione che trova il suo centro nel backcourt, con un duo davvero terribile composto da Dame Lillard e CJ McCollum: la premiata ditta continua a stupire e a portare a casa vittorie a suon di punti.
Per Dame sono arrivati 35 punti, per McCollum 27, nella vittoria contro i Jazz nella notte NBA: toccata quota 62 punti e Portland è sul 3-2 in questo avvio di stagione.
Il duo inoltre ha raggiunto un record importante: è la prima volta da 20 anni a questa parte che il backcourt titolare dei Trail Blazers non esplodeva con performance da almeno 25 punti per giocatore, l’ultima volta era la premiata ditta Strickland (con 32) e Clyde Drexler (30) ad aver compiuto l’impresa contro i SuperSonics nel gennaio 1995.
Record: 31 – 51
Exploration, adjusting and teaching.
Nulla in questo momento è più vicino di queste tre parole al concetto di key-word per i Portland Trail Blazers. Passare dalla migliore offseason degli ultimi 14 anni, con la prima qualificazione al secondo turno dal 2000, a quella peggiore della storia recente, con una perdita di talento così perentoria, sarebbe stato un gancio da KO per qualsiasi squadra della lega, figuriamoci per l’unica franchigia NBA dello stato più sentimentale e nostalgico d’America.
E invece, seppur barcollando – e per una volta a Portland non c’entra la birra – sotto i colpi di una sorte avversa, la Rip City è rimasta in piedi, appoggiandosi sulle spalle di Lillard, fresco di rinnovo contrattuale faraonico e tirando su dalle macerie del post Aldridge un gruppo giovane e talentuoso, con abbondanti margini di miglioramento. Si dice che la fortuna aiuti gli audaci, eppure nel mondo della pallacanestro non è mai stata particolarmente clemente nemmeno con il popolo di pionieri per eccellenza: senza voler scomodare Bill Walton e Sam Bowie, LMA avrebbe potuto lasciare i Blazers con uno o più anelli al dito se, per una congiunzione astrale più propizia, le carriere di Brandon Roy e Greg Oden non fossero state devastate da guai fisici a raffica e anche la scorsa stagione è stata segnata da una serie di gravi infortuni che non ha risparmiato nessuno se non Dame.
Ed è per questo che, in mancanza di miracoli, coach Stotts è chiamato a sovvertire un destino per l’ennesima volta maldisposto, ripartendo dal suo playmaker e da quelle tre parole: Exploration, adjusting and teaching.
MOVIMENTI DI MERCATO:
Se quella scorsa è stata la peggior estate per Portland da alcuni anni a questa parte, non è stato di certo per un eliminazione al primo turno dei PO contro un’ottima – ma non imbattibile – squadra, come i Memphis Grizzlies. La vera catastrofe sportiva è avvenuta qualche settimana dopo, con l’abbandono di quattro titolari e mezzo su cinque: Matthews, Lopez, Afflalo e soprattutto Aldridge via Free Agency e Batum via trade.
Trade dalla quale sono arrivati Gerald Henderson e Noah Vonleh, il cui apporto sarà fondamentale per colmare il vuoto lasciato dai partenti. Il primo, pur non essendo un ottimo tiratore, è una SG con tanti punti nelle mani e la sua esperienza potrebbe essere determinante nella crescita delle altre giovani guardie, Lillard e McCollum su tutti. Per quanto riguarda il sophomore da Indiana, invece, un fisico come il suo è di quelli che non passano inosservati nemmeno in NBA e non è di certo una stagione da rookie negativa a definirlo come un cattivo giocatore o meno. Durante l’estate l’ormai ex Hornet ha tenuto fede alla sua fama di gym-rat, ostentando notevoli miglioramenti nel tiro da tre durante la Summer League e in difesa e a rimbalzo nelle prime partite di preseason. Coach Stotts gli garantirà tanti minuti, starà a lui sfruttarli al meglio.
Via trade è arrivato anche Mason Plumlee, per il quale i Trail Blazers hanno sacrificato Steve Blake e la 23a scelta al Draft Rondae Hollis-Jefferson, probabilmente il miglior difensore di questa classe. Al fratello minore di Miles spetterà il compito di non far rimpiangere Robin Lopez – giocatore non in grado di far rizzare i capelli ai tifosi così come i suoi, ma comunque fondamentale nello scacchiere tattico di coach Stotts – in una curiosa girandola di fratelli d’arte.
Dal mercato dei free agent il front office ha messo sotto contratto Al-Farouq Aminu ed Ed Davis, in uscita rispettivamente da Mavericks e Lakers. I due sono reduci da due buone stagioni e il loro apporto, specialmente in fase difensiva, potrebbe essere decisivo sin dalle prime battute.
Più sotto traccia – vuoi per l’attenzione mediatica catalizzata dal caso Aldridge, vuoi per la povertà di asset inseriti nella trade – è avvenuto il trasferimento di Moe Harkless dagli Orlando Magic. La 15a scelta al Draft del 2012 non ha ancora trovato la propria dimensione nella lega, ma il suo talento realizzativo non è in discussione e una sua definitiva esplosione non sarebbe più di tanto sorprendente.
QUINTETTO BASE:
Qui si vedrà davvero la mano di Coach Stotts. Se lo spot di PG titolare è ovviamente ad uso e consumo di Lillard e quello di centro saldamente nelle mani di Plumlee, i titolari nei tre ruoli centrali sono ancora da definire del tutto, con McCollum, Aminu e Leonard comunque favoriti. Alle spalle scalpitano Henderson (ancora alle prese con un infortunio all’anca), Crabbe, Harkless e Vonleh, pronti a subentrare in lineup in qualsiasi momento della stagione.
L’impressione è che il coaching staff non abbia ancora trovato la giusta quadratura del cerchio e le prime uscite stagionali – contro Kings e Warriors – hanno evidenziato i problemi di un primo quintetto tanto devastante in attacco quanto vulnerabile in difesa, con problemi sostanziali nella difesa dei lunghi sul pick and roll e difficoltà strutturali nel contenere le guardie avversarie sul perimetro. Allo stesso modo la second unit ha messo in mostra problemi di natura completamente opposta, con Vonleh e Davis a farla da padrone sotto i tabelloni, ma con una grande fatica nel costruire dal palleggio senza Lillard e McCollum in campo.
Pertanto in questa situazione di equilibrio instabile, il quintetto dei Blazers si presterà a più di qualche trasformazione nel corso dell’anno, con quel processo di exploration e adjusting che mai troverà fine se non al termine della stagione.
ASPETTATIVE PROSSIMA STAGIONE:
Non giriamoci attorno: le aspettative per questa stagione sono inevitabilmente basse e alzare l’asticella non farebbe altro che porre maggiori pressioni su un roster talentuoso ma inesperto. Al momento nemmeno questo gruppo conosce realmente il suo potenziale, ma un posto ai Playoff è pura utopia al momento, in particolare in una Conference super proibitiva come quella occidentale.
La preseason ha mandato segnali più che positivi, poiché non tutte le squadre della lega sono in grado di segnare 77 punti in un tempo contro i Golden State Warriors (più concretamente non c’è riuscito nessuno lo scorso anno), poiché andare in vantaggio di 21 punti contro i Sacramento Kings non è cosa di poco conto e poiché tenere testa agli stessi Kings senza il proprio giocatore migliore è sintomo di un team collaudato e affiatato. Ma basterà tutto questo a raggiungere l’ottavo posto?
GIOCATORE CHIAVE:
Se fino allo scorso anno i Blazers erano la squadra di Aldridge e Lillard, con l’addio di LMA il giocatore chiave per la prossima stagione non può che essere il playmaker da Weber State, rivestito di ancor maggior importanza dopo il rinnovo firmato in estate fino al 2021. La PG di Oakland è in una situazione molto particolare, nella quale Portland ha bisogno del miglior Lillard, ma non è detto che una sua ottima stagione coinciderà con soddisfazioni anche per l’intera squadra. In mancanza di questa corrispondenza biunivoca, D-Lill indosserà le vesti di leader sul campo e mentore all’interno dello spogliatoio, con il compito di insegnare e fare da chiocciola a tutti i giovani del gruppo.
POSSIBILE SORPRESA:
È comunque altamente improbabile che Lillard possa tenere da solo in piedi la squadra e vista la mole di giovani presenti in roster, l’esplosione di uno/due di questi appare inevitabile al momento. McCollum e Leonard sono quelli che avranno più fiducia e spazio da Stotts e hanno il talento in fase offensiva per chiarire a tutti le idee sul loro potenziale. Dalla loro crescita passerà molto della stagione dei Blazers: una loro eventuale consacrazione renderebbe Portland un pericolosissimo mostro a tre teste e chissà, il periodo buio potrebbe anche non avere mai inizio. Del resto si tratta pur sempre di pionieri.
Per NBA Passion,
Antonio Greco
Non sempre il binomio tra buon giocatore e buona squadra funziona: Aaron Afflalo ne è la dimostrazione effettiva.
Il matrimonio tra i Portland Trail Blazers e l’ex Nuggets non è decollato fin dall’inizio, nonostante Afflalo sia un più che un buon giocatore, ha fatto piuttosto fatica nel trovarsi a proprio agio nel sistema di gioco in quel di Portland, inserendosi a fatica.
Tra l’altro l’infortunio alla spalla subito dallo stesso alla fine della regular season, impedendogli dunque di dar man forte alla squadra in vista dei Playoffs, ha fatto propendere il GM della franchigia Neil Oshey a non rinnovare il playmaker.
Prossimo ai 30 anni, la cifra dell’ipotetico rinnovo si aggira attorno ai 7.75 milioni di dollari annui, somma che con ogni probabilità la franchigia dell’Oregon non sarà disposta a sborsare nel caso in cui Wesley Matthews continuerà la sua permenza in squadra dopo la free-agency, come riporta Sean Meagher del “The Oregonian”.
Inoltre l’incremento prestazionale del giovane C.J. McCollum allontanerebbe ulteriormente Afflalo dai Blazers.
Quest’ultimo rappresenta sicuramente un più che buon innesto dalla panchina, capace di fornire esperienza, buona visione di gioco e capacità di tiro notevole.
Toccherà dunque alla dirigenza Blazers esaminare al meglio la situazione, valutandola attentamente.
Per NBAPassion,
Teto Ceneri
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