Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsNBA Prediction 2015-2016: Portland Trail Blazers

NBA Prediction 2015-2016: Portland Trail Blazers

di Antonio Greco

Record: 31 – 51

Exploration, adjusting and teaching.

Nulla in questo momento è più vicino di queste tre parole al concetto di key-word per i Portland Trail Blazers. Passare dalla migliore offseason degli ultimi 14 anni, con la prima qualificazione al secondo turno dal 2000, a quella peggiore della storia recente, con una perdita di talento così perentoria, sarebbe stato un gancio da KO per qualsiasi squadra della lega, figuriamoci per l’unica franchigia NBA dello stato più sentimentale e nostalgico d’America.

E invece, seppur barcollando – e per una volta a Portland non c’entra la birra – sotto i colpi di una sorte avversa, la Rip City è rimasta in piedi, appoggiandosi sulle spalle di Lillard, fresco di rinnovo contrattuale faraonico e tirando su dalle macerie del post Aldridge un gruppo giovane e talentuoso, con abbondanti margini di miglioramento. Si dice che la fortuna aiuti gli audaci, eppure nel mondo della pallacanestro non è mai stata particolarmente clemente nemmeno con il popolo di pionieri per eccellenza: senza voler scomodare Bill Walton e Sam Bowie, LMA avrebbe potuto lasciare i Blazers con uno o più anelli al dito se, per una congiunzione astrale più propizia, le carriere di Brandon Roy e Greg Oden non fossero state devastate da guai fisici a raffica e anche la scorsa stagione è stata segnata da una serie di gravi infortuni che non ha risparmiato nessuno se non Dame.

Ed è per questo che, in mancanza di miracoli, coach Stotts è chiamato a sovvertire un destino per l’ennesima volta maldisposto, ripartendo dal suo playmaker e da quelle tre parole: Exploration, adjusting and teaching.

MOVIMENTI DI MERCATO:

Se quella scorsa è stata la peggior estate per Portland da alcuni anni a questa parte, non è stato di certo per un eliminazione al primo turno dei PO contro un’ottima – ma non imbattibile – squadra, come i Memphis Grizzlies. La vera catastrofe sportiva è avvenuta qualche settimana dopo, con l’abbandono di quattro titolari e mezzo su cinque: Matthews, Lopez, Afflalo e soprattutto Aldridge via Free Agency e Batum via trade.

Trade dalla quale sono arrivati Gerald Henderson e Noah Vonleh, il cui apporto sarà fondamentale per colmare il vuoto lasciato dai partenti. Il primo, pur non essendo un ottimo tiratore, è una SG con tanti punti nelle mani e la sua esperienza potrebbe essere determinante nella crescita delle altre giovani guardie, Lillard e McCollum su tutti. Per quanto riguarda il sophomore da Indiana, invece, un fisico come il suo è di quelli che non passano inosservati nemmeno in NBA e non è di certo una stagione da rookie negativa a definirlo come un cattivo giocatore o meno. Durante l’estate l’ormai ex Hornet ha tenuto fede alla sua fama di gym-rat, ostentando notevoli miglioramenti nel tiro da tre durante la Summer League e in difesa e a rimbalzo nelle prime partite di preseason. Coach Stotts gli garantirà tanti minuti, starà a lui sfruttarli al meglio.

Via trade è arrivato anche Mason Plumlee, per il quale i Trail Blazers hanno sacrificato Steve Blake e la 23a scelta al Draft Rondae Hollis-Jefferson, probabilmente il miglior difensore di questa classe. Al fratello minore di Miles spetterà il compito di non far rimpiangere Robin Lopez – giocatore non in grado di far rizzare i capelli ai tifosi così come i suoi, ma comunque fondamentale nello scacchiere tattico di coach Stotts – in una curiosa girandola di fratelli d’arte.

Dal mercato dei free agent il front office ha messo sotto contratto Al-Farouq Aminu ed Ed Davis, in uscita rispettivamente da Mavericks e Lakers. I due sono reduci da due buone stagioni e il loro apporto, specialmente in fase difensiva, potrebbe essere decisivo sin dalle prime battute.

Più sotto traccia – vuoi per l’attenzione mediatica catalizzata dal caso Aldridge, vuoi per la povertà di asset inseriti nella trade – è avvenuto il trasferimento di Moe Harkless dagli Orlando Magic. La 15a scelta al Draft del 2012 non ha ancora trovato la propria dimensione nella lega, ma il suo talento realizzativo non è in discussione e una sua definitiva esplosione non sarebbe più di tanto sorprendente.

Noah Vonleh

Noah Vonleh alla prese con un tiro libero con la maglia degli Hoosiers.

QUINTETTO BASE:

Qui si vedrà davvero la mano di Coach Stotts. Se lo spot di PG titolare è ovviamente ad uso e consumo di Lillard e quello di centro saldamente nelle mani di Plumlee, i titolari nei tre ruoli centrali sono ancora da definire del tutto, con McCollum, Aminu e Leonard comunque favoriti. Alle spalle scalpitano Henderson (ancora alle prese con un infortunio all’anca), Crabbe, Harkless e Vonleh, pronti a subentrare in lineup in qualsiasi momento della stagione.

L’impressione è che il coaching staff non abbia ancora trovato la giusta quadratura del cerchio e le prime uscite stagionali – contro Kings e Warriors – hanno evidenziato i problemi di un primo quintetto tanto devastante in attacco quanto vulnerabile in difesa, con problemi sostanziali nella difesa dei lunghi sul pick and roll e difficoltà strutturali nel contenere le guardie avversarie sul perimetro. Allo stesso modo la second unit ha messo in mostra problemi di natura completamente opposta, con Vonleh e Davis a farla da padrone sotto i tabelloni, ma con una grande fatica nel costruire dal palleggio senza Lillard e McCollum in campo.

Pertanto in questa situazione di equilibrio instabile, il quintetto dei Blazers si presterà a più di qualche trasformazione nel corso dell’anno, con quel processo di exploration e adjusting che mai troverà fine se non al termine della stagione.

ASPETTATIVE PROSSIMA STAGIONE:

Non giriamoci attorno: le aspettative per questa stagione sono inevitabilmente basse e alzare l’asticella non farebbe altro che porre maggiori pressioni su un roster talentuoso ma inesperto. Al momento nemmeno questo gruppo conosce realmente il suo potenziale, ma un posto ai Playoff è pura utopia al momento, in particolare in una Conference super proibitiva come quella occidentale.

La preseason ha mandato segnali più che positivi, poiché non tutte le squadre della lega sono in grado di segnare 77 punti in un tempo contro i Golden State Warriors (più concretamente non c’è riuscito nessuno lo scorso anno), poiché andare in vantaggio di 21 punti contro i Sacramento Kings non è cosa di poco conto e poiché tenere testa agli stessi Kings senza il proprio giocatore migliore è sintomo di un team collaudato e affiatato. Ma basterà tutto questo a raggiungere l’ottavo posto?

GIOCATORE CHIAVE:

Se fino allo scorso anno i Blazers erano la squadra di Aldridge e Lillard, con l’addio di LMA il giocatore chiave per la prossima stagione non può che essere il playmaker da Weber State, rivestito di ancor maggior importanza dopo il rinnovo firmato in estate fino al 2021. La PG di Oakland è in una situazione molto particolare, nella quale Portland ha bisogno del miglior Lillard, ma non è detto che una sua ottima stagione coinciderà con soddisfazioni anche per l’intera squadra. In mancanza di questa corrispondenza biunivoca, D-Lill indosserà le vesti di leader sul campo e mentore all’interno dello spogliatoio, con il compito di insegnare e fare da chiocciola a tutti i giovani del gruppo.

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POSSIBILE SORPRESA:

È comunque altamente improbabile che Lillard possa tenere da solo in piedi la squadra e vista la mole di giovani presenti in roster, l’esplosione di uno/due di questi appare inevitabile al momento. McCollum e Leonard sono quelli che avranno più fiducia e spazio da Stotts e hanno il talento in fase offensiva per chiarire a tutti le idee sul loro potenziale. Dalla loro crescita passerà molto della stagione dei Blazers: una loro eventuale consacrazione renderebbe Portland un pericolosissimo mostro a tre teste e chissà, il periodo buio potrebbe anche non avere mai inizio. Del resto si tratta pur sempre di pionieri.

Per NBA Passion,

Antonio Greco

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