Una stagione iniziata con le solite prestazioni condite da alti e bassi, salvo poi cambiare marcia nell’ultimo mese grazie al alcuni accorgimenti che hanno rinnovato il volto della franchigia. Come accaduto nelle ultime stagioni, gli Utah Jazz sono partiti con l’obiettivo di continuare il loro progetto di ricostruzione nella speranza che il vento possa presto tornare a soffiare a loro favore, grazie ai giovani talenti scovati negli anni che crescono senza grosse pretese. Un’annata destinata ad ottenere l’ennesima scelta alta al prossimo Draft, un’annata che però sta prendendo una piega molto probabilmente inaspettata: gli Utah Jazz hanno cambiato completamente registro diventando attualmente il team migliore della lega.
No, non stiamo scherzando. Gli Utah Jazz sono davvero il team più in forma della lega. Dal 20 Febbraio ad oggi è passato esattamente un mese dalla prima partita post-ASG, vero e proprio sparti acque della stagione dei Jazz, come dimostrato dal record imposto in questi 28 giorni: 12 vittorie e 3 sole sconfitte manenendo quindi una media vittorie pari a 0.800; nessuno meglio di loro nell’ultimo mese, neppure i tanto decantati Hawks, Warriors, Cavaliers e Pacers che comunque hanno messo su numeri interessanti. Nessuno come Utah, insomma. Ma come può un team che, fino alla pausa per l’All-Star Game, navigava con un 0.385 di vittorie, migliorare i propri risultati fino a registrare un +107.79% in un solo mese, andando a scalare qualche posizione nella Western Conference grazie al 0.456 di vittorie? Da dove deriva questo cambiamento radicale? La risposta risulta essere una soltanto: Rudy Gobert.
Il francesino classe ’92, è stata una delle piacevoli scoperte di questa stagione, dimostrando una solidità difensiva non indifferente, movimenti da pivot moderno con piedi alquanto mobili e mani parecchio educate, capace inoltre, grazie alle sue doti non indifferenti, di essere un fattore importante negli equilibri dei Jazz. Un’esplosione che parte dall’inizio di questa stagione, con prestazioni sempre in crescendo, che hanno fatto meditare i dirigenti di Utah al punto di rischiare il tutto per tutto, andando a tradare Enes Kanter con i Thunder, proprio per dare maggiore spazio al giovane francese. Missione compiuta. La gara del Rising Star Challenge è stato il vero trampolino di lancio per Rudy: 18 punti, 12 rimbalzi e 3 stoppate; grazie a tale manifestazione il mondo intero ha potuto ammirare tutto il suo talento.
Da allora, i Jazz hanno cambiato marcia con Rudy vero simbolo di tale rinascita: nonostante un attacco che ancora stenta a decollare, grazie all’apporto difensivo del francese, la franchigia di Salt Lake City è passata dall’essere la 27esima difesa della lega (106.1 punti consessi sui 100 possessi) al divenire la migliore dell’ultimo mese, concedendo agli avversari la miseria di 89.6 punti: -16.5 punti di media concessi che hanno fatto assolutamente la differenza nelle ultime 15 partite disputate. Il tutto (o quasi) è frutto del grande lavoro svolto da Gobert, in particolare nel pitturato dove è stato capace di ridurre drasticamente le percentuali al tiro, concedendo soltanto il 39% (dato aggiornamento al 10 marzo). Una presenza difensiva incredibile vicino al ferro, aiutato dalla grande apurtura alare a disposizione che lo rende uno dei migliori stoppatori della lega grazie alle 2.3 stoppate di media che lo posizionano al terzo posto in graduatoria. Il tutto viene riflesso nel Defensive Plus/Minus, particolare statistica riguardante il contributo difensivo, in cui Gobert risulta essere leader grazie ai suoi 5.2 punti che lo pongono davanti a campioni del calibro di Duncan o Noah.

Rudy Gobert (2.3) risulta al terzo posto nella classifica stoppate, dietro solo a Serge Ibaka (2.4) e Anthony Davis (2.9)
Un apporto incredibile insomma, da parte di un ragazzo chiamato con la 27esima scelta assoluta dai Denver Nuggets al Draft 2013 e subito girato agli Utah Jazz, che hanno trovato in lui un gran lungo per il presente e un ottimo prospetto per il futuro. Grazie al suo inserimento in quintetto al posto di Kanter, Utah ha cambiato volto alla sua stagione: ciò non consentirà alla franchigia di ambire all’ottavo posto nella Conference ma sicuramente è un segnale incoraggiante verso qualcosa di migliore, magari a partire dal prossimo anno. Gobert, unito a Hayward, Burk, Exum e tutti i talenti di prospettiva presenti in roster, formano una base importante sulla quale lavorare con fiducia e serenità. Il futuro è roseo e, con un Salary Cap che permetterà di agguantare qualche FA, magari anche importante, già dalla prossima estate, ipotizzare gli Utah Jazz tra le migliori otto della Western Conference già dalla prossima stagione, non è per niente utopistico.
Per Nba Passion,
Mario Tomaino







