Il 12 giugno a Portland, Oregon, è il “Trail Blazers day”, il sindaco: “Ridato vita alla città”

portland trail blazers

Portland, Oregon, il 12 giugno diventa ufficialmente il “Portland Trail Blazers Day“.

Su iniziativa del sindaco della città – il Democratico Ted Wheeler – il consiglio comunale di Portland ha istituito la ricorrenza, come riconoscimento per gli amati Blazers, reduci da una stagione di successo e coronata dalla prima finale di conference della squadra dal lontano 2000.

Alla presenza di coach Terry Stotts, fresco di rinnovo con i Blazers, e del presidente della squadra Neil Olshey, il sindaco Wheeler ha voluto ringraziare pubblicamente Damian Lillard e compagni:

Voglio ringraziarli per aver ridato linfa ed energia alla città” Così il sindaco “Lo dico davvero col cuore, i Blazers hanno dato tutto quello che avevano in campo fino all’ultimo secondo, e la città lo ha capito, i ragazzi sono stati una fonte d’ispirazione“.

In questa giornata onoriamo i Portland Trail Blazers (…) mi congratulo con i giocatori e lo staff per una stagione incredibile. Siamo davvero orgogliosi di avere una squadra come questa, e questa giornata servirà da riconoscimento non solo per i successi ottenuti sul campo, ma per i grandi sforzi profusi con e nella comunità anno dopo anno

Portland Trail Blazers, una stagione da ricordare

I Trail Blazers sono l’unica squadra professionistica dei maggiori 4 sport USA con sede a Portland. I Portland Timbers (Major League Soccer) e le Portland Thornes (National Womes’s Soccer League) le altre due squadre. Blazers (1977) e Timbers (2015) le uniche squadre ad aver vinto un titolo nei rispettivi campionati.

Guidati in campo da Damian Lillard, C.J. McCollum e Jusuf Nurkic, i Trail Blazers hanno chiuso la regular season 208\19 al terzo posto nella Western Conference (53-29), sopravvivendo nel finale di stagione al terribile infortunio del giovane e promettente lungo bosniaco, e reagendo alla scomparsa ad inizio anno dello storico proprietario Paul Allen. I Blazers hanno dunque superato brillantemente gli Oklahoma City Thunder al primo turno di playoffs, riuscendo poi nell’impresa di vincere una difficile gara 7 in trasferta contro i Denver Nuggets nel turno successivo, prima del “cappotto” subito in finale di conference dai campioni in carica Golden State Warriors.

La scomparsa di Allen ha gettato nei mesi scorsi qualche ombra sul futuro della squadra. La franchigia rimane di proprietà del gruppo del co-fondatore di Microsoft, e della sorella di Allen Jody.

Dopo una stagione positiva, sono arrivati i rinnovi contrattuali per coach Stotts e per il presidente Neil Olshey, ed in estate i Blazers provvederanno a blindare con un contratto al massimo salariale la star Damian Lillard, alla sua terza nomina in uno dei primi due quintetti All-NBA in carriera.

Team USA, anche Lillard, Aldridge e Tatum tra i convocabili per i mondiali

lillard team usa

Team USA, Damian Lillard, C.J. McCollum, Kevin Love, LaMarcus Aldridge e Jayson Tatum nella rosa dei giocatori convocabili per il Mondale FIBA di Cina 2019, che prenderà il via il prossimo 31 agosto.

Sono 17 i giocatori attualmente in rosa, tra cui saranno selezionati i 12 che difenderanno il titolo mondiale vinto nel 2014 in Spagna. Come riportato da Marc Stein del NY Times, la USAB ha formalmente invitato l’ex star di Duke e futura probabile prima scelta assoluta al draft NBA 2019 Zion Williamson al training camp di Team USA.

Williamson sarà inserito nel roster della squadra che farà da “sparring partner” della nazionale, e potrebbe essere selezionato tra i 12 che voleranno in Cina.

Nei giorni scorsi, James Harden, Anthony Davis e Kemba Walker avevano già confermato la propria disponibilità. La partecipazione al training camp di Walker è già assicurata, mentre per harden e Davis bisognerà attendere.

Il training camp di preparazione di Team USA all’avventura mondiale inizierà a Las Vegas il prossimo 5 agosto.

Portland Trail Blazers, estensione contrattuale per il presidente Neil Olshey

Secondo quanto riportato da Adrian Wojnarowski di ESPN, i Portland Trail Blazers avrebbero trovato l’accordo per l’estensione contrattuale fino al 2024 di Neil Olshey, President of Basketball Operations della franchigia dell’Oregon.

I Blazers ottengono ormai da anni piazzamenti di assoluto livello nella Western Conference, e hanno raggiunto l’apice nella stagione attualmente, in cui sono riusciti ad approdare alle finali ad Ovest, dove sono stati sconfitti per mano dei Golden State Warriors.

I grandi risultati ottenuti hanno spinto la proprietà di Portland a confermare il team attuale, sia dentro che fuori dal campo. Al rinnovo di Neil Olshey va infatti aggiunto quello di coach Stotts e soprattutto di Damian Lillard, star assoluta della franchigia.

Lillard sarà eleggibile in estate per un estensione contrattuale supermax, dopo essere stato nominato per il secondo quintetto All-NBA. Va ricordato che sia lui che CJ McCollum erano stati scelti al draft proprio sotto la gestione di Olshey,

Quintetti NBA, Damian Lillard e Kemba Walker all’incasso, Bradley Beal no

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Con la nomina in uno dei tre quintetti All-NBA, diffusi ufficialmente nella giornata di giovedì, giocatori come Kemba Walker degli Charlotte Hornets, Damian Lillard dei Portland Trail Blazers ed il candidato MVP Giannis Antetokounmpo hanno acquisito il diritto alla estensione contrattuale da giocatore “designato”, il famoso “supermax contract” con la squadra d’appartenenza.

La nomina in un o dei primi tre quintetti, assieme alle convocazioni per l’All Star Game ed i premi personali, è uno dei criteri di eleggibilità per l’estensione contrattuale. In base alle vigenti regole salariali NBA, un giocatore che soddisfi tali requisiti ha diritto ad uno stipendio massimo che occupi il 25-30% del monte salari totale della squadra.

all’indomani dell’eliminazione per 4-0 dei Trail Blazers nella finale della Western Conference, Damian Lillard ed il general manager Neil Olshey hanno di fatto annunciato la prossima firma di Lillard di un’estensione pari a 191 milioni di dollari in 4 anni.


Dame Lillard potrà firmare tale estensione già quest’estate oppure attendere la off-season 2020, ad un anno esatto dalla scadenza dell’attuale contratto.

Kemba Walker, star degli Charlotte Hornets, diventerà free agent a partire dal prossimo 1 luglio. Con la nomina nel terzo quintetto All-NBA – la prima in carriera per Walker – il prodotto di UConn potrà firmare con la squadra di Michael Jordan un’estensione pari a 221 milioni di dollari in 5 anni.

Gli Hornets sono però titolari di uno dei monti salari peggio assortiti dell’intera lega, ed hanno mancato per il terzo anno di fila la qualificazione ai playoffs della Eastern Conference. E’ dunque possibile che il 29enne Kemba Walker possa rinunciare ad una sostanziosa quota per lasciare Charlotte, in cerca di una squadra più competitiva.

Con la nomina nel primo quintetto NBA, Giannis Antetokounmpo potrebbe diventare nei prossimi anni il giocatore più pagato nella storia della lega: in caso di rinnovo con i Milwaukee Bucks, Antetokounmpo arriverà a guadagnare 247.3 milioni di dollari complessivi in 5 anni.


Criteri di eleggibilità non soddisfatti invece da alcuni esclusi eccellenti. Klay Thompson, uno dei prossimi grandi free agent, potrebbe lasciare sul tavolo circa 30 milioni di dollari in caso di rinnovo con i suoi Golden State Warriors.

Bradley Beal degli Washington Wizards, il cui attuale contratto scadrà nel 2021, avrebbe potuto accedere ad una estensione simile a quella che spetterà a Damian Lillard. In caso di futuro rinnovo, Beal sarebbe diventato il secondo giocatore degli Wizards a ricevere la “supermax extension”, due anni dopo quella di John Wall, che scatterà a partire dalla prossima stagione.

Ad oggi, sono solo 4 i giocatori NBA attualmente sotto contratto con la “designated designated veteran contract extension“: Stephen Curry (warriors), Russell Westbrook (Thunder), James Harden (Rockets) ed il sopracitato John Wall.

Altri giocatori in passato eleggibili hanno di fatto rinunciato a tale diritto cambiando squadra: Paul George avrebbe potuto accedervi se fosse rimasto con gli Indiana Pacers, così come Jimmy Butler (Chicago Bulls) e LeBron James (Cleveland Cavaliers).

Damian Lillard, estensione contrattuale da $191 milioni con i Blazers

Damian Lillard ed i Portland Trail Blazers sembrano vicini a raggiungere l’accordo per un’estensione contrattuale da $191 milioni in quattro anni, secondo quanto riportato da Chris Haynes.

La point guard sarà eleggibile per il contratto supermax a partire dalla prossima estate, nel caso in cui venga selezionato per uno dei tre quintetti All-NBA.

Lillard ha espresso più volte la propria volontà di rimanere nell’Oregon per gran parte della propria carriera. Un eventuale prolungamento, che entrerebbe in vigore nella stagione 2020-2021, gli permetterebbe di essere legato ai Blazers fino al 2025, quando avrebbe 35 anni.

Al termine del match della scorsa notte contro i Golden State Warriors, che ha sancito l’eliminazione dei Blazers dai playoffs, Lillard aveva detto “Ci concentreremo sul contratto in seguito”.

Il quattro volte all star è reduce da una stagione trionfale, in cui ha realizzato 25.8 punti, 6.9 assist e 4.6 rimbalzi a partita, in cui ha anche raggiunto probabilmente l’apice grazie alla tripla messa a segno contro gli Oklahoma City Thunder.

Damian Lillard conferma: “Si, ho due costole incrinate ma niente scuse”

lillard costole incrinate

Damian Lillard conferma l’infortunio subito in gara 2 delle finali della Western Conference, ma non giustifica la scarsa prestazione della terza partita con le sue condizioni fisiche.

La star dei Portland Trail Blazers ha raccontato di aver giocato gara 3 (40 minuti di gioco per 19 punti, 6 rimbalzi, 6 assist e 5 palle perse) indossando un busto protettivo per proteggere il costato, sulla parte sinistra.

Damian Lillard: “Si, ho due costole incrinate”

Uno scontro con Kevon Looney dei Golden State Warriors nel secondo quarto di gara 2 è risultato per Lillard in due costole incrinate: “E’ così, è successo in gara 2, ho comunque finito la partita. l’infortunio ha avuto effetto sul mio gioco? No, c’è e si sente ma non mi crea problemi particolari“.

Un problema ulteriore per i Portland Trail Blazers, già in svantaggio per 3-0 nella serie contro i Golden State Warriors. Gli uomini di Terry Stott tenteranno in gara 4 (in programma nella notte tra lunedì 20 e martedì 21 maggio) di evitare un pesante “sweep” in casa, al Moda Center di Portland.

Una serie fin qui difficile per la star dei Blazers, limitata in campo dalla grande difesa di bi-campioni NBA in carica e dalle cattive percentuali di tiro, dopo i primi due turni di playoffs condotti ad oltre 25 unti di media a partita. Nelle prime tre gare, Lillard ha viaggiato a 20.3 punti, 7.3 assist e 5 rimbalzi di media a partita, con un modesto 32.9% al tiro ed il 38% al tiro da tre punti, e ben 4.7 palle perse a partita.

Damian Lillard gioca con una costola incrinata, Blazers KO in gara 3 contro gli Wariors

damian lillard infortunio

Portland Trail Blazers, Damian Lillard ha affrontato parte di gara 3 e l’intera gara 4 con un infortunio alle costole, una lussazione che la star di Portland si sarebbe procurata nel terzo quarto della seconda partita della serie contro i Golden State Warriors.

Kevon Looney, lungo degli Warriors, è franato su Lillard nel tentativo di recuperare una palla vagante a metà campo. Subito dopo la giocata, il giocatore dei Blazers si è lentamente rialzato da terra, tenendosi il costato dolorante.

Nonostante l’infortunio, Lillard ha portato a termine la partita, rimanendo in campo per ben 43 minuti nella sconfitta per 114-111 dei suoi alla Orale Arena. In gara 3 a Portland, Damian Lillard è sceso regolarmente in campo indossando un busto protettivo, giocando 40 minuti e chiudendo la sua partita con 19 punti e 6 assist (5 su 18 al tiro) in 40 minuti di gioco nella vittoria in trasferta di Golden State (110-99) per il 3-0 nella serie di finale della Western Conference.

Una serie difficile per la star dei Blazers, limitata in campo dalla grande difesa di bi-campioni NBA in carica e dalle cattive percentuali di tiro, dopo i primi due turni di playoffs condotti ad oltre 25 unti di media a partita. Nelle prime tre gare, Lillard ha viaggiato a 20.3 punti, 7.3 assist e 5 rimbalzi di media a partita, con un modesto 32.9% al tiro ed il 38% al tiro da tre punti, e ben 4.7 palle perse a partita.

Il “last two minutes report” NBA conferma: niente fallo di Iguodala su Lillard

andre iguodala

Il “Last two minutes report” ufficiale diramato dalla NBA dà ragione agli arbitri sul mancato fischio su Andre Iguodala su Damian Lillard nei secondi finali di gara 2 delle finali della Western Conference tra Golden State Warriors e Portland Trail Blazers.

“Marginale” il contatto tra Iguodala e Lillard, come citato nel rapporto. Recupero pieno e pulito per il giocatore degli Warriors, che sull’ultimo possesso Blazers era riuscito a strappare a dalle mani di Lillard il pallone del potenziale pareggio per gli uomini di coach Terry Stotts.

Nel post gara, la star dei Blazers aveva così descritto l’azione: “So che per gli arbitri non è facile prendere certi fischi in certi momenti della partita. Ho tentato di guadagnarmi un po’ di spazio all’inizio e (Iguodala, ndr) mi ha tenuto il braccio ed ho perso per un attimo il controllo della palla, l’ho riguadagnato e quando mi sono alzato per il tiro mi ha messo le mani sul pallone“.

C’è stato un bel po’ di contatto, per quello che posso dire. Arrivati a quel punto della partita è difficile che un arbitro fischi però un contatto del genere, per cui… ottima difesa, direi

La serie tra Warriors e Blazers tornerà dunque a partire da domenica 19 maggio in Oregon, al Moda center di Portland sul 2-0 per i bi-campioni NBA in carica.

Warriors che dovranno rinunciare a Kevin Durant per il resto della serie: il polpaccio dell’ex giocatore degli Oklahoma City Thunder migliora, ma Durant non ha ancora ripreso gli allenamenti di squadra e potrebbe tornare disponibile solo per una eventuale finale NBA.

Warriors-Blazers, Golden State è sempre un passo avanti

warriors blazers

La serie di finale della Western Conference tra Golden State Warriors e Portland Trail Blazers si sposta in Oregon sul 2-0 per i bi-campioni NBA in carica, dopo due partite equilibrate (parzialmente “bugiardo” il 116-94 di gara 1, dopo tre quarti di partita combattuti) ma con la sensazione che i Blazers abbiano giocato – ed a vuoto – in gara 2 il loro gettone per allungare la serie e costringere gli Warriors ad una maratona.

Golden State Warriors come noto senza Kevin Durant (KD ritornerà solo per l’eventuale finale), ma con il peso dell’esperienza contro un avversario completamente disavvezzo a questi livelli (i soli Evan Turner e Rodney Hood hanno esperienza di finali di conference a Portland).

In gara 1, uno dei fattori è la fatica e la difficoltà di ambientamento dei Trail Blazers dopo la partitissima di Denver di appena 48 ore prima. Gli uomini di coach Terry Stotts arrivano direttamente dal Colorado per scendere in campo contro gli Warriors, il cui piano difensivo è chiaro sin dal primo possesso: rendere la vita impossibile a Damian Lillard e C.J. McCollum.

WARRIORS-BLAZERS, GARA 1: LE PALLE PERSE DI PORTLAND, LA DIFESA SU CURRY ED UN DAME… RIFLESSIVO

In gara 1, Steve Kerr manda subito sulle piste di McCollum il suo difensore perimetrale migliore, Klay Thompson. Andrew Bogut in quintetto base si occupa di Enes Kanter, a Steph Curry è affidata la marcatura di Damian Lillard.

Come già pianificato da Mike Malone nella serie precedente, coach Kerr cerca di negare angoli ottimali sui pick and roll centrali a Lillard, ma al contrario dei Nuggets, gli Warriors dispongono di lunghi più mobili (un ubiquo Draymond Green e Kevon Looney) che costringono la star dei Blazers a liberarsi del pallone ben al di là della riga dei tre punti.

Klay Thompson permette inoltre a Kerr il lusso di occuparsi in marcatura singola di C.J. McCollum. Thompson, più alto, grosso e veloce di piedi rispetto ai vari Gary Harris, Jamal Murray e Torrey Craig, riesce a rimanere con costanza tra il prodotto di Lehigh ed il canestro (17 punti, 7 su 19 al tiro e un solo assist per McCollum in 38 minuti di gioco).

La pressione difensiva sulle due guardie dei Blazers costringe Moe Harkless, Al-Farouq Aminu ed Enes Kanter a decisioni rapide, ed il primo quarto di Portland si chiude con 6 palle perse (saranno 21 in totale a fine gara), ma un primo tempo pigro in attacco degli Warriors aiuta i Blazers a rimanere in partita.

Klay Thompson stoppa C.J. McCollum, Andre Iguodala lancia Steph Curry. 2 le stoppate di Thompson in partita sulla star dei Blazers

Nel terzo quarto i Golden State Warriors decidono di lucrare sulla scarsa vena al tiro (36.1% dal campo e 7 su 28 da tre punti a fine serata) e le troppe palle perse dei Blazers, ed estendono ancora di più la difesa sul pick and roll di Lillard.

Dall’altra parte, complice una scelta difensiva rischiosa di coach Terry Stotts, bastano pochi possessi a Steph Curry per allargare il divario tra le due squadre.

Il due volte MVP trova da metà terzo quarto 9 punti consecutivi, che danno il massimo vantaggio (67-50, e poi ancora 73-60) agli Warriors, su due tiri da tre punti non contestati. Stotts “àncora” il lungo coinvolto nei pick and roll centrali di Curry dentro l’area, lasciando al solo marcatore di Steph il compito di inseguirlo dopo il blocco, sia in situazione di metà campo:

 

che in transizione difensiva, pochi possessi più tardi per rintuzzare con facilità il tentativo di rimonta Blazers:

Portland concede metri di spazio a Curry, in un quintetto con tre non-tiratori come McKinnie, Looney e Green!

Portland, forgiata da due turni di playoffs combattuti, ha però il pregio di non cedere alla consueta mareggiata del terzo quarto, marchio di fabbrica dei Golden State Warriors, abbassando e contendendo oltremodo il ritmo della partita (77-71 a fine terzo periodo).

Damian Lillard non si scompone ed affronta i raddoppi della difesa con lucidità nonostante le 7 palle perse finali, ma fatica a liberarsi per il tiro: “Non sono mai riuscito ad avere lo spazio giusto per tirare, ero sempre circondato” Così Lillard dopo una gara 1 da soli 12 tiri.

La ricerca della giocata giusta, corretta contro i raddoppi che arrivano da ogni angolo della difesa degli Warriors porta Lillard ad essere fin troppo riflessivo palla in mano: qui, accoppiato con Quinn Cook, la star di Portland “attende” il raddoppio di Jordan Bell e serve Moe Harkless:

Una giocata da manuale, ma dettata dalla difesa e che impedisce all’uomo più pericoloso dei Blazers, Damian Lillard, di mettersi in ritmo in attacco.

Un quarto periodo da 39 punti degli Warriors contro dei Blazers troppo imprecisi al tiro, e probabilmente stanchi chiude gara 1 sul 116-94 per Steph Curry e compagni. Klay Thompson e Curry segnano 62 punti in coppia, e gli Warriors chiudono con 30 assist e sole 14 palle perse di squadra.

WARRIORS-BLAZERS, GARA 2: GOLDEN STATE SEMPRE UN PASSO AVANTI

Gara 2 richiedeva ai Portland Trail Blazers aggiustamenti immediati. Nel post gara 1, Stotts e Lillard avevano parlato di “cattiva esecuzione del piano partita”, soprattutto nella propria metà campo, ed ecco che sin dalla palla a due della seconda partita la difesa dei Blazers mostra un volto diverso.

Portland rinuncia presto alla tattica di inseguire Curry e Thompson per il campo, scegliendo di cambiare su ogni accenno di blocco (o “velo”, nel caso di Golden State). Scelta che genera subito una facile schiacciata di Draymond Green, ma che paga nel secondo quarto, chiuso dai padroni di casa con soli 21 punti segnati.

Steve Kerr conferma Andrew Bogut, ma sposta Klay Thompson su Damian Lillard ed Andre Iguodala su C.J. McCollum, risparmiando a Steph Curry il compito di marcare 1 vs 1 il numero 0 dei Blazers. Draymond Green ignora Aminu e Harkless e gioca da “libero”, siglando subito due stoppate su Enes Kanter servito sotto canestro ed in recupero su Seth Curry piazzato dall’angolo destro.

Dopo i 36 facili punti di gara 1, Steph Curry gode di molta meno libertà in attacco: Zach Collins, così importante nella serie contro i Nuggets, è un non-fattore nelle prime due partite ad Oakland a causa dei falli (solo 8 minuti in gara 2), ma coach Stotts trova minuti di qualità da Meyers Leonard, che si dimostra abbastanza mobile da contenere e recuperare sui pick and roll centrali di Curry, ed in attacco non danneggia la squadra (7 punti e 6 rimbalzi in soli 17 minuti).

Nel primo tempo la difesa dei Blazers riesce a togliere il pallone dalle mani di Curry, obbligando Jonas Jerebko, Jordan Bell e Andre Iguodala a fare tesoro del tanto spazio a disposizione. Portland acquista ritmo e trova punti facili in transizione, cosa che in gara 1 non era mai riuscita:

I Trail Blazers segnano 65 punti nel primo tempo (65-50 il punteggio), nonostante Damian Lillard segni i primi punti della sua partita solo con 3 minuti da giocare nel secondo quarto. Dopo le sole 14 palle perse di gara 1, sono già 10 in soli 24 minuti i palloni sprecati dagli uomini di Steve Kerr in gara 2.

Vista la malaparata, coach Kerr cambia le cose ad inizio terzo quarto: archiviato Andrew Bogut, Kevon Looney riprende il suo posto in quintetto base. Kerr getta nella mischia persino Damian Jones, alla sua prima partita dallo scorso dicembre, e dà fiducia a Jordan Bell.

Ed è proprio un rimbalzo offensivo di Looney apre le danze ad Oakland: tripla di Curry, seguita da altra tripla di Curry, recupero di Looney in tuffo su Lillard, stoppata di Looney, tripla di Thompson, altra tripla di Thompson, appoggio di Green… ed il 67-50 Blazers di inizio terzo periodo è solo un ricordo (69-99 Portland con 7:11 ancora da giocare).

Così come nel quarto periodo di gara 1, sono 39 i punti segnati dagli Warriors nel terzo quarto. Golden State impiega un tempo ad adattarsi agli aggiustamenti difensivi di Portland, i bi-campioni tornano a trovare tanti punti facili, grazie all’esperienza ed alla grande familiarità di Curry, Green, Thompson, Looney, Shaun Livingston e persino Jordan Bell:

Nel secondo quarto, Thompson inizia l’azione, legge la difesa ed attira il raddoppio di Hood e McCollum, serve Livingston che a sua volta trova Jordan Ball per 2 punti facili

Mentre la fatica fisica e mentale per i difensori dei Blazers sale, i Golden State Warriors sono sempre un passo avanti:

La rimonta degli Warriors impedisce a coach Stotts di dare minuti di riposo a Damian Lillard. Dame gioca 43 minuti in gara 2, ed è puntualmente costretto a pensare, ad aggirare i raddoppi e gli angoli difensivi propostigli dalla difesa avversaria.

Per Lillard una partita da 23 punti, 10 assist, 5 rimbalzi e sole 2 palle perse, ma “soli” 16 tiri dal campo (6 su 16, 5 su 12 al tiro da tre punti), e tanta corsa.

L’affaticamento di Lillard e dei Blazers è evidente negli ultimi due minuti di gara: sul 110-108 Warriors, Lillard tenta senza successo di guadagnarsi un fallo facendo saltare Draymond Green e tirando in emergenza (tripla importantissima di Seth Curry sul rimbalzo offensivo), e sulle due azioni successive, Golden State ha gioco facile nel chiudere la partita:

 

La giocata “incriminata” di Andre Iguodala che strappa il pallone del potenziale pareggio ad un Lillard esausto

WARRIORS-BLAZERS, COSA ASPETTARSI PER IL RITORNO A PORTLAND?

Presentare una finale di conference come un duello personale tra Curry e Lillard non è cosa che renda giustizia alle due squadre. La differenza tra Warriors e Blazers in campo l’ha fatta l’incredibile, seppur stra-nota, confidenza dei giocatori di Steve Kerr (titolari, panchinari e… redivivi come Jordan Bell) in partite di questo livello.

I Blazers hanno aggiustato ritmo e difesa dopo la faticosa gara 1, i Golden State Warriors si sono dimostrati sempre un passo avanti: non esiste difesa, raddoppio, trap o blitz che Steph Curry, Klay Thompson e Draymond Green palla in mano, e Shaun Livingtson, Andre Iguodala e Kevon Looney lontano dalla palla non abbiano visto in questi anni. La capacità di reazione dell’attacco Warriors ha sfibrato la difesa di Portland nel secondo tempo di gara 2 (64 punti segnati).

Dame Lillard ha terminato gara 2 sulle ginocchia, “derubato” da Andre Iguodala. Le energie spese da Lillard per leggere e giocare di conseguenza sui raddoppi avversari con i tempi giusti hanno pesato sull’esecuzione dei Blazers nel finale della seconda partita.

Portland ha chiuso con 18 su 29 al tiro da tre punti in gara 2, ma l’impressione è che i Golden State Warriors possano “vivere”, traducendo letteralmente dall’inglese, con 16 punti a testa di Seth Curry, Rodney Hood e persino di Moe Harkless (15 punti a partita nelle prime due gare), pur di non concedere un attimo di respiro a Lillard e McCollum.

Nelle prime due partite, Damian Lillard ha tentato 28 conclusioni dal campo, Steph Curry è invece a quota 45. Attendersi un cambio di passo della point-guard dei Trail Blazers al Moda Center è più che lecito, e con l’aria di casa giocatori come Enes Kanter, Al-Farouq Aminu e Moe Harkless acquisteranno maggior fiducia.

Anche C.J. McCollum beneficerà del ritorno a Portland; in gara 2, due suoi inconsueti errori nel finale di partita hanno complicato le cose per coach Stotts, in una serie tatticamente impossibile, contro un avversario che, banalmente, ne conosce una più del diavolo

… e che sta giocando senza Kevin Durant. Anche se non si vede.

Warriors ancora senza Durant, Blazers sbattono su Iguodala: “Esperienza”

andre iguodala

La partita sembrava ampiamente nelle mani degli ospiti, almeno fino all’intervallo. Dall’inizio del secondo tempo i Golden State Warriors recuperano 15 punti ai Portland Trail Blazers, e chiudono l’incontro sul 111-114 con una difesa incredibile di Andre Iguodala. Il tutto dovendo ancora fare a meno della stella di Kevin Durant, che non si unirà alla squadra nemmeno per le prossime gare.

A 1:03 dalla fine dell’incontro i Blazers si erano portati avanti con una tripla di Seth Curry, sul 111-110. Poi, nelle azioni successive, una schiacciata di Kevon Looney e un appoggio di Draymond Green avevano portato il punteggio sul 111-114. Con 12 secondi da giocare la palla è andata, chiaramente, nelle mani di Damian Lillard. Il numero 0 della squadra ospite ha trovato sulle sue tracce l’esperto ed arcigno difensore Andre Iguodala. L’MVP delle Finals 2015 non si è limitato a fermare l’offensiva dell’avversario, ma gli ha anche rubato palla, con pochissimi secondi rimasti sul cronometro, sigillando, di fatto, la vittoria.

Tra le fila di Golden State brilla ancora Steph Curry, che sembra ormai sbloccatosi a livello mentale: fa registrare 37 punti, 8 rimbalzi e 8 assist, avvicinandosi a una insolita tripla doppia. Ancora fondamentale l’apporto dalla panchina di Looney, che gioca 29 minuti, segna 14 punti (6/6 dal campo e 2/3 ai liberi) e afferra 7 rimbalzi. Draymond Green gioca invece una partita completa, con 16 punti, 10 rimbalzi, 7 assist e 5 stoppate.

Affanna ancora Lillard, che si ferma a 23 punti e solo a 6 tiri segnati su 16 tentati. Non benissimo anche CJ McCollum, che segna 22 punti, mandando a bersaglio 9 tiri su 23. Unica nota positiva per Portland è la prestazione di Seth Curry, che fa registrare 16 punti, facendo muovere la retina 4 volte su 7 tentativi da tre punti.

“Grazie alla nostra esperienza”

L’esito di questa gara ha evidenziato la vera marcia in più che gli Warriors hanno sui Blazers, anche in assenza di Durant: l’esperienza, ma anche Andre Iguodala in difesa. I temi principali delle parole post-partita dei protagonisti sono stati, infatti, questi due: la resilienza dei padroni di casa e la giocata difensiva finale.

Come riportato da Tim MacMahon, per ESPN, Draymond Green ha commentato così l’incontro:

“Siamo già stati in questa situazione. Quando fai tutto quello che abbiamo fatto noi negli anni, vedi un po’ di tutto. Per cui, siamo sotto di 8 punti a 4 minuti dalla fine? Semplicemente continuiamo a giocare, perché sappiamo di poter recuperare tanti punti anche in un minuto. Essere consapevoli di poter fare qualcosa del genere è importante, ma forse ancora più importante è sapere esattamente cosa fare per metterlo in atto. Per cui stanotte è avvenuto tutto grazie alla nostra esperienza, e ai nostri ragazzi che non mollano mai

Damian Lillard ha parlato delle sue sensazioni sulla giocata finale da lui subita:

“Capisco che per gli arbitri sia una situazione difficile, dover decidere l’incontro con quella chiamata. Io, da attaccante, ho sentito molto contatto. Ma come detto gli arbitri non si metteranno mai in mezzo per decidere la partita in quel modo. Per cui… ottima giocata difensiva…”

Coach Steve Kerr ha affermato che i suoi, dopo la prestazione opaca, soprattutto nel primo tempo, abbiano rubato la vittoria. CJ McCollum è in parte d’accordo:

“L’hanno rubata, ma se la sono guadagnata nei minuti finali. Per le prossime partite comunque, in casa, abbiamo qualche chance. Dobbiamo renderci conto della possibilità che abbiamo. La squadra mancava da questo palcoscenico da 19 anni, ora, sebbene stare sotto 2-0 non sia l’ideale, dobbiamo sfruttare il campo di casa.”

Portland Trail Blazers, è finale di Conference 19 anni dopo Rasheed Wallace

portland trail blazers

Con la vittoria al Pepsi Center di Denver, i Portland Trail Blazers di C.J. McCollum sono diventati una delle 29 squadre nella storia dei playoffs NBA a trionfare in una gara 7 in trasferta.

29 su 133 “tentativi”. Gli ultimi a riuscirvi prima dei Blazers i Golden State Warriors, che si imposero al Toyota Center di Houston, ed i Cleveland Cavaliers vincitori al TD Garden di Boston, entrambe nel 2018.

L’ultima gara 7 disputata dai Portland Trail Blazers finì in una pesante sconfitta in finale della Western Conference contro i Los Angeles Lakers di Shaquille O’Neal, Kobe Bryant e coach Phil Jackson nel 2000. Quella sconfitta decretò la fine dei sogni di gloria per una squadra zeppa di talento (Rasheed Wallace, Damon Stoudamire, Steve Smith, Brian Grant ed un “attempato” Arvydas Sabonis) ma problematica, e che mai seppe ripetersi a simili livelli.

I Blazers sono riusciti nell’impresa di riaggiustare una serie compromessa dopo la disfatta di gara 5 a Denver, un 125-98 perentorio nella partita storicamente considerata “pivotal”, centrale per una serie di playoffs fissa sul 2-2.

Gli uomini di coach Stotts hanno violato due volte in quattro partite il quasi inespugnabile Pepsi Center di Denver, mostrando un carattere forgiato dalle recenti (e cocenti) delusioni che le ultime due post-season avevano riservato alla franchigia dell’Oregon.

Questo dice molto di cosa siamo diventati” Così Damian Lillard, autore di una partita difficilissima al tiro (3 su 17 per 13 punti) ma lucida sui due lati del campo, nonostante la pressione difensiva asfissiante dei Nuggets “Parla del carattere di questa squadra, e di questa organizzazione. Quattro anni rimaneggiammo la squadra ed in tanti fecero in fretta a scaricarci. Noi stessi, all’epoca, non potevamo sapere cosa il futuro ci avrebbe riservato, abbiamo cercato di instaurare un sistema virtuoso: lavorare duro, credere nel proprio compagno. Ci siamo riusciti, con lo sforzo di tutti“.

In caso di sconfitta, difficilmente “l’opinione pubblica” avrebbe risparmiato critiche a Lillard, che dopo un primo tempo da 1 su 12 al tiro ha avuto la presenza di spirito di affidarsi al caldissimo C.J. McCollum. A credere appunto nel proprio compagno di squadra.

Avere due giocatori così compatibili è un lusso” Coach Stotts si gode le sue due starEntrambi possono indirizzare una partita: Lillard in un modo, C.J. (McCollum, ndr) in un altro. Oggi Dame (Lillard, ndr) ha fatto fatica in attacco, ed ecco che McCollum ha saputo subentrare“.

Il protagonista di serata C.J. McCollum spiega nel post gara di aver ricevuto consigli preziosi da Errick, fratello maggiore e giocatore a sua volta in Europa (Efes Instanbul e Unics Kazan): “Non ti accontentare, trova i tuoi tiri dalla media distanza ed attacca il ferro”. Ed il prodotto di Lehigh ha eseguito: con Gary Harris e Torrey Craig spesso sulle piste di Lillard, McCollum ha attaccato senza sosta la marcatura di Jamal Murray, spezzato puntualmente i raddoppi dopo ogni pick and roll centrale e chiuso attaccando il canestro.

17 su 29 al tiro per McCollum, con soli 3 tentativi al tiro da tre punti ed un solo viaggio in lunetta: “C.J. era caldo, e quando lo vedo così faccio in modo di fargli avere il pallone, senza forzare soluzioni per me” Ancora Damian Lillard.

La grande serata dei Blazers è stata la grande serata di Evan Turner, veterano con alle spalle due gare 7 in carriera (Indiana Pacers e Boston Celtics), e che prima della palla due aveva raccolto la miseria di 3 canestri ed un solo tiro libero a bersaglio nell’intera serie. Con l’infortunio di Rodney Hood ed i problemi di falli di Zach Collins, coach Stotts si è affidato all’esperienza dell’ex Ohio State, che ha ripagato la fiducia con una prova da 14 punti, 7 rimbalzi e 8 su 9 ai tiri liberi in 19 minuti.

C.J. McCollum domina gara 7, Blazers avanti: “L’ho detto a Stotts, coach ci penso io”

I Portland Trail Blazers fanno l’impresa e vincono gara 7 in trasferta, C.J. McCollum è il trascinatore per gli uomini di coach Terry Stotts.

Al Pepsi Center di Denver, Colorado, Blazers-Nuggets termina 100-96.

per McCollum una partita da 37 punti e 9 rimbalzi in 45 minuti di gioco (17 su 29 al tiro). I Blazers sopravvivono alla serata offensiva da incubo di Damian Lillard, che chiude con 13 punti e 3 su 17 al tiro (anche 10 rimbalzi, 8 assist e 3 recuperi nella sua partita), grazie al prodotto di Lehigh, che nel secondo tempo chiude la porta in faccia a Nikola Jokic e compagni, colpendo con precisione la difesa dei Nuggets con una serie di canestri impressionante.

Per i Blazers ora i Golden State Warriors, che attaccheranno la finale della Western Conference privi di Kevin Durant, ma col vantaggio del campo. Per Portland la finale di conference 2019 sarà la prima dell’era Lillard-McCollum, e la prima dal lontano 2000 per la franchigia.

C.J. McCollum è il logico MVP di una gara 7 intensa, difficile per Jamal Murray (4 su 18 al tiro per 17 punti finali) e con un Nikola Jokic da 29 punti e 13 rimbalzi, ma che commette un errore importante dalla lunetta nei secondi finali di gara.

L’anno scorso? Ho tante motivazioni che mi spingono” Così McCollum nel post gara, intervistato da Doris Burke di ESPN “Vengo da Lehigh, sono il primo giocatore NBA a provenire da lì. Per me si tratta di dimostrare a ogni partita chi sono“.

Dame (Llllard, ndr)? E’ il cuore e l’anima della nostra squadra, ci guida e ci mostra la strada giusta. Oggi non abbiamo tirato bene da tre punti, ma lui ha visto che ero in ritmo ed ha fatto in modo che avessi il pallone. Ho detto a coach Stotts: ‘fatemi avere il pallone e lasciate fare, non possono marcarmi’ E’ andata bene“.

Nel terzo quarto, Rodney Hood – grande protagonista sin qui della serie per Portland – è stato costretto ad abbandonare la partita per un infortunio al ginocchio destro, dopo un contatto con Torrey Craig: “E’ bellissimo vedere quanto lavoro abbiamo messo quest’anno” Prosegue McCollum “Rodney (Hood, ndr), Zach (Collins, ndr), Evan Turner, tutti sono riusciti a fare la loro parte per questa squadra. Collins ha dato difesa, versatilità in attacco, lo abbiamo scelto per questo… Moe (Harkless, ndr) è stato grande nel secondo tempo“.

La vittoria di gara 7 contro i Denver Nuggets ha il sapore di una rivincita per la franchigia dell’Oregon.

I 17 punti di svantaggio recuperati da Portland (39-22 Denver con 7:26 da giocare sul cronometro del secondo quarto) rappresentano il massimo svantaggio recuperato da una squadra in una gara 7 di playoffs dai Los Angeles Lakers 2000, che rimontarono 16 lunghezze di scarto proprio ai Blazers, alle finale della Western Confererence.

Tra i 37 punti e le prodezze di serata di C.J. McCollum ve ne è una, che per un nativo dell’area di Cleveland come il prodotto di Lehigh ha un significato particolare: la stoppata in “rincorsa” inflitta al malcapitato Jamal Murray lanciato in contropiede.

Una stoppata simile alla celebre giocata con cui LeBron James cancellò un layup di Andre Iguodala a circa un minuto dal termine della settima partita di finale NBA tra Cleveland Cavs e Golden State Warriors, nel 2016.

Sono solo partito, alla LeBron” Racconta McCollum “Un omaggio al mio ‘compare’ LeBron dall’Ohio, è stata una versione mini della sua stoppata. Chiaramente non sono andati così in alto, ma è stata davvero una bella giocata, me la ricorderò per sempre. Anzi, credo che mi farò fare un bel poster da tenere“.