Nemmeno una settimana fa Giorgia Sottana ha salutato il basket in quella Gara 3 che ha consegnato alla sua Schio uno scudetto sofferto ma meritato contro una Reyer combattiva e coriacea, e non poteva che chiudere con l’ennesimo titolo di una carriera leggendaria la campionessa con la casacca numero #6 orange cucita sulle spalle e sul cuore. Trentatrè sono i trofei portati a casa dalla nativa di Treviso in tutta la sua carriera, di cui trenta conquistati in Italia e tre all’estero: un qualcosa di leggendario, iconico, irripetibile.
Per raccontare Giorgia Sottana e la sua carriera da vincente, da leggenda del basket, da capitana di Schio ma cestisticamente nata a Venezia non basterebbero 10 pagine di questo sito, perché quello che ha dato alla palla a spicchi italiana è un qualcosa di irripetibile. Ha certamente ricevuto tantissimo, ma vederla giocare è stato un piacere per gli occhi non solo di chi scrive, ma anche di tutti i veri appassionati di basket femminile (e non solo). Ha chiuso da leggenda, con l’ennesimo scudetto: la certezza è che l’anno prossimo ci sarà un vuoto importante. In campo e non solo.
Una leggenda rispettata e da ammirare: Giorgia Sottana
Per raccontare il rispetto e l’ammirazione che il basket italiano ha mostrato a Giorgia Sottana prendiamo due momenti importanti, nelle ultime due partite giocate a Venezia in casa di quella Reyer che l’ha cresciuta e fatta esordire grazie a coach Stefano Michelini. L’abbraccio con il pallone consegnato da Santucci in quell’ultima G3 di ELW giocata con la sua Schio e l’omaggio dei Canestrei (il tifo organizzato della squadra oro-granata) pochi minuti prima di G2 di finale scudetto, l’ultimissima partita giocata dalla ragazza trevigiana nel palazzetto dei suoi primi passi tra le grandi.
Due gesti che arrivano dal cuore e descrivono ciò che Sottana ha lasciato non solo al basket italiano, ma anche ad avversarie e tifoserie “rivali”. Una leggenda rispettata ed ammirata da tutti, magari con un carattere non facilissimo ma assolutamente da lìder maxima, da vera vincente. Quel pallone e quello striscione che ora – ne siamo certi – costudirà con cura a casa, come l’abbraccio commovente della sua gente a Schio in Gara 3 e nella festa di addio che hanno organizzato per lei, dove erano presenti tante giocatrici del presente e del passato.
Iconica, leggendaria, sempre in campo a lottare, con passione e leadership, senza dimenticare un talento che non sarebbe nulla senza il cuore, anche in Gara 3 nei pochi minuti in campo ha trovato il modo di decidere la partita. Come? Con un canestro dei suoi e con i liberi della stoffa. Semplicemente lei. A descrivere Giorgia Sottana bastano le parole di colui che l’ha lanciata, coach Michelini: “Giorgia non si è accontentata di usare il talento, ma ha voluto trasformarlo in scienza della determinazione, facendo le scelte giuste e migliorando l’ambiente che le stava intorno”.
Carattere non facile, è vero, ma la #6 orange ha un qualcosa che al giorno d’oggi è un unicum, non solo nella vita di ogni giorno, ma anche nel mondo dello sport: la sincerità, la capacità di dire ciò che pensa senza peli sulla lingua. Piaccia o no. Ed a chi scrive tutto questo piace, perché per esporsi ci vuole personalità, coraggio ed attributi, tutto ciò che non gli è mai mancato a “Gio”. E – forse – con 33 trofei, oltre 6000 punti in Italia, oltre 800 partite giocate nel basket italiano e 140 presenze con la nazionale, non è mancato niente. Una vita da vincente, una storia che ha chiuso con l’ennesimo trofeo. Grazie Gio, leggenda di un basket che da qualche giorno perde un pezzo importante. Iconica e da ammirare, ha chiuso come doveva, voleva e sperava. In mezzo alla sua gente, alzando lo scudetto.

