La trombosi venosa profonda (TVP) che ha colpito Victor Wembanyama dei San Antonio Spurs è una condizione in cui si forma un coagulo di sangue (trombo) in una vena profonda, più comunemente nelle gambe, ma può verificarsi anche nelle braccia o in altre parti del corpo. Questo coagulo può bloccare parzialmente o completamente il flusso sanguigno nella vena, con il rischio che frammenti del trombo possano staccarsi e viaggiare fino ai polmoni, causando un’embolia polmonare, una complicanza potenzialmente fatale.
La TVP viene diagnosticata attraverso una combinazione di esame clinico in presenza di gonfiore, dolore, arrossamento o senso di pesantezza nell’arto colpito. Quindi degli esami del sangue che rilevano la presenza di frammenti di coagulo nel sangue; se l’esame è negativo, la TVP è improbabile. L’esame di ecocolordoppler venoso è Il test principale per la diagnosi, che usa gli ultrasuoni per visualizzare il flusso sanguigno e identificare eventuali trombi. La angio-TAC o RMN si fa in casi dubbi o per valutare eventuali complicanze come l’embolia polmonare.
Come si tratta la trombosi venosa profonda
L’obiettivo principale è prevenire la crescita del trombo ed evitare complicanze. Le opzioni terapeutiche includono:
- Anticoagulanti (Eparina, Warfarin, DOACs come Rivaroxaban o Apixaban), riducono il rischio di formazione di nuovi trombi e favoriscono il riassorbimento del coagulo
- Compressione elastica (calze a compressione graduata), aiutano a ridurre il gonfiore e prevenire la sindrome post-trombotica
- Trombolisi o trombectomia, in casi gravi, può essere necessario sciogliere o rimuovere il trombo con procedure invasive
- Filtro cavale, se il paziente non può assumere anticoagulanti, si può posizionare un filtro nella vena cava per prevenire embolie polmonari
Per un atleta, la TVP può avere conseguenze significative, tra cui lo stop forzato dall’attività sportiva. Il trattamento anticoagulante richiede attenzione, e il rischio di recidive o complicanze può rendere difficile il ritorno immediato all’attività agonistica. Il rischio di recidiva, negli sport con traumi frequenti (calcio, rugby, ciclismo, basket ad esempio) può aumentare il rischio di nuovi episodi trombotici. Alcuni farmaci aumentano il rischio di sanguinamenti, quindi negli sport di contatto potrebbe essere inoltre necessario un trattamento personalizzato. L’atleta in cura per la TVP deve fare esami regolari per valutare il rischio di complicanze e decidere il ritorno all’attività agonistica.
I casi di Brandon Ingram e Chris Bosh
Nel 2019 a Brandon Ingram, allora giocatore dei Los Angeles Lakers, fu diagnosticata una trombosi venosa profonda (TVP) nella spalla destra, che lo ha costretto a chiudere in anticipo la stagione NBA. Ingram aveva lamentato dolore persistente alla spalla. Dopo alcuni esami, i medici scoprirono un coagulo di sangue nella vena ascellare, i Lakers decisero di tenerlo fuori per precauzione per il resto della stagione 2018-19. Ingram sarebbe tornato in campo nella stagione successiva con i New Orleans Pelicans vincendo anche il premio come Most Improved Player nel 2019-20, anno in cui fu anche All-Star.
Più serio e celebre purtroppo il caso di Chris Bosh, che è stato costretto al ritiro dalla NBA a causa di problemi ricorrenti di coaguli di sangue (trombosi venosa profonda ed embolia polmonare), che rappresentavano un serio rischio per la sua salute. Nel 2015 Bosh fu fermato dai medici dopo che gli esami rinvennero un coagulo di sangue ai polmoni, a seguito di un ricovero in ospedale a febbraio. Nella stagione successiva, Chris Bosh tornò in campo per 53 partite ma ancora a febbraio si dovette fermare ancora per altri problemi di coaguli, questa volta alla gamba.
Bosh non sarebbe più tornato in campo e nel 2019 avrebbe annunciato il suo ritiro definitivo.
