I Boston Celtics, come tutte le altre squadre NBA, hanno iniziato la preseason, composta da poche gare in preparazione alla stagione regolare. Questo è il periodo dell’anno in cui allenatori e staff tecnici provano schemi e cercano di integrare al meglio possibile fin da subito i nuovi arrivati, definendo le rotazioni ed i minutaggi in campo. Lo stesso vale per Stevens e soci, che al più presto dovranno trovare la “quadratura del cerchio”.
La squadra del Massachusetts ha sinora giocato tre partite (la prima contro i Philadelphia 76ers e le successive due con gli Charlotte Hornets), cogliendo due vittorie e una sconfitta. Le tre gare hanno dato un’indicazione fondamentale alla panchina biancoverde: i titolari sono già in forma.
Nelle tre gare sinora giocate, i Celtics hanno incassato una brutta sconfitta al fotofinish contro i Sixers nella prima gara. La sconfitta è stata figlia di una prestazione a dir poco incolore della second unit, che è rimasta in campo per gran parte del tempo al fine di permettere a coach Stevens di stabilire le rotazioni con cura. Inoltre, i problemi a contenere il centro camerunense Joel Embiid sono stati non pochi. Solo Johnson e Horford si sono mostrati in grado di contenere la sua fisicità.
Nelle due gare successive la panchina è cresciuta soprattutto di personalità, trovando in Rozier, Smart e Green dei solidi comprimari. Di seguito un riepilogo dei risultati delle tre gare nel dettaglio:
BOS @PHI 89-92 (Rozier 12 pts, Bradley 6 ast, Horford 8 rebs)
BOS @ CHA 107-92 (Thomas 15 pts, Bradley 5 ast, Horford 8 rebs)
BOS vs CHA 104-86 (Mickey 16 pts, Smart 5 ast, Mickey 6 rebs)*
*Nell’ultima gara il quintetto titolare è stato tenuto totalmente a riposo.
Luci ed ombre

Avery Bradley, ormai una certezza per i Boston Celtics targati Brad Stevens
Il quintetto formato da Isiah Thomas, Avery Bradley, Jae Crowder, Al Horford (unica differenza rispetto all’anno
scorso) e Amir Johnson è parso subito in palla, soprattutto nella metà campo offensiva a discapito però di qualche lettura sbagliata in difesa, dove Bradley la fa sempre più da padrone.
Se i titolari sembrano essere pronti per l’inizio della stagione, lo stesso non si può dire per la second unit (fatta eccezione per il rookie Jaylen Brown e pochi altri) che sta soffrendo la partenza di un giocatore come Evan Turner, in grado di creare gioco quando Thomas è in panchina. Ad oggi, nè Rozier ne Green sembrano in grado di svolgere i compiti dell’ala ex Celtics.
L’imperativo è aprire il campo
Per quanto riguarda gli schemi e le novità tattiche, l’unica differenza sostanziale è l’utilizzo di molti pick and pop fra Thomas o Bradley (che ha mostrato ottimi segnali di miglioramento per quanto riguarda il playmaking) e Horford che dal mid range è in grado di segnare praticamente sempre se non marcato a dovere. L’obbiettivo di coach Stevens è quello di aprire il più possibile il campo, coinvolgendo nei giochi a due anche Johnson, e quando i titolari sono in panchina il compito di essere pericolosi dall’arco spetterà a Olynyk e Jerebko.

Al Horford, neo acquisto in casa Celtics
I miglioramenti di Bradley nei fondamentali di playmaking sono visibili (11 assist nelle prime 2 gare) e possono solo giovare all’ambiente biancoverde. L’aggiunta estiva di Horford ha arricchito l’attacco dei Celtics e non solo, ha visibilmente migliorato la circolazione di palla in campo, provoca inducendo miglioramenti anche nei singoli. Horford è un ottimo passatore, e permette così alle due guardie di essere molto più mobili e trovare il tiro aperto dall’arco o di andare facilmente in 1vs1. Altra novità tattica è l’impiego di Horford in campo: in base alla rotazione, Horford si alterna negli spot di 4 e 5 con una versatilità incredibile.
Temi tattici ricorrenti
Il lungo ex Hawks sarà un’arma fondamentale durante la stagione regolare: i suoi 210 cm gli permettono di essere un temibile difensore e un ottimo rimbalzista, e la sua ottima etica del lavoro lo ha portato ad estendere non di poco il suo range di tiro, diventando, in un sistema come quello dei Celtics, una triplice arma. Non solo può sparare dall’arco dei tre punti come un’ala piccola, può difendere su entrambi gli spot di 4 e 5, cambiare in difesa sui giochi a due andando a marcare il piccolo avversario, ma toglie anche riferimenti alle difese avversarie scambiandosi spesso di ruolo con il compagno di reparto.

Jaylen Brown, scelto con la chiamata numero 3 al Draft 2016
Altro tema tattico mostrato in queste partite di preseason è l’utilizzo di Brown da numero 4, che porta sicuramente un maggiore allargamento del campo (anche se dovrà lavorare molto sulle percentuali di tiro, in particolare dalla distanza) ma anche uno squilibrio per quanto riguarda i rimbalzi, data la sua stazza non adatta al ruolo di centro. Positivo il ritorno di Gerald Green, che nella vittoria contro Charlotte ha messo a referto 13 punti, mostrando anche lampi difensivi spettacolari come una stoppata in recupero.
Menzione d’onore anche per Demetrius Jackson, PG scelta al secondo giro del Draft 2016, che ha dimostrato un’ottima confidenza dal perimetro, segnando in pochissimi minuti 2/3 da 3 punti nell’ultima gara contro gli Hornets. Il ragazzo è parso molto sicuro, a volte a tal punto da sbagliare alcune scelte di tiro, aspetto in cui dovrà crescere molto. Lampi incoraggianti arrivano anche da Jordan Mickey, lungo uscito l’anno scorso da LSU, soprattutto nell’ultima gara.
Roster: è guerra aperta per l’ultimo posto
Per quanto riguarda la situazione roster in casa Celtics, sono 16 i contratti garantiti più uno non garantito di Ben Bentil. Il regolamento NBA, però, prevede che il numero massimo di giocatori messi sotto contratto debba essere ridotto a 15 con l’inizio della Regular Season. In lizza per quest ultimo posto troviamo R.J Hunter e James Young, che in queste partite hanno dimostrato timidi segnali di ripresa, che però potrebbero non essere sufficienti per poter ambire a un posto nelle rotazioni della squadra. Con ogni probabilità la dirigenza rinuncerà a Ben Bentil, eT la “lotta” potrebbe essere vinta dal prodotto di Georgia State, data la sua pericolosità dall’arco mostrata al college, insieme alla capacità di essere molto freddo nei momenti clutch.
Per NBAPassion.com,
Salvatore Caligiuri & Gabriel Greotti
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