I Golden State Warriors, dopo aver superato Portland nelle semifinali di conference, si preparano ad affrontare Oklahoma City nella sfida che proclamerà la squadra regina della Western Conference.
I Blazers, eliminati in 5 gare, hanno comunque disputato una serie molto intensa, grazie ai loro giocatori chiave che sono stati capaci di tenere testa all’armata di Steve Kerr con una prestazione dall’arco di assoluto rispetto. E’ lecito affermare che quella di Portland è stata una grande serie giocata da una squadra il cui futuro appare più roseo rispetto a un anno fa.
Il principale merito da riconoscere ai ragazzi di coach Stotts è stato quello di aver saputo leggere molto bene gli attacchi di Curry e compagni, obbligandoli nel corso della serie a cercare delle alternative.
Infatti, durante la stagione regolare i principali schemi che hanno permesso a Curry e compagni di centrare il record di vittorie in regular season consistevano soprattutto in tagli e blocchi, come ad esempio:
OPZIONE 1: TAGLIO SUL LATO DEBOLE E ALLEY-OOP
Questa è stata anche l’opzione più utilizzata nelle prime gare della serie contro Portland. Tre uomini partono alti. La palla viene spostata da un lato all’altro passando per l’uomo in punta. Dopo il passaggio l’uomo in punta taglia verso il canestro passando dietro a un blocco sul lato debole e per andare a concludere in alley-oop.
E ancora
OPZIONE 2: TAGLIO “WARRIORS”
Questo movimento è tipicamente “Warriors”. Un big man (solitamente Harrison Barnes) prende un blocco dall’angolo portato da un tiratore (ad esempio Steph Curry) per poi tagliare forte a canestro. Il difensore del tiratore raramente accetta il cambio di marcature, permettendo così all’ala dei Warriors di andare a concludere con un layup.
Qui un esempio contro Memphis:
Tuttavia, contro Portland queste strategie hanno faticato a funzionare. I Blazers hanno saputo difendere in modo eccezionale sull’opzione 1 (come si può vedere nel video sotto), con Thompson che dopo aver preso il blocco di Green, non riesce a concludere in alley oop a causa dello lavoro splendido in copertura di Aminu.
I Warriors allora, nel proseguo dell’azione, provano a cambiare l’attacco passando all’opzione 2. Tuttavia anche in questo caso arriva la difesa di Lillard e compagni che obbliga la squadra di Steve Kerr a cercare una terza, nuova, opzione.
Infatti in questa azione si può vedere come l’opzione 1 sia proibitiva (o meglio, sarebbe fattibile se ci fosse Curry al posto di Barnes come passatore), mentre l’opzione 2 non va a buon fine a causa della copertura di Ed Davis, staccatosi da Iguodala nell’angolo per impedire il layup di Barnes.
Ed è proprio in quel situazione che nasce l’opzione 3, che ha permesso ai Warriors di sbloccare il proprio attacco nel momento esatto in cui la squadra stava subendo il parziale di 7-0. Come si può vedere nel filmato, la palla finisce nelle mani di Curry, il quale decide di non giocare in isolamento.
Perché? Il motivo è duplice: innanzitutto perché prima di questa stagione, dove il numero 30 ha raggiunto un livello mai toccato prima, non si era mai notata una sua così grande abilità negli isolamenti uno-contro-uno (si tratta di un colpo che ha iniziato a sviluppare a partire da questa stagione).
In secondo luogo, uno stile di gioco di questo tipo alla lunga richiederebbe un eccessivo dispendio di energie fisiche e le difese potrebbero iniziare a muoversi in funzione dei suoi isolamenti (per approfondimenti, vedere la carriera di Melo).
Ed ecco allora che l’MVP della stagione decide di prendere palla e, dopo aver mandato fuori tempo il suo diretto avversario, scarica a Iguodala (lasciato solo dopo l’accentramento di Ed Davis, ricordate?) che realizza un facile tiro dalla distanza.
In questa azione Curry ha saputo prendere la miglior scelta possibile. Non bisogna cadere nell’errore di descrivere Curry come solamente un tiratore eccezionale: c’è molto di più in questo giocatore e in questi Warriors. Certo, alcune vittorie sono arrivati da tiri illogici da metà campo, ma è impensabile costruire un record di 73-9 solo su questo.
Ed è quello il grande segreto di tutti i campioni. E’ questo il motivo per cui Jordan ha aspettato quasi dieci anni prima di cominciare a vincere, il perché Kobe ha sempre avuto uno Shaq o un Gasol affianco per trionfare e il perché i Thunder di Westbrook e Durant (prossimi avversari di Golden State) non sono ancora riusciti a portare a casa l’anello. Almeno, fino ad ora.











