La redazione di NBA Passion per ingannare l’attesa della prossima stagione, si è riunita per parlare dei 10 temi fondamentali della NBA. Ecco il nostro Q&A.
1) L’aggiunta di KD come cambierà il sistema di gioco di Kerr? Iguodala fondamentale negli ultimi due anni, specialmente in difesa, come sarà gestito? Sono i super favoriti o vedete altre squadre davanti?
Marco Tarantino: Aggiungere un giocatore del genere, in un sistema collaudato come quello dei Warriors non è facile. Il sistema potrebbe implodere, potrebbe collassare: troppo talento a cui dovrà dare un senso Steve Kerr. E’ un coach che ne sa davvero, e troverà il modo di far convivere i polli nel suo pollaio. Lo stesso Iguodala andrà gestito al meglio, è un difensore fantastico e dona equilibrio: sono curioso di vedere come si schiererà Kerr con tutti questi talenti ma con pochi centimetri nel reparto lunghi.
Giacomo Manini: Igoudala è stato sicuramente uno dei tasselli più importanti negli ultimi due anni. Il tanto chiacchierato death lineup non esisterebbe senza di lui, perché è vero che per farlo hai bisogno di un Green che è un tutto fare, ma senza Andre che può marcare chiunque e in attacco non lo si può battezzare, non si potrebbe fare. Hanno perso Bogut, Barnes, ma lui non potevano perderlo. Restano i super favoriti, però non se si pensa che entra KD e fa Harrison Barnes, scordiamocelo proprio. I principi alla base dello stile di gioco resteranno invariati, ma il modo di applicarli sarà diverso. Negli ultimi playoff KD difensivamente è stato di ottimo livello a tratti, non sempre costante per sfortuna di OKC. Se Durant darà continuità in difesa allora il ruolo di Igoudala potrebbe essere limitato oppure Kerr ci stupirà tutti e creerà quintetti insospettabili.
Francesco Zoppis: C’è poco da dire. Si sono sicuramente rinforzati e sono i netti favoriti per il titolo. Credo che i Warriors abbiano fatto la mossa giusta acquisendo KD, d’altronde con un fenomeno del genere in free agency chi non ci avrebbe provato? Ritengo però che l’uomo squadra (quello con la palla in mano nelle foto, per intenderci) rimarrà Curry che ha dimostrato di essere, per lo meno in regular season, uno dei giocatori più forti del momento. Verrà chiesto un grande sacrificio a Iguodala che dovrà di nuovo rimandare il pensionamento e sostenere una grande stagione, soprattutto a livello difensivo dove i Warriors si sono indeboliti. Iggy è dotato di grande intelligenza e quindi riuscirà a trovare il cavillo per aiutare i suoi dalla panchina. Il “rim-protector” è un problema da non sottovalutare, la perdita di Bogut influirà molto sotto questo aspetto. Io non sottovaluterei neanche la partenza di Walton, per il resto gli splash brother hanno un fratello in più e Draymond Green una nuova vittima per i suoi “Snapchat”.
Raffaele Camerini: Sono assolutamente i super favoriti nelle meravigliose previsioni scritte sull’acqua! Il gioco non credo che cambierà poi così tanto, tranne per la speranza di vedere KD con la palla in post ogni tanto. Iguodala come al solito dovrà re-inventarsi ed essendo ampiamente uno dei giocatori più intelligenti del piazzale, non credo che avrà grosse difficoltà. Lo scetticismo ed i dubbi che ruotano attorno a questa nuova squadra sono legittimi ma ancora deve essere alzata la prima palla a due.
Virginia Sanfilippo: Kerr, si sa, è un diavolo di coach, ma appunto per questo a volte i suoi diabolici piani vanno al di là di quello che i suoi (seppur super) uomini sul campo possono concretamente dargli. E’ un visionario del gioco. Per questo motivo rischia di immaginare soluzioni che poi si rivelano azzardate (e costano care quando si arriva ai PO). Dunque mi aspetto grandi cose ma mi chiedo anche quanto gli servirà per fare la magia e imbastire un nuovo, scintillante, vestito per questi nuovi, scintillanti, Warriors. Vestito che dovrà essere in grando di modellarsi anche alla nuova panchina, altrimenti rischierà di strapparsi vistosamente in caso di infortuni. Detto ciò, la solidità del roster è stata senza dubbio intaccata dalle partenze di Harrison Barnes, Andrew Bogut e Festus Ezeli, e non sarà facilissimo inserire chirurgicamente i nuovi innesti in un sistema già riformato dall’inserimento di KD. Iggy potrà essere la chiave di volta per garantire stabilità nei primi tempi e “correggere il tiro” nelle situazioni più spinose. Naturalmente sono loro i superfavoritissimissimi per vincere tutto quanto, e questo significa, che hanno solo da perdere.
Daniele Maggio: Ora arriva una grande prova per Steve Kerr: quella di integrare Kevin Durant in un sistema rodato e fargli occupare il posto da role player che era di Harrison Barnes. No, non è una parola grossa: il coach dei Warriors dovrà cercare di mettere a suo agio una vera e propria superstar senza che essa prenda il sopravvento sulle altre e senza limitarla ai classici compitini (tipo tirare sugli scarichi). Sarà importante dividere bene i possessi tra i giocatori e instaurare armonia nello spogliatoio; in tal senso, credo che potremmo vedere un Stephen Curry con una media assist un po’ più alta e una con una media di punti più bassa. Iggy partirà dalla panchina, come ha sempre fatto. Inoltre bisognerà inserire Zaza Pachulia e JaVale McGee, due centri molto diversi rispetto ad Andrew Bogut: il primo è un buon rimbalzista e difensore, ma più statico, il secondo può portare atletismo ed energia. Ma a quanto intelligenza cestistica… Insomma, Kerr deve far girare questa fuoriserie con un meticoloso lavoro. Sulla carta possono essere i favoriti insieme ai Cleveland Cavaliers. Possono funzionare, ma può accadere il contrario. Nessuna via di mezzo quando si tratta di super team.
2) Cosa vi aspettate dai due italiani rimasti in NBA? Gallinari resterà tutto l’anno a Denver? Se sì, con quali prospettive? Il Beli a Charlotte come lo vedete?
Marco: Dal Gallo mi aspetto molto. Mi aspetto in primis continuità, che superi tutti i suoi infortuni che lo hanno limitato molto nel passato. Numeri da leader offensivo dei Nuggets ce li ha, mi aspetto un ulteriore step a livello di leadership per riportare Denver ai playoffs. Da Marco Belinelli a Charlotte non so onestamente cosa aspettarmi: ha salutato Sacramento ed una franchigia che è un colabrodo. Da MJ uscirà dalla panchina per dare punti, questo è il suo mestiere. Questo può fare e se gli verrà data la possibilità darà un contributo importante agli Hornets che hanno perso molte pedine in estate.
Giacomo: Gallinari continua a giurare amore eterno a Denver. Dice di voler fare una carriera alla Nowitzki, sogna di vincere un titolo nella squadra dove ha militato per la maggior parte della sua carriera. Perciò difficile dire qualcosa su di lui. La sua annata la farà e le soddisfazioni personali arriveranno, però in quanto a risultati sportivi come squadra, più che il sogno/miraggio dell’ottava piazza a ovest non c’è tanto da aggiungere. Il Beli è il giocatore che serviva agli Hornets, franchigia che lo scorso anno è andata vicina ad eliminare Miami. Credo che Charlotte ha dei giocatori che in potenza possono dare ancora di più, le perdita di Lin e Jefferson non saranno indolori di certo.
Francesco: Il Gallo deve dimostrare, una volta per tutte, di essere l’uomo franchigia della squadra e di essere in grado di trascinarla più avanti possibile, anche se non credo ai playoff. Rimarrà a Denver? Difficile dirlo, le sue ultime dichiarazioni sembrano far pensare di si, ma credo che Danilo abbia una voglia matta di vincere e i Nuggets non sembrano in grado di aiutarlo in tal senso. Sono molto contento invece che Belinelli si sia accasato a Charlotte: gli Hornets sono una squadra in crescita, (in una crescita monitorata da un certo Michael Jordan) hanno disputato una grande stagione l’anno passato e proveranno a ripetersi anche quest’anno, nonostante le partenze di Al Jefferson e Jeremy Lin. Credo che Marco si troverà bene lì e la speranza è quella che Charlotte diventi la sua squadra per più di una stagione. L’esperienza a Sacramento è stata senz’altro negativa ma il Beli è un giocatore intelligente che saprà dimostrare il suo valore con gli Hornets, anche se le ambizioni di vittoria sono molto deboli.
Raffaele: Onestamente la solita stagione di sempre: Belinelli a scuoterla dal pino nord-carolino e Gallinari a far finta che la squadra sia davvero sua. Mudiay è il futuro a Denver, senza ombra di dubbio. Mi discosto leggiadramente dalla nostra facile parzialità tricolore: per me non sono così forti come li dipingiamo, altrimenti A) alle olimpiadi ci saremmo andati e B) qualcosa di più a livello personale avrebbero fatto. Ma sono assolutamente dei buonissimi Role-Player! A mio modo di vedere Gallinari a metà anno va a combattere da qualche altra parte per un posto ai PO.
Virginia: Purtroppo non riesco a vedere Denver come la dimensione più giusta per Gallinari. Pur all’indomani delle prestazioni eccellenti dello scorso anno, il Gallo sembrava sempre un po’ distaccato da quel contesto, come se la posizione del team fosse: “E’ bravo, si, ma non possiamo, non possiamo, farlo diventare un vero punto di riferimento”. Per carità, un ragionamento del genere può anche essere legittimo, vista la sua storia infortunistica e considerato che non è più un ragazzino, ma credo che Gallinari meriti di meglio, meriti come minimo una squadra che creda onestamente nelle sua capacità. Per Belinelli il panorama è più roseo, in quel di Charlotte, e c’è da dire che Marco ha già avuto i suoi bei momenti di gloria in NBA, tanto da potersi “accontentare” di fare il panchinaro di lusso alla corte di MJ.
Daniele: Mi aspetto una buona stagione da role player del Beli in quel di Charlotte: in un contesto dove c’è un sistema (diversamente da Sacramento) ha sempre mostrato le sue qualità, racimolando una decisiva dose di punti nelle mani. Il Gallo sarà ancora lì, insieme ad Emmanuel Mudiay, a guidare i Denver Nuggets nel bel mezzo della rebuilding: nella passata trade deadline ha rifiutato degli scambi perchè in Colorado si trova davvero bene ed è affascinato dal progetto. Però secondo me sarebbe un buon gregario in squadra più prestigiosa, sarei curioso di vederlo all’opera. Tutto può accadere.
3) Tutti si aspettano la stagione incredibile di Russell Westbrook. Secondo voi rispetterà le aspettative o l’assenza di Ibaka e Durant peserà anche sulle sue prestazioni individuali? Porterà OKC ai playoff?
Marco: Per i playoffs credo onestamente di si, senza infortuni, Westbrook è un giocatore fenomenale. E’ affamato e ad OKC è il leader indiscusso: una guardia che sa fare tutto e sta migliorando molto nell’arte di far rendere al meglio anche i compagni. Per l’MVP credo sia dura, per il fatto che si assegna ad un giocatore della squadra con il miglior record in genere, però potrà davvero dare vita ad una stagione spettacolare.
Giacomo: Allora lo dico subito, sull’argomento sono fazioso. Russell lo idolatro, per me spaccherà il mondo in questa stagione. La tripla doppia di media non credo arriverà però never say never con RW. Tornando un attimo più seri invece, l’assenza di due fuoriclasse in squadra non è roba da poco. Tenere tutti i possessi per se stesso, senza passarla a nessuno (più o meno) e prendersi 40 tiri a partita non credo sia nel bene né di Westbrook, né dei Thunder. Ripongo tanta fiducia in Billy Donovan e in Sam Presti, perciò credo che riusciranno a migliorare la squadra nei prossimi anni, forse addirittura prendendo Griffin chissà. La squadre è al 100% del numero 0, ma non bisognerà guardare solo i numeri, anzi, bisognerà vedere se terrà lo spogliatoio in mano e se l’alchimia di squadra porterà a migliorare nel corso dell’anno. I playoff sono alla portata per rispondere alla domanda.
Francesco: Non sono così ottimista sulla stagione di Westbrook. Essere al timone di una squadra che ha perso Durant e Ibaka non sarà facile (a tal proposito, ritengo che sia stato sottovalutato l’addio al giocatore congolese naturalizzato spagnolo) e potrebbe influire sulle prestazioni del numero 0. Westbrook ha dimostrato che, a volte, nei minuti in cui la palla pesa fatica ad innescare il “fattore clutch”. Quindi credo che per lui sia importante avere affianco un’altra stella. Credo che disputerà, senz’altro, una buona stagione, il suo talento è innegabile, ma credo che l’hype che gli è nato intorno sia un po’ esagerato. Il backcourt con Oladipo è certamente intrigante e potrebbe essere sufficiente per un posto ai playoff, ma nulla più. Secondo me chi pronostica Westbrook come MVP e OKC finalista di conference ha una visione un po’ troppo ottimistica però la palla è rotonda e tutto può succedere.
Raffaele: Oklahoma doveva rifirmare Harden ed Ibaka, ma ci sono soldi solo per uno: sfiga, si firma quello sbagliato. Avreste portato lo stesso visino affranto dopo l’addio di Durant, se il barba fosse ancora coi Thunder? Io no di certo. Oklahoma combatterà per un posto ai PO, in quanto si è mossa estremamente bene sul mercato per riempire il vuoto incolmabile del 35. Magari non ci riusciranno, ma si appresteranno in una posizione tra la settima e la decima ad Ovest. Russell poco da dire: sarà il vero MVP della lega, senza vincerlo per il record non così fiorito dei suoi.
Virginia: Donovan sia innalzato a gloria eterna se riesce a far arrivare questi Thunder ai Playoffs. Significherà che è riuscito a tirare fuori da Russell Westbrook quel mostro che ancora si è visto soltanto a sprazzi e che tante, troppe volte è stato imbrattato dai suoi schizzi di assurda follia. Tante volte si è visto Westbrook giocare sontuosamente anche in difficolta, a volte quasi da solo (e questo non è un bene), per poi cominciare a fare scelte assurde: Dr. Jekyll e Mr. Hyde. Il carattere ai Thunder l’ha sempre dato lui: KD aveva tutto ma gli mancava la spina dorsale, tant’è vero che ha scelto la strada più facile per provare a vincere l’anello, anche dopo quei PO strabilianti giocati dalla sua squadra. Comunque, il roster è quello che è, lo era anche prima che KD o Serge se ne andassero, e sicuramente per star tranquilli sarebbe servito un puntello in più. Ora, e questo scalda molti cuori, non rimane altro se non affidarsi agli Stache Brothers.
Daniele: Beh, con gli addii di Serge Ibaka ma soprattutto Kevin Durant (la trade che ha coinvolto il giocatore di orgini congolese ha portato in dote giocatori interessanti) per OKC è decaduto automaticamente lo status di contender. Tuttavia la franchigia puà lottare per un piazzamento ai playoff, poiché il roster è giovane ed intrigante e in panchina c’è un allenatore solido come Billy Donovan. Westbrook? Mi aspetto la definitiva maturazione come leader (lo era già prima in realtà), metterà a referto grandi numeri con ottime prestazioni individuali e coinvolgerà tutti i compagni, motivandoli e facendoli sentire importanti. I classici compiti della guida spirituale e tecnica.
4) Simmons, Ingram, Dunn, in molti parlano del draft 2016 come una delle migliori degli ultimi anni. Chi secondo voi sarà il nuovo “Porzingis”? Chi sarà il rookie sorpresa dell’anno?

denzel-valentine con la maglia dei Chicago Bulls
Marco: Per la sorpresa sinceramente io punto su Denzel Valentine. Mi sembra un giocatore già pronto per palcoscenici importanti come quelli della NBA: i Chicago Bulls hanno pescato davvero un talento, e se troverà spazio, e ne troverà, potrà essere una arma letale per la sua completezza sia a livello di range di tiro che di assist per i compagni. Avrà tre maestri davanti come Butler, Rondo e Wade…Starà a lui imparare da loro.
Giacomo: Dico una raffica di nomi, nella speranza che uno sarà quello giusto e fra qualche tempo potrò dire: “Told you”. Bando alle ciance per quanto riguarda il primo giro dico: Denzel Valentine e Caris LaVert. Entrambi catapultati in contesti più che giusti per le loro caratteristiche. Il primo ora come ora è più “forte”, Caris però a Indiana trova una squadra in crescita che può dargli minuti importanti che non possono che fargli bene. Faccio due nomi anche per il secondo giro. Uno banale, Kay Felder, che in preseason ha mostrato ottime cose, si è allenato con Mo Williams e arriva in un contesto vincente. L’altro nome che voglio fare è Michael Gbinije. Il nigeriano da Syracuse scelto alla 49. Non saprà difendere benissimo, dato che gli Orange usano esclusivamente la zona 2-3, ma ha 24 anni, quindi non è un novellino, fisicamente è già bello che fatto e infine nella March Madness si è messo in mostra con alcuni sprazzi di talento cristallino. A Detroit non sarà arrivato un campione, ma un bel giocatore che in rotazione sarà prezioso sì.
Francesco: Ogni anno c’è grande eccitazione per i nuovi rookie. Solo verso Gennaio si può cominciare a stilare un resoconto. Quest’anno il draft ci ha regalato, potenzialmente, 4-5 All Stars. Spero che Minnesota continui la tradizione del ROY e che quindi quest’anno sia l’anno di Kris Dunn, ma vedo molto bene anche Buddy Hield a New Orleans, Jamal Murray a Denver e Denzel Valentine ai Bulls (ritengo incredibile sia stato scelto solo alla 14esima). Una sorpresa? Tyler Ulis.
Raffaele: Preparate i papiri dorati, pronti a cesellare parole di platino e rime di fiori perchè questo sarà uno dei Draft più belli di sempre! Simmons? Magic is Back but bigger, faster & stronger. Dunn? micidiale (Dio quanto amo Minnesota). Ci sarà da divertirsi non solo ora, ma da qui in avanti. Se proprio devo scegliere un paio di outsider punto il dito su Skal Labissiere e Domantas Sabonis a patto che si rinforzi fisicamente. Occhio a Jacob Poeltl.
Virginia: Punto un penny su Sabonis, giusto per la speranza che rievochi gli echi del passato supportando una squadra che ha bisogno di tutte le sue capacità; detto ciò, Ben Simmons sta nettamente un gradino sopra tutti gli altri, l’ha dimostrato anche in Summer League e, salvo “incidenti” di percorso, il nome sul ROTY dell’anno prossimo sarà il suo. Kris Dunn è atteso con grandissima trepidazione dai supporters dei T’Wolves e dagli addetti ai lavori, ma bisognerà capire come interagirà con Rubio, considerando anche che Thibo non è famosissimo per aver cura delle matricole e in quel di Minneapolins ne avrà parecchie. Steal of the draft: Dejounte Murray e Tyler Ulis.
Daniele: Quella del draft 2016 è una tornata da palati fini, da seguire con attenzione. Tutti i riflettori sono puntati su Ben Simmons e Brandon Ingram, potenziali stelle future nella lega, che si giocheranno il premio come matricola dell’anno. Vedo bene Kriss Dunn a Minneapolis. Tra le potenziali sorprese cito Denzel Valentine dei Chicago Bulls, tiratore a mio parere adatto alla filosofia di Fred Hoiberg, e Marquesse Chriss dei Phoenix Suns, lungo moderno e atletico dotato di un discreto repertorio offensivo che può tornare utile in Arizona. La scommessa? Thon Maker, vediamo se riuscirà a dire la sua nei poliedrici Milwaukee Bucks.
5) La free agency è stata molto movimentata. Qual è stato il miglior colpo in rapporto qualità-prezzo?
Marco: Per il rapporto qualità prezzo io dico Oladipo: ai Thunder è arrivato con Sabonis praticamente traendo il massimo dalla cessione di Ibaka. Una trade davvero sontuosa di OKC. Victor ha talento, sono curiosissimo di vederlo in coppia con Russell Westbrook. Potrebbero rappresentare una coppia davvero letale a livello fisico, qualcosa che molte squadre non possono vantare, qualcosa che la scorsa stagione gli Spurs soprattutto hanno dimostrato di non avere e pagato a carissimo prezzo durante i playoffs…
Giacomo: DAVID WEST: 1 anno a $1.55 milioni agli Warriors. Personalmente ritengo che sia stato sottovalutato il suo innesto. KD35 ha oscurato tutto, ma West sarà fondamentale per un’annata vittoriosa. L’uomo in più.
Francesco: Indiana si è mossa tremendamente bene in questa free agency portando a cospetto di coach McMillan ottimi giocatori come Jeff Teague o Al Jefferson. Non male anche Dallas che ha acquisito Harrison Barnes e Andrew Bogut 2\5 (seppure i meno forti) del roster vice-campione NBA e un interessante Seth Curry. Ottimo anche Ryan Anderson a Houston. Se, però, dovessi dare un premio lo darei ai San Antonio Spurs: Pau Gasol agli ordini di Popovich è la versione sportiva di una poesia di Pablo Neruda.
Raffale: Il premio miglior acchiappo 2016 in relazione alla spesa fatta, lo conferisco a Indiana con la firma di Al Jefferson. Finalmente i Pacers hanno quel giocatore interno da potenzialmene 20 e 10 a sera che gli è mancato per tanto tempo.

Iguodala in marcatura su Kevin Durant
Virginia: Per la portata detonante del matrimonio, dico Gasol-Spurs, ma a livello affaristico il primo premio va a pari merito agli Indiana Pacers per Al Jefferson e agli Oklahoma City Thunder per l’operazione Ibaka, che, nonostante la portata “affettiva” dell’abbandono, ha rassicurato i supporters del Tuono con un talento come Oladipo e altri due rinforzi come Sabonis e Ilyasova.
Daniele: Di sicuro il colpaccio l’hanno battuto gli Indiana Pacers andando a prendere un centro esperto come Al Jefferson: con il suo bagaglio tecnico può guidare l’attacco partendo dalla panchina (il centro titolare come detto da Nate McMillian sarà Myles Turner). L’ex Hornets è il tassello che serviva tanto a questi Pacers, decisi a intraprendere una filosofia più offensiva come auspicato da Larry Bird. Un affarone. Quella di Al Horford è la miglior firma dopo quella di Durant ai Warriors. Occhio a Joe Johnson. Agli Utah Jazz può regalare punti ed esperienza per raggiungere l’obiettivo playoff.
6) Si parla tantissimo del futuro di Minnesota, una squadra in rampa di lancio destinata a grandi cose. Come vedete lo sviluppo della squadra? Arriveranno ai playoff?

Il futuro radioso de T’Wolves
Marco: Con Thibodeau non esiste la parola TANK, per cui i Timberwolves ci proveranno in tutti i modi: hanno un talento a disposizione davvero smisurato, una guida spirituale come KG. Towns, Wiggins su tutti sono pronti al grane salto, poi c’è Dunn… Talento e difesa, da qui ripartiranno i ragazzi di Minnesota. Playoffs alla portata, ma ce ne sarà di strada da fare ancora.
Giacomo: La trade di Kevin Love ha portato vantaggi ad entrambe le parti. Cleveland ha vinto il titolo, Minnesota ha preso scelte importanti per i draft. Se Rubio partirà prima della fine della stagione, Dunn avrà più minuti e potrebbe esplodere. La rebuilding è partita da lontano e nel 2017 potrebbe mostrare i primi frutti di grande qualità. Come cantano i Non Phixion “THE FUTURE IS NOW”.
Francesco: Lo ammetto: sono tifoso TWolves e quindi mi sarà difficile essere imparziale al 100%. Il futuro di Minnesota è sicuramente radioso. Credo che Karl Anthony Towns, Andrew Wiggins, Kris Dunn e Zach LaVine siano, sicuramente, giovani molto interessanti, tra i migliori in tutta la lega. Coach Thibodeau è uno dei più bravi in circolazione e con lui credo che Towns potrebbe diventare un giocatore mostruoso. Playoff già quest’anno? Può essere, io però punterei un euro sulla qualificazione dell’anno prossimo. Quest’anno la squadra è “soltanto” una splendida scommessa, per diventare realtà c’è bisogno di tempo e di crescita. L’unica cosa che non mi convince è Rubio, costantemente al centro di voci di mercato. Il play spagnolo si è anche dichiarato deluso, della sua esperienza ai Timberwolves fino a oggi. Nonostante sia uno dei pochi playmaker “puri” rimasto in circolazione, ritengo che sia meglio sia per lui, sia per la squadra, optare per un futuro lontano da Minnesota. Sono molto fiducioso invece per quanto riguarda Dunn. L’ex Providence potrebbe sopperire all’eventuale partenza di Rubio nella posizione di play. Zach LaVine deve dimostrare di non essere solo un giocatore da All Stars Weekend ma di avere anche le capacità di far parte di una, eventuale, futura contender. Wiggins deve fare il salto di qualità definitivo. Ripeto: il futuro sembra d’oro. Prevedo un’altra stagione di transizione anche se, per la prima volta dopo 12 lunghissimi, anni, i playoff non sono utopistici.
Raffaele: Come ho scritto prima: “Quanto amo Minnesota”, cit. Potenzialmente hanno tutto: un Swingman nonché nuovo Scottie Pippen in Andrew Wiggins, un role player esaltante quanto umile in Zach Lavine, un realizzatore come Dunn ed il futuro Hall of Famer,Towns. La città è in fermento ed è una città che si merita più di tutti di vedere i suoi vincere: si è rialzata dopo la partenza di KG, così come dopo quella di Love e soprattutto ha guardato avanti dopo la morte di Flip Saunders. Non arriveranno alla post-season quest’anno ma restate sintonizzati. E lassù Flip sta sorridendo.
Virginia: Hanno tutte le carte in regola per superare quota 42/43 vittorie e ritrovarsi come i Pelicans di due anni fa, a giocarsi gli ultimi posti coi Thunder. Molto passerà dalle mani di coach Thibodeau, perchè ha in mano materie prime di grandissima qualità che però dovranno essere spronate, smussate e incastrate, in modo da formare una squadra vera. Peccato per l’addio di KG. Peccato per tutta la NBA ma soprattutto per Towns, Wiggins, LaVine e Dunn, che avrebbero potuto prendere tantissimo anche da un solo altro anno a contatto con The Big Ticket.
Daniele: Eh già, in fondo siamo un po’ tutti simpatizzanti dei Timberwolves, no? Credo che con un coach di primo livello come Tom Thibodeau alla guida, la squadra beneficerà di un upgrade soprattutto a livello difensivo: riuscirà secondo me a disciplinare ancora di più tutti i giovani presenti nel roster, compresi Andrew Wiggins e Karl-Anthony Towns, pronti a dominare la lega nelle stagioni a venire. Il gruppo è ancora giovane e dovrà trovare la giusta amalgama, non so se saranno subito in grado a raggiungere i playoff, ma non sarei stupito che ciò avvenisse.
7) Domanda tanto banale, quanto vasta: chi sarà l’Mvp e perché?

Curry bi- MVP
Marco: L’Mvp credo potrebbe uscire (anzi lo spero visto che poi è sempre dato anche in base al record di squadra) un Dame Lillard o un Russell Westrook. Anche Leonard lo metto tra i candidati. Insomma l’MVP uscirà da Ovest…ah no LeBron James è ad est.
Giacomo: Che sia un premio inutile è assodato. L’anno scorso era l’anno di Anthony Davis e invece sappiamo tutti com’è andata. Ecco per me potrebbe essere l’anno in cui completa la sua maturazione, ma senza risultati di squadra l’MVP non lo si vince. Detto ciò dico: Russell Westbrook. Da suo ammiratore, mi duole dirlo, ma ho avuto l’impressione che spesso ha giocato per la tripla doppia o per altre stats. Quindi non mi sembra impossibile pensare che giocherà un po’ anche per dei risultati individuali. Se devo mettere il fatidico dollaro dico: “The beast is unleashed”
Francesco: Dare un giudizio sull’MVP a Settembre è quasi impossibile. Quindi mi baso su quanto visto nella stagione passata e dico che, secondo me, sarà ancora la volta di Stephen Curry. Il numero 30 di Golden State ha dimostrato uno stato di forma eccezionale, durato per tutta la stagione, Finals a parte. Uno stato di forma così duraturo non può essere motivato da un paio di “stagioni fortunate”. Tralasciando la sua discreta capacità dietro l’arco, Curry è in grado di penetrare come pochi, è il leader delle palle rubate ed è anche uno dei migliori nei “potential assists”, quindi dire che sia “semplicemente un tiratore” mi sembra sia eccessivo. Ritengo inoltre che l’arrivo di Durant non ruberà il palcoscenico al 30: GSW è stata, ed è tutt’ora, la franchigia di Curry, quindi il violino numero uno credo che rimarrà lui, d’altronde è KD ad essere andato da Steph, non il contrario. Inoltre, solitamente, il titolo di MVP viene dato al giocatore di una franchigia vincente e credo che i Warriors disputeranno un’ottima stagione, guidati proprio dal primo nella storia a vincerne uno all’unanimità. Ovvio ci sono molti candidati: Lillard sta crescendo sempre di più, lo stesso Durant, ma anche Leonard e Davis se lo giocano.
Raffaele: Due nomi tangibili: Kawhi Leonard e LeBron James.
Virginia: Nonostante le capacità di gente come Lillard, George e Davis siano innegabili e degne di riconoscimento, finchè sui parquet ci saranno nomi come LeBron James, Steph Curry e, più defilato, Kevin Durant, la lotta al titolo di MVP resterà appannaggio di questi qua. Quindi, azzardando dico: Daniele Maggio.
Daniele: Quoto razionalmente Virginia, ci azzeccherà sicuramente. A parte gli scherzi… Punto le mie fiches su Paul George: è tornato dall’infortunio più forte di prima ed è motivato più che mai a guidare i suoi compagni nel futuro prossimo. Gli Indiana Pacers hanno fatto un ottimo mercato e, se tutto girerà per il meglio, la squadra si piazzerà nelle zone alte della Eastern Conference con PG13 che potrebbe mettere le mani sul titolo di MVP.
8) Da quale coach e quindi franchigia, vi aspettate un salto in avanti notevole?
Marco: Io sinceramente mi aspetto un bel salto di qualità dai Chicago Bulls, da coach Hoiberg: primo anno duro, durissimo nella lega. Il prossimo può solo essere migliore: è partito Rose, è partito Noah, è partito Gasol e sono arrivati giocatori molto utili come Wade, Rondo e Robin Lopez oltre a giocatori solidi per la panchina. Fare peggio è impossibile i playoffs sono alla portata e Fred dovrà dimostrare di aver capito cosa voler fare da grande.

Luke Walton nuovo allenatore dei Lakers
Giacomo: Los Angeles Lakers e Luke Walton. Devono e possono fare di meglio. Sono in un periodo di cambiamenti, però la mediocrità totale non è più tollerata dai tifosi giallo viola. Credo che non sarà un’annata ricca di successi, ma dall’ex vice di Kerr a Golden State, mi aspetto grandi cose.
Francesco: Quest’estate si è parlato molto di Orlando per via della trade che ha portato in Florida Ibaka. Secondo me è stata una trade molto importante per i Magic. Inoltre a Orlando è arrivato anche coach Vogel e potremo presto vedere i Magic di nuovo ai playoff. Coach Vogel ha dimostrato una grande conoscenza cestistica, portando in 5 anni i Pacers in finale di Conference per due volte. Paul George si è espresso contrario alla sua partenza, dichiarando che Vogel sia stato l’uomo più influente nella sua vita: questo fa capire che persona sia.
Oltre a Thibodeau a Minnesota, mi piace anche molto Walton ai Lakers, gli anni di gavetta in un sistema ottimo come quello di Golden State l’hanno fatto crescere molto. Walton si è già dimostrato capace a sostenere la pressione e, soprattutto, ha dimostrato grande talento. Un esempio? Iguodala su James nelle finali 2015. Walton ha, inoltre, già dimostrato di saper guidare una squadra: il record iniziale di 24-0 dei suoi Warriors porta la sua firma (Kerr era assente per un problema alla schiena) e i Lakers hanno giovani di talento con un futuro che sarà sicuramente importante.
Raffaele: E’ l’anno giusto: Orlando Magic! Settore lunghi stracolmo ed esaltante oltre che vario, città che ci sente per il basket e Mr. “Smash Mouth Basketball” Frank Vogel pronto a gettare il cuore oltre l’ostacolo. Possono arrivare seriamente ai Playoff essendo ad Est quindi in una situazione molto più volubile rispetto ai cugini occidentali. Il barometro squadra sarà Mario Hezonja, il quale dovrà dimostrare di saperci stare in questa lega, altrimenti andranno sul mercato dove un lungo da usare come merce di scambio ce l’hanno. Che sia la nuova maglia del Gallo?
Virginia: Al di là dei rilievi su Thibodeau ai T’Wolves e Vogel agli Orlando Magic, credo sia “l’ultima chiamata” per i Clippers: hanno raccolto troppo poco, Doc Rivers deve trovare la chiave, il modo per rendere fiera l’altra sponda di L.A. anche quando le cose si fanno serie. E’ di qualche giorno fa il mea culpa di Blake Griffin sui suoi errori, grossi, dello scorso anno. La mano rotta prendendo a pugni in faccia Matias Testi è uno di quegli “incidenti” che non devono capitare, soprattutto in un mondo come quello della NBA che impatta sulla formazione di milioni di ragazzini e non tollera condotte di tal genere. The Flying Lion promette di tenere testa bassa e pensiero fisso al campo, e sarà meglio che mantenga gli impegni, perchè da luglio dell’anno prossimo sia lui che CP3 potranno uscire dal contratto, dopo si vedrà.
Dopodichè, credo sia l’anno della maturazione per Utah. Un quintetto solido, una buona panchina, un’ottima difesa e un coach intelligente come Quin Snyder possono portarli a centrare ampiamente i Playoffs.
Daniele: Prima ho citato implicitamente i Pacers, loro possono recitare seriamente il ruolo di ‘anti-Cavs’ ad Est. I Los Angeles Lakers invece possono dare una vera e propria svolta al loro progetto di rebuilding. Penso che Luke Walton sia un coach in gamba ma ancora acerbo, quindi bisognerà lasciarlo lavorare in pace. Con la dirigenza che in offseason ha compiuto delle mosse intelligenti e con un bel gruppo di ragazzini promettenti a sua disposizione, Walton può dare finalmente un’anima a questa franchigia, impartendo idee moderne di basket (ritmo alto di gioco, quintetti versatili e tanti tiri da tre). Ovviamente non mi aspetto il loro accesso alla postseason, tuttavia credo che i Lakers possano metttere seriamente i paletti per il futuro e farci divertire.
9) Il James visto nelle ultime due Finals, è stato inarrestabile. Ripeterà quelle prestazioni insieme alla sua squadra, le migliorerà addirittura perché più leggero dopo la conquista del titolo a Cleveland oppure patirà un po’ di pancia piena?
Marco: Temo, ma alla fine non ci credo tanto neanche io, che possa avere una leggera flessione a livello di fame. LeBron James è un giocatore unico nel suo genere, spero che non ci abbia ancora mostrato fino a che punto è in grado di migliorare se stesso e la squadra in cui gioca.
Giacomo: Pancia piena e LeBron James non possono stare nella stessa frase neanche dopo che ha mangiato il tacchino nel giorno del ringraziamento. Dipenderà da JR Smith, dagli avversari, da troppi fattori. Le Finals sono un traguardo abbordabile nuovamente, ma non scontato.
Francesco: LeBron non è più un giocatore da regular season. LeBron è diventato un giocatore che può permettersi di giocare due mesi all’anno e “passeggiare” i restanti cinque. Con l’età che avanza ha dovuto adattare il suo fisico. Prendiamo l’anno scorso. Regular season che, rispetto a quanto ci ha abituato gli anni prima, potremmo definire inferiore alle sue strepitose medie. Poi però quando c’è da fare sul serio si accende, o meglio si infiamma e diventa il giocatore più forte sulla terra. L’intelligenza di LeBron gli ha fatto capire che, a 32 anni, non può permettersi di essere così dominante per tutta la stagione. Gioca in una squadra che, a est, i playoff li raggiungerebbe anche se lui giocasse al 40% quindi perché stancarsi durante la regular, rischiando di fare come i Warriors l’anno scorso? Tutto questo per dire che, secondo me, vedere LeBron con la pancia piena è praticamente impossibile e se non riuscirà nel back-to-back sarà merito di altri e, sicuramente, non demerito suo.
Raffaele: Assolutamente non è a pancia piena! Lo squalo ha sempre fame, altrimenti non è uno squalo. A mio modo di vedere farà una grandissima stagione, di quelle che andranno agli annali. Sarà coadiuvato ancor di più da Love e da Irving e penso che farà di tutto per portare Cleveland ad un livello ancora migliore delle ultime Finals. In fondo quelli che ha battuto a giugno dice che si siano leggermente rinforzati, quindi mi sembra anche obbligato a farlo.
Virginia: Onestamente mi aspetto che la scelta di KD di passare ai Warriors gli faccia venire una fame di vittoria ancor più potente. Il nemico si è rafforzato nel modo più brutale (e comodo) che poteva, due tra i tiratori più forti di sempre stanno dalla stessa parte, vuoi che Il Prescelto rinunci alla possibilità di dire: “Vi ho battuti lo stesso”?
Daniele: I veri campioni non hanno mai la pancia piena. LeBron ha mantenuto la sua promessa e portato a termine la missione, ergo giocherà una stagione in maniera più distesa e senza pressioni addosso. Così come tutta la squadra, che durante la passata offseason non ha subito grossi cambiamenti: l’amalgama trovata da Tyronn Lue è quella giusta. Kyrie Irving ha preso più consapevolezza dei propri mezzi, Tristan Thompson a livello tattico è divenuto fondamentale e Kevin Love può dare verve all’attacco con i suoi punti; inoltre gli innesti di Chris Andersen e Mike Dunleavy hanno allungato di più la panchina. Possono rivincere il titolo.
10) Come valutate la decisione di Silver sul hack-a-x?
Marco: Sinceramente io credo che chi non sappia tirare i liberi debba essere penalizzato nel corso della gara. L’NBA richiede standard elevatissimi anche dalla lunetta, per cui se i giocatori si allenassero di più su quel particolare (non da poco) all’interno di una gara non sarebbe male…
Giacomo: Silver, come i McMahon in WWE, pensa al “best for the buiseness”. Non solo è normale, è giusto. Se l’hack è una minaccia seria per lo show, capisco la sua scelta. Non la condivido perché ritengo che il merito sportivo sia alla base di tutto. Se sei un appassionato di basket ti deve andar bene vedere 20-30 viaggi in lunetta, perché dovresti pensare: “Chissà come reagirà il coach avversario, come sistemerà la squadra ora, mentalmente è finita la gara di DeAndre, Howard?”. Capisco benissimo però, che non tutti sono appassionati e qualcuno è fan occasionale. Così come lo 0-0 nel calcio da molti è ritenuto noioso, io mi schiero con Gianni Brera che diceva: “La partita perfetta finisce 0 a 0.” Comunque saltare sulla schiena di un avversario a rimbalzo, non è basket. Su quello ha ragione Silver.
Francesco: Condivido pienamente il pensiero di Kobe: “Amico, vieni pagato milioni per mettere un maledetto libero.” Credo che limitare l’hack-a-shaq sia un cattivo esempio. Modificare una regola perché gente come Drummond o DeAndre Jordan non sanno tirare un libero mi sembra eccessivo.
Raffaele: Quando prendi tanti milioni all’anno, per favore, ti prego e ti scongiuro, puoi passare un po’ di tempo in palestra ad allenarti a tirare i liberi? Vedrai che poi questi problemi non ci saranno più.
Virginia: Apprezzo lo sforzo nel cercare di rendere meno spezzettati i minuti finali, la NBA ha tanti obiettivi da far quadrare e la si ama anche per questo, ma l’attuale, perfetto, studiatissimo, mondo professionistico del basket americano pretende un giocatore completo, che sappia anche tirare discretamente i liberi, quindi le vittime dell’hack potrebbero tranquillamente fare uno sforzo. Tutti tranne Andre Drummond: lui credo sia una causa persa.
Three of the four worst free-throw shooters in NBA history are active players.
What a time to be alive. pic.twitter.com/b0un3cNmVc
— HoopsHype (@hoopshype) 2 settembre 2016
Daniele: Adam Silver ha fatto bene a cambiare la regola sui falli effettuati prima delle rimesse e sui cosidetti flagrant, ma per il resto non mi trovo d’accordo. In fondo l’Hack è sempre stata una ‘strategia’, un sotterfugio utilizzato da tutti ormai per cercare di vincere le partite. Perché non utilizzarlo negli ultimi due minuti di ogni quarto? Quello dei liberi è un problema di tutta la lega? Assolutamente no. Il problema non è il fallo intenzionale… Boh, saranno felici quelli che tirano mattonate sul ferro, vedremo se questa decisione agevolerà – come dice Silver – lo spettacolo. Io sono scettico.







