Il 1° Gennaio 1959 il dittatore Fugelncio Batista abbandona L’Avana e Fidel Castro entra nella capitale cubana con le sue truppe rivoluzionarie, dando inizio al periodo Castrista dell’Isola che ancora si protrae fino ai giorni nostri.
Ma il 1959 è anche l’anno dell’inizio di un’altra grande rivoluzione, imposta alla giovane NBA, da due giganti: Wilt Chamberlain e Bill Russell, i quali diedero vita alla più bella rivalità di sempre della storia della pallacanestro americana.
Wilt Chamberlain è stato forse il miglior atleta che si sia mai visto sulla faccia della terra dai tempi di Ercole. Praticamente un colosso alla Shaquille O’Neal (senza i chili di troppo che per molta parte della carriera hanno appesantito Superman) che riusciva a correre i 400 metri in 49 secondi netti e saltare 7 metri in lungo e 2 metri in alto sbadigliando: se non avesse intrapreso la carriera di cestista avrebbe potuto diventare tranquillamente un campione di atletica leggera, volley, football o boxe.
Offensivamente era stratosferico, anche se piuttosto restio ad entrare in un sistema di squadra. Nella sua carriera -trascorsa tra Warriors, Sixers e Lakers– mise insieme numeri stratosferici riuscendo a stabilire sia il record di punti che di rimbalzi in una sola partita (rispettivamente 100 e 55), oltre ad accumulare un’incredibile numero di amanti avute (20000, stando alle sue dichiarazioni).
Bill Russell invece, pur essendo dotato di un buon atletismo, a livello fisico era leggermente inferiore a Wilt. A questa mancanza Russell compensava con un grande QI cestistico, soprattutto in difesa, ed un grande senso di squadra.
Russell non era un grande palleggiatore ed in attacco era piuttosto limitato nei movimenti (anche se con gli anni migliorò notevolmente questo aspetto del suo gioco), ma riusciva a mettere il suo talento e la sua voglia di vincere a tutti i costi a servizio della squadra, migliorando il gioco dei compagni e influendo negativamente su quello degli avversari. Passò tutta la carriera a Boston, dove insieme a quella creatura leggendaria che risponde al nome di Red Auerbach formò (forse) il duo più incredibile di tutti gli sport americani.
Wilt e Bill, si incrociarono per ben 8 volte in una serie playoff della NBA e per ben 7 volte a trionfare fu il gigante che vestiva la canotta verde dei Celtics.
Il motivo di questa statistica è da ricercare nelle personalità dei due grandi giocatori: infatti Chamberlain, nonostante fosse un giocatore oggettivamente più forte di Russell, giocava più che altro per se stesso mentre Russell giocava solo per vincere. E infatti vinceva.
Nella sua carriera durata 13 anni il centro dei Boston Celtics è riuscito ad infilarsi al dito l’anello di campione per ben 11 volte: un numero incredibile, specialmente se confrontato al numero di campionati vinti dal suo avversario per eccellenza (fermo solamente a 2).
Nonostante la rivalità, fra i due c’era comunque grande amicizia e profondo rispetto e spesso capitava di vederli a cena insieme. Il rapporto si incrinò leggermente solo dopo gara 7 delle Finals del ’69 disputate tra Celtics e Lakers (ultima partita che li vide contrapposti) e conclusa con il punteggio di 108 a 106 per i Celtics.
Russell infatti, a causa del suo grande senso di squadra e di onore, criticò abbastanza duramente Chamberlain per non essere entrato negli ultimi minuti della partita a causa di un infortunio, a suo dire, non così grave.
Questa critica causò la nascita di un lungo periodo di gelo tra i due, che addirittura smisero di parlarsi per molto tempo. In seguito Bill si scusò privatamente e pubblicamente, facendo in modo che la loro amicizia si ripristinasse.
Chi dovrebbe essere definito vincitore in questa rivalità? Ognuno sicuramente risponderebbe in maniera diversa, perché Bill Russell e Wilt Chamberlain hanno incarnato due modi diversi di intendere e giocare la pallacanestro.
Uno infatti era il campione che trascina i compagni verso la vittoria finale, mentre l’altro è quello del campione che metteva i compagni nelle condizioni di vincere. Sicuramente, in qualsiasi caso, dobbiamo essere grati a questi due incredibili atleti per averci fatto sognare e averci fatto scoprire sempre più la bellezza del Gioco.
