Guardando una partita di basket NBA con gli occhi di un bambino si può immaginare l’ ammirazione nel vedere quegli uomini dalle doti soprannaturali fare gesti di un atletismo fuori dal comune. I bambini crescono cercando di seguire le loro orme, di raggiungerne i traguardi.
A vederla in questo modo i giocatori della lega di basket più bella del mondo sembrano quasi dei supereroi. Allora abbiamo pensato, un po’ per divertirci noi, un po’ per far divertire voi, di provare a dare un Alter Ego ai più dominanti giocatori che stanno calcando i parquet americani ai giorni nostri.
Marvel
Il nome è Passion, NBA Passion
Questo è un articolo che parla di caratteristiche, che definisce un’identità. E non possono esserci né l’una né le altre senza una storia alle spalle. Quindi, questo è un articolo che narra una storia per arrivare a un’identità. La nostra, quella di NBA Passion. Una favola.
Che come tutte le favole, parte da lontano.
Storia della storia di una redazione
Flashback. È il 1998. Qualcuno annuncia che il mondo sta per finire, qualcuno teme il millenium bug, qualcun altro ancora tira dritto perché ciò che conta è l’oggi e al domani ci pensiamo poi domani. Tutti i componenti di questa redazione muovono i primi passi nel mondo, il basket magari è entrato nelle vite di qualcuno ma non di tutti, non possono sapere che nasceranno i social network e quindi non hanno ancora idea che tramite questi si conosceranno e che da lì si arriverà a un sito e al redazionale che avete sotto gli occhi in questo preciso momento. Siamo ancora nell’era analogica, dopotutto.
Dall’altra parte del mondo, espressione che in quel periodo ha più significato rispetto ad oggi ma ne ha meno rispetto anche solo agli anni ’40, è in atto una rivelazione che prende l’abbrivio da una rivoluzione, non proprio pacifica ma intellettuale e dunque almeno senza armi. Sede New York, e ci mancherebbe, luogo quello ad oggi più impensabile: la Marvel che non è più la casa editrice pimpante ed emergente degli anni ’60, né è ancora il colosso che conosciamo oggigiorno. Anzi…
La Casa delle Idee due anni prima ha rischiato la bancarotta, ora è in amministrazione controllata, il famoso/famigerato Chapter 11. La proprietà è conclamatamente in ambasce, l’obiettivo è tenere la testa sopra il pelo dell’acqua, non si sa nemmeno se le strategie a lungo termine riusciranno a esserci portate, a termine. Si vive alla giornata, a seconda della giornata.
Chi sorride è la Event Comics. È nata per sfida, per entusiasmo, dal disegnatore di origini latinoamericane Joe Quesada e dall’inchiostratore paisà Jimmy Palmiotti. È una fucina di idee, dove ogni pista viene battuta per di sperimentare linguaggi innovativi e accattivanti. Segnatevi questo punto, se vi state perdendo, perché sarà la vostra bussola.

Quesada e Palmiotti, all’epoca
Palmiotti e Quesada godono della stima dell’ambiente fumettistico, e dalla Marvel qualcuno dall’occhio lungo non ignora questo punto focale. Dai piani alti qualcuno fa piovere la proposta, e la leggenda narra che arrivi addirittura ad un party: mezzi finanziari e grafici illimitati, mano libera su storie e temi meglio se di cronaca o attualità, approccio autoriale ben gradito e anzi, caldamente consigliato. I due accettano, e ci mancherebbe, e si mettono al lavoro malgrado il resto della redazione Marvel li guardi di traverso e li sopporti poco e supporti ancor meno, per il semplice motivo perché agli “altri” tanta autonomia non è concessa.
Il progetto parte, l’etichetta è denominata Marvel Knights, con quattro titoli sotto la sua egida: Daredevil tormentato e fosco, Inumani intriso di intrighi da tragedia elisabettiana, Pantera Nera esotico e fantapolitico, Punisher mistico (per quanti conoscono il personaggio, pensate il paradosso). Ne seguono poi altri, sarebbe inutile fare l’elenco completo perché ciò che conta è che un approccio tanto originale e underground trascinò tutti i titoli Marvel a un rilancio in grande stile che ha portato alla Marvel che conosciamo oggi. Fine del flashback. Ora vediamo come questo si incrocia con la nostra storia.
Where innovation happens
Come è intuibile, e senza girarci tanto attorno, la strada che NBA Passion vuole seguire e l’obiettivo che vuole perseguire è quello della Event Comics prima e di Marvel Knights poi: un’informazione innovativa, dinamica, incisiva, autoriale, aperta a chi sa pensare out the box e a chiunque abbia da proporre un’angolazione accattivante, coinvolgente, provocante. Pur accettando di confrontarsi con tutti e di carpire spunti da tutti, il modello di NBA Passion è al di là dell’Oceano. Grantland, nel settore sportivo, e, come Quesada e Palmiotti di fronte all’offerta Marvel, ci mancherebbe, ma anche HBO, Netflix, Dark Horse Comics (quella di Sin City e The Mask, per intenderci) e chiunque abbia offerto un approccio inusuale e interessante nel proprio ambito di riferimento. Un approccio di passione, perché di quello si tratta: la passione è l’unica via tracciata e percorribile per parlare di pallacanestro in modo onesto e proattivo, innovativo. Il basket è arte e fisica allo stesso tempo, è chimica e psicologia, strategia militare e cultura, selezione naturale e pari opportunità.
Essendo così perfettamente bifronte, un paradosso tradotto in agonismo, la palla a spicchi non può che essere raccontata con passione, competenza certo, ma competenza appassionata e mai stanca, sempre curiosa, sempre alla ricerca, sempre insoddisfatta, come la Bocca di Rosa di De Andrè, e alla stessa maniera pronta ad attirarsi l’ira (e l’invidia) di quelle cagnette che si vedono sottratto l’osso solo perché sedutesi sugli allori non hanno combattuto con sufficiente forza per tenerselo. Una curiosità sempre energica, perché la palla a spicchi val bene una mossa. E quello è l’amor che muove ‘l sole, l’altre stelle e questa redazione: la passione.
Ora, non arriveremo mai ad affermare con tono sbruffone che NBA Passion è un sito americano nato a Roma per caso (quello lo pensiamo soltanto), ma allo stesso tempo non saremo mai pronti a negare che le fonti di ispirazione per noi arrivano da di là, dagli Stati Uniti. NBA Passion nasce come il sogno di dire qualcosa di interessante sul basket guardando al giornalismo anglosassone, si sviluppa come il sogno di dire qualcosa di interessante sul basket guardando al giornalismo anglosassone e maturerà come il sogno di dire qualcosa di interessante sul basket guardando al giornalismo anglosassone. Stop.
Che poi l’obiettivo venga raggiunto in toto, in parte o per niente, beh, quello lo sa solo la chiaroveggente più prossima a voi e a noi, o almeno così presumiamo. Ma lo slancio nel tentativo di raggiungere questo obiettivo non mancherà mai, e tutto sarà teso proprio a questo, e l’ambizione a essere per l’informazione cestistica quello che Netflix è per le i canali televisivi rimane intatta, a condizione imprescindibile e insindacabile che non venga mai meno la passione. D’altra parte, il destino è nel nome, no?

La copertina di Mosaic
Che la Marvel sia da sempre attenta agli avvenimenti del mondo reale è certo, e anzi, proprio su questa sua tendenza a guardare a quanto accade “fuori dalla finestra” ha fondato la propria fortuna e il sorpasso sulla DC Comics (editrice di Superman e Batman, per coloro che non fossero addetti ai lavori). Peraltro, non era la prima volta che si provava ad associare la NBA ai supereroi, dato che la Casa delle Idee qualche anno fa aveva prodotto alcune copertine per ESPN, operazione agevolata dal fatto che entrambe sono di proprietà della Disney. Non dovrebbe quindi sorprendere che dalla abbiano deciso di incentrare una delle collane su un giocatore di basket trasformatosi d’improvviso in un eroe.
O meglio, un antieroe. Sì, perché Morris Sackett, questo il nome del protagonista, è cestista straordinario ma dal carattere egoista ed arrogante (sempre per rimarcare la verosimiglianza delle storie…), che a causa dell’esposizione a un agente alieno chimico chiamato Nebbie Terrigene riceve il potere di entrare nel corpo delle persone. Il rovescio della medaglia, che ovviamente segue l’assunto marvelliano dei “supereroi con superproblemi”, sta nel fatto che… perde il suo, di corpo, ed è quindi costretto a vivere in simbiosi con l’ospite, con tutte le difficoltà che ciò comporta.
È possibile che Morris viva un percorso di formazione che lo porti dall’egocentrismo iniziale alla comprensione di cosa può fare con i propri poteri per il prossimo, così come è possibile che resti lo stesso ed entri a far parte di quella schiera di personaggi irredenti che la Marvel ha costruito nel corso dei suoi circa ottant’anni di storia. Il personaggio, nel mentre, è già apparso negli Stati Uniti un paio di settimane fa su Uncanny Inhumans #11, mentre il suo debutto in singolo, sulla serie “Mosaic” appunto, dovrebbe avvenire attorno ad ottobre. In Italia dovremo molto probabilmente aspettare il 2017, però intanto c’è inevitabile curiosità.
Se qualcuno non avesse ancora esplorato il mondo del fumetto americano, questo potrebbe essere un buon abbrivio per iniziare.
NBASuperheroes, il classico Supereroe a stelle e strisce: LeBron James è Captain America
Benvenuti ragazzi a questo nuovo appuntamento con la nostra rubrica NBA Superheroes. Riprendersi dopo le vacanze pasquali, qualche grigliata di troppo e il torneo NCAA, non è stato affatto facile, ma finalmente abbiamo smaltito l’overdose di birra e siamo pronti per tornare.
Oggi vi presenteremo due Supereroi che sono la proiezione del Superuomo per antonomasia, ma che per arrivare ad essere ciò che sono hanno affrontato mille difficoltà. Parliamo di Captain America e LeBron James.
Nato nel 1941, come strumento di propaganda contro i Nazisti, dalle menti di Jack Kirby e Joe Simon, Captain America è divenuto un simbolo degli Stati Uniti, tanto che dopo l’attentato del 11 Settembre 2001, i muri di New York si riempirono di murales con il Capitano Piangente. Dopo esser svanito nell’oblio a partire dal 1946, a riportare il personaggio all’antico splendore ci pensa quel genio di Stan Lee, facendo diventare Captain America un Supereroe Marvel.
Dietro il costume del nostro Supereroe si nasconde Steve Rogers, uomo americano dalla statura molto gracile e debole che fece di tutto per essere arruolato nell’esercito del proprio paese, venendo però scartato a causa del proprio fisico. Qualcuno però nota la grinta e il patriottismo di Steve e gli concede una chance. Quel qualcuno è il dottor Abraham Erskine, scienziato tedesco scappato dalla Germania nazista, e ideatore dell‘Operazione Rinascita che consisteva nella creazione di super soldati. Steve Rogers entra così nel progetto e, dopo aver assunto un siero speciale e dopo esser stato esposto a raggi speciale, il suo corpo subisce una totale trasformazione. Il ragazzo gracilino non esiste più, al suo posto è nato un Superuomo, dotato di un fisico marmoreo, dotato di super forza, agilità e più veloce di ogni essere umano. Steve Rogers non esiste più: è nato Captain America. Per suggellare al meglio la propria trasformazione, la Sentinella Della Libertà, indossa un costume che rappresenti il proprio paese il costume di color blu con una zona centrale a strisce verticali bianche e rosse come la bandiera degli Stati Uniti, ed il caratteristico scudo con i colori degli USA. Subito dopo la trasformazione il nostro Supereroe inizia la battaglia contro i Nazisti e in particolar modo contro il generale Johann Schmidt, divenuto poi il temibile Teschio Rosso, e contro il Barone Zemo, scienziato nazista con il compito di bombardare e distruggere Londra. Nel tentativo di dirottare l’aereo, Captain America precipita nel Canale della Manica, scomparendo per sempre o almeno fin quando non verrà ritrovato, intrappolato in una lastra di ghiaccio e poi liberato, dagli Avengers di cui diventerà il Leader, e venendo considerato il Primo Vendicatore.
“Per costruire un mondo migliore a volte e necessario distruggere quello vecchio e questo crea nemici”
Il fulcro della storia è l’analisi psicologica del nostro Supereroe, divenuto molto più che un semplice eroe a fumetti: era un simbolo. Il vero Supereroe è quello dietro la maschera, la persona nascosta nel costume. Steve è la persona adatta per diventare un Eroe in grado di difendere il proprio paese. Dotato di gentilezza, umiltà, senso di giustizia e quella determinazione di non arrendersi mai e di combattere le ingiustizie compiute ai danni dei più deboli sono le caratteristiche fondamentali per far parte di quella ristretta cerchia di persone che noi chiamiamo Eroi, ma che in realtà non fanno altro che il proprio dovere, magari con qualche aiuto, e combattono il male proprio come piace a noi: a calci supersonici nel Sedere!
Il 30 Dicembre 1984 è il giorno in cui nasce colui che ha scritto la storia recente della Pallacanestro a Stelle e Strisce. Stiamo parlando di LeBron Raymone James. Nato ad Akron, Ohio il piccolo cresce allevato dalla sola madre, Gloria James. LeBron passerà l’infanzia e tutta l’adolescenza in condizioni economiche proibitive, spesso dovendo cambiare casa ogni mese, e dovendo adattarsi alla vita nel ghetto. Mamma Gloria continuerà sempre a incoraggiare il proprio figlio, che resterà molto legato sia alla madre, sia alla città di Akron. Il giovane eccelle in due sport, Football e Basket, e fino al terzo anno della St.Vincent-St.Mary High School farà parte di entrambi i team della scuola. Nei primi due anni James è paurosamente inarrestabile e porta il proprio team alla vittoria di due titoli statali consecutivi, vincendo il premio di Mr Basketball e quello di MVP. Il terzo anno purtroppo non riuscirà a rivincere il premio di MVP e nemmeno il terzo titolo statale consecutivo, ma a 17 anni, il nostro si dichiara eleggibile per il Draft NBA 2003 e i Talent Scout impazziscono letteralmente. Sport Illustrated gli dedica una copertina, dal Titolo : ” The Chosen One”, il prescelto.
Tra una partita trasmessa su ESPN,
https://www.youtube.com/watch?v=aKntK1LsHQM
( con il secondo miglior sharing di sempre, secondo solo al ritorno di MJ sul parquet),la sera del 26 Giugno 2003, l’allora Commissioner David Stern pronuncia il suo nome, con la prima chiamata assoluta. Chi è a chiamarlo è scontato, sono i suoi Cleveland Cavaliers, squadra dello stato dell’ Ohio, vera e propria casa del Prescelto.
Quel Draft è storia, come lo sono gli anni a Cleveland ( molto spesso travagliati) , dove un 17enne è la stella assoluta. Il primo anno è un successo individuale, dato che James vince il premio di Rookie dell’anno con medie assurde (20.9 punti, 5.5 rimbalzi e 5.9 assist di media, citofonare Jordan e Oscar Robertson), ma è un fallimento di squadra, poichè dopo un finale di Regular Season orrendo i Cavs non disputano i Playoffs. James vola così ai giochi olimpici con gli USA, venendo eliminato dall’Argentina di Manu Ginobili, vincendo però il bronzo olimpico. Il secondo anno vede ancora LeBron a dominare l’intera lega, mantenendo un media di 27.2 punti, 7.4 rimbalzi e 7.2 assist, ma i Cavaliers non volano da nessuna parte. La stagione 2005/2006, sembra quella della svolta, perchè James riesce a trascinare il proprio Team ai Playoffs, grazie a prestazioni che segnano la storia della lega come i 56 punti rifilati ai Raptors all’Air Canada Center. Al secondo turno arrivano i vice campioni NBA, i Detroit Pistons, che la spuntano incredibilmente a Gara 7. Le medie stagionali del prescelto crescono ancora, 31.4 punti di media, conditi da 7 rimbalzi e 6.6 assist…roba da ALIENI! Nell’Estate 2006 arriva un’altra delusione con la nazionale USA, vincitrice di una medaglia di bronzo ai mondiali in Giappone.
James è frustrato e decide di cambiare il proprio stile di gioco, coinvolgendo di più i propri compagni e ponderando meglio le scelte nei momenti chiave delle partite. Così nella stagione 2006/2007 i Cavs arrivano alle Finals NBA dopo aver eliminato i Detroit Pistons alle Eastern Conference Finals. Alle Finals NBA arrivano i San Antonio Spurs di coach Greg Popovich e del trio di stelle Duncan-Parker-Ginobili. E’ massacro Spurs, che si portano l’anello a casa Sweppando i Cavs di James. La stagione successiva vede James vincere il secondo premio di MVP dell’All Star Game, ma porta ancora in grembo una cocente delusione ai Playoffs, visto che i Boston Celtics riescono a spuntarla a gara 7, giocando in casa al TD Garden. Nella stessa Estate arriva finalmente il primo successo di squadra della carriera del Prescelto. Finalmente il Team USA vince l’oro alle Olimpiadi 2008 a Pechino. Il 6 Settembre arrivano le lacrime: Kristopher Belman, realizza un documentario sulla vita del Chosen One intitolato ” More Than A Game”.
”Ho molto da imparare e tanti anni davanti a me per farmi un nome e per vincere un titolo. Non devo aver fretta. Sento che attorno a me si è creata molta attenzione, mi piace, mi stimola, quando faccio un bel numero e la gente si esalta è bello. Ma so bene che senza i compagni, il coach e l’organizzazione non sarei nessuno. Devo mantenermi coi piedi a terra. Trarre vantaggio dal fatto che ogni sera affronto i migliori al mondo, rubare qualcosa a ciascuno di loro. Giocare a basket mi fa sentire bene, non credo che mi monterò la testa.“
Incitato dall’oro Olimpico, la stagione 2008/2009 vede LeBron James in versione Supereroe . Vincitore del primo premio di MVP della Regular Season, James si carica i Cavs sulle spalle, conducendoli al miglior record della stagione ( 66 W 16 L) e spazzando via ai Playoffs gli Atlanta Hawks e i Detroit Pistons. Alle Finals di Conference arrivano gli Orlando Magic di Superman, Dwight Howard e per James arriva ancora una cocente eliminazione. Entrato nell’ultimo anno di contratto, la dirigenza dei Cleveland Cavaliers tenta il tutto per tutto, aggiungendo al Roster Shaquille O’Neal e Antawn Jamison. Il motto è Win a Ring For The King. Altro MVP della regular season per Mr LeBron James e altro miglior record NBA per i Cavs ( 61 W 21 L ). A peggiorare il rapporto tra James e i Cavs arriva puntualmente l’eliminazione al secondo turno dei Playoffs, contro i Boston Celtics. Tutti attaccano il giocatore, considerandolo un perdente, uno che non da nulla quando la palla scotta per davvero.
La soluzione? Arriva l’8 Luglio su ESPN, quanto attraverso ” The Decision ” LeBron Raymone James annuncia l’addio ai Cleveland Cavs, per portare il proprio talento a South Beach, Florida dove giocherà con i Miami Heat. Insieme al Prescelto arriva Chris Bosh, formando i Big Three insieme a The Flash Dwyane Wade. Le polemiche scoppiano in tutti gli USA, tanto che il proprietario dei Cavs, Dan Gilbert , condanna la ” buffonata” nazionale di James dichiarando che la propria franchigia vincerà un titolo prima di LeBron. Dopo un avvio non proprio eccitante e con un chimica di squadra latitante ( vedere i vari Timeout chiamati da Coach Spoelstra nella stagione 2010/2011), James abdica al trono di MVP (tiene 26.7 punti, 7.5 rimbalzi e 7 assist medie comunque stratosferiche ) in favore di Derrick Rose, playmaker dei Chicago Bulls detentori del miglior record NBA. LeBron, che nel frattempo ha cambiato numero di maglia passando dalla 23 alla 6, spazza via il più giovane MVP di sempre alle Eastern Conference Finals, piazzando un 4 a 1 a favore dei Miami Heat. Dietro l’angolo però ci sono i Dallas Mavericks di Dirk Nowitzki. Il risultato delle NBA Finals è una ancora un delusione, e Dallas conquista il titolo NBA. Piove sul bagnato, ma tranquilli l’orgoglio del Supereroe lo porterà finalmente ad esplodere. La stagione 2011/2012 parte in ritardo, causa Lockout e vede LeBron James in formato Captain America. Prende botte e soprattutto le restituisce, riprendendosi il trono di MVP ( terzo per lui), mantenendo 27,1 punti a partita, 7,9 rimbalzi e 6,2 assist a sera. Dopo delle Eastern Conference Finals combattutissime contro i Boston Celtics, chiuse solo a Gara 7, i Miami Heat sono inarrestabili e nelle Finals NBA gli Oklahoma City Thunder non hanno scampo. 4 a 0 e primo anello per il Re, che si porta a casa anche l’MVP delle Finals.
Arriva l’Estate 2012 e James farà parte della spedizione di Londra, con risultato Oro Olimpico. Questa squadra verrà considerata al pari del Dream Team del 1992. La stagione 2012/2013 vede i Miami Heat rinforzarsi con gli arrivi di Ray Allen e Chris Andersen, ed un LeBron James sempre più al comando della lega, scrivendo altre pagine di storia, vincendo il 4 MVP della propria carriera e stabilendo record personali registrando 26.8 punti, 8 rimbalzi, 7.3 assist, 56,5% al tiro e 40.6% da oltre l’arco a partita (record in carriera nei rimbalzi, nella percentuale dal campo e dalla linea dei tre punti). Gli Heat ottengono il miglior record dell’NBA ( 66 W 16 L) e arrivano alle Finals NBA dopo una ECF molto sudata contro i Pacers di Paul George. Alle Finals arrivano i San Antonio Spurs, che significano molto per il nostro Captain America. La serie tra Heat e Spurs è tra le più belle di sempre, portata a gara 7 da una magia di Ray Allen e conclusa da un duello epico tra Supereroi: Tim Duncan vs LeBron James. A spuntarla è il nostro, che si porta a casa il secondo anello consecutivo e il titolo di MVP delle Finals. Gli Heat sono caldissimi e la stagione successiva vogliono il Three Peat, dopo aver dominato l’intera Regular Season, ( MVP Kevin Durant) e arrivando ancora alle Finals NBA, dove ad aspettarli ci sono dei San Antonio Spurs in missione, che interpretano una pallacanestro che definire divina è eufemismo. I Miami Heat sono piegati in due dalle giocate del nuovo che avanza, Kawhi Leonard, vincitore dell’MVP delle Finals. La squadra si disunisce e James decide di tornare a casa. L’estate del 2014 vede una Decision 2.0, con il Prescelto che torna a Cleveland insieme a Kevin Love e Kyrie Irving. L’inizio non è dei migliori e James si infortuna saltando 10 partite. Al suo ritorno è vera poesia e i Cavs sono di nuovo tra le Contender con l’attuale secondo posto nella Eastern Conference.
Statistiche, riconoscimenti e record a parte, LeBron James è il simbolo dell’NBA proprio come Captain America è il simbolo degli USA. The Chosen One lo chiamavano, Messia di pallacanestro è diventato ,cambiando il gioco radicalmente. Dopo aver affrontato una giovinezza molto difficile e dopo aver sconfitto i fantasmi delle molte delusioni, il principe è diventato Re, anche se in giro ci sono molti Heaters. Perchè un personaggio così non può che spaccare in due le platee di appassionati, che però son costretti a stropicciarsi gli occhi davanti ogni sua giocata. Non c’è ne vogliano James Harden o Steph Curry ma l’MVP lo darei sempre a LeBron James . E attenzione perchè i paragoni con MJ non esistono, lui è LBJ, lui è Captain America!
per NBA Passion,
Francesco Papillo
NBA Superheroes, quando il cervello batte i muscoli: il Professor Xavier è Rajon Rondo!
Eccoci ancora insieme, con il nostro consueto appuntamento del venerdì pomeriggio. Il pezzo odierno della nostra rubrica NBA Superheroes è dedicato al vincitore del quiz a premi del giorno 16 Febbraio, Luigi Marra, sulla nostra pagina Facebook NBA e Supereroi.
I Supereroi di cui parleremo oggi, sono molto particolari. Non hanno la super forza , la super velocità, e non sono in grado di compiere salti giganti. Il loro è un mondo cervellotico, fatto di pochi eccessi e molta genialità, lavorando spesso dietro le quinte per imbastire le trame di un opera più grande. Stiamo parlando del Professor Xavier e di Rajon Rondo.
Charles Francis Xavier, chiamato Professor X, è un personaggio dei fumetti , inventato dalla brillante mente di Stan Lee, che fa la sua prima apparizione nel primo numero degli X-Men, di cui è il fondatore ed ha lo scopo di far convivere pacificamente umani e mutanti, pubblicato dalla Marvel Comics nel Settembre 1963. Figlio del fisico nucleare Brian Xavier e di Sharon Xavier, Charles eredita i propri poteri psichici dal padre che aveva assorbito delle radiazioni nucleari. Dotato di un’intelligenza sviluppatissima egli avrà successo sia negli studi che nello sport, in particolare nell’atletica. Costretto a ritirarsi perchè ritenutosi avvantaggiato rispetto agli altri esseri umani, si dedicherà unicamente agli studi, laureandosi in genetica molecolare all’Università di Oxford. Dopo la morte del marito, Sharon si risposa con Kurt Marko che porta con se il figlio, Cain, che proverà sempre un forte rancore per Charles, perchè viene sempre visto come il preferito dal padre che muore per salvare i due ragazzi da un incendio. I rapporti tra i due fratellastri degenera, finchè Cain non decide di diventare malvagio, assumendo le sembianze di un supercattivo: il Fenomeno. Charles, col passare degli anni, svilupperà sempre di più i propri poteri psichici diventando il più forte telepate presente sulla Terra. Può infatti leggere il pensiero, controllare la mente con estrema raffinatezza, proiettare illusioni, lanciare raggi di pura forza psichica, diventare invisibile e molti atri effetti. Il raggio dei suoi poteri raggiunge portata cosmica, e nel corso degli anni ha sconfitto alcuni dei più potenti mutanti del nostro tempo. E’ inoltre un abilissimo stratega e maestro di arti marziali, che, assieme al suo dono, lo rendono un combattente pericolossimo.
Charles decide di intraprendere un viaggio intorno al mondo per aumentare la propria cultura e così facendo conosce il suo più grande amico, Erik Magnus, con cui collaborerà alla costruzione di Cerebro, macchinario capace di estendere le capacità psichiche del Professor X. L’amicizia tra i due geni è destinata a finire a causa delle diverse visioni che hanno in merito alla collaborazione tra Umani e Mutanti. Magnus, divorato dall’odio per gli umani ne diventerà il più grande nemico: Magneto. Il Professore è indomito e prosegue il suo viaggio, giungendo alle appendici dell’Himalaya, dove perde l’uso delle gambe in seguito ad uno scontro con Lucifero, un alieno che avrebbe voluto conquistare la Terra. Costretto alla disabilità, nasce il vero Supereroe.
Charles si rende conto dell’esistenza di altri mutanti e che costoro fossero discriminati dal resto dell’umanità. Così, animato dal buonsenso e dall’immensa saggezza che lo contraddistingue tra tutti i personaggi della Marvel, ha un idea, quella di un mondo in cui uomini e mutanti vivono in pace tra loro , dando un senso di equilibrio ad una realtà troppo fragile. Un’idea condivisa da uomini e donne, uniti per difendere il mondo da odio e paura. Un’idea creata da un uomo, il professor Charles Xavier. Egli è il più umano tra i Supereroi e tutte le difficoltà che il destino gli porrà davanti saranno superate non come di solito piace a noi ( a calci supersonici nel sedere), ma in perfetto stile Professor X, ovvero attraverso elaborazioni cervellotiche e strategiche mirate all’ottenimento di quell’equilibrio utopico che sarà la ricerca di tutta una vita!
Tutto cervello e ( quasi) niente muscoli è Rajon Pierre Rondo, nasce a Louisville ed è il terzo di quattro figli. Mamma Amber, sarà costretta a crescerli da soli, perchè il padre molto furbescamente decide di darsela a gambe. Il piccolo Rajon, fin da piccolo è molto determinato ed ha un carattere particolarmente scontroso. Sostenuto dagli enormi sforzi della madre, il piccolo sceglie la strada del Football, abbandonandola però perchè ” troppo piccolo per un mondo di armadi che ti placcano”.
Così Rajon, segue la strada del proprio idolo, Isiah Thomas, e scegli di giocare a pallacanestro. Si iscrive alla Lousiville Eastern High School dove ad allenarlo è coach Doug Bibby, cugino del Mike visto in NBA. La situazione però degenera. Coach Bibby non è in grado di contenere il carattere difficile del giovane e, in seguito a diverse ragazzate, lo sospende per 14 partite. Ad intervenire è ancora mamma Amber, che ripristina il rapporto conflittuale tra il Coach e il proprio figlio. Inizia così un rapporto di collaborazione molto proficuo e al secondo anno, Rajon diventa una vera e propria star, dentro e fuori dal campo :27.9 punti, 10 rimbalzi e 7.5 assist a partita e il riconoscimento di “Region Player of the Year“, non sembrano poco. Con il benestare di Doug, Rondo si trasferisce alla più prestigiosa Oak Hill Accademy, ed è durante una partita con il suo nuovo Team che viene visionato da uno scout dei Boston Celtics. Prestazioni da 55 punti o da 31 assist sono la dimostrazione del talento cristallino di quel piccolo uomo proveniente da Louisville. Partecipa al McDonald’s All-American segnando 14 punti. Attraverso queste prestazioni, su Rajon si posano gli occhi dei maggiori College. Alla fine andrà a giocare per i Kentucky Wildcats. I due anni a Kentucky sono buoni, ma non eccellenti, perchè secondo coach Smith : “Voleva che i suoi compagni corressero quanto lui…io gli dicevo di rallentare perchè per molti i suoi ritmi erano insostenibili. E’ come una staffetta, devi ricevere il testimone nella zona di cambio, altrimenti sei squalificato”.
Rajon annuncia che dopo due anni passati ai Wildcats, si sarebbe dichiarato eleggibile per il Draft NBA del 2006. A sceglierlo con la 21esima scelta sono i Phoenix Suns. Danny Ainge, che già aveva messo gli occhi su Rajon tempo addietro, lo scambia con una futura prima scelta. Mai mossa fu più azzeccata. Durante la stagione da Rookie però, Rajon è solo il buckup di Delonte West, ed i Celtics non sono ancora la macchina perfetta che poi sarebbero diventati sotto la guida di Coach Doc Rivers. L’anno successivo è quella dell’esplosione Bianco-verde. Nel Massachussets arrivano Kevin Garnett e Ray Allen. Molti sono i dubbi sul giovane play della squadra, che viene visto come l’anello debole. Rondo? Anello debole? Il giovane play da Kentucky risponde alla grande, giocando da titolare ben 77 partite in Regular Season e dimostrando che oltre ai muscoli ( Garnett, Pierce e Allen) c’è anche il cervello. Rajon Rondo ormai non è più un semplice uomo, e sotto quella divisa bianco-verde c’è il cervello di un Genio e il cuore di un Eroe: Professor X.
Così con la sua imprevedibilità e la sua geniale visione di gioco, aiutano i Celtics ad arrivare alle Finals NBA, dove ci sono i Lakers di Kobe Bryant ( Batman). Rajon non è al top della condizione, ma per lui il fisico non conta più di tanto. In Gara 6, con un ginocchio praticamente K.O, il nostro Eroe mette in mostra una prestazione mostruosa : 21 punti, 8 assist, 7 rimbalzi e 6 rubate. Vittoria del 17 titolo NBA e complimenti da Coach Phil Jackson.. non proprio l’ultimo arrivato.
La Stagione 2008/2009 è quella della definitiva consacrazione a Superstar NBA, ed i Celtics diventano ” la squadra di Rondo’‘. Rajon è la mente che tesse la trame del gioco della squadra di Coach Rivers, ed arriva a piazzare la doppia cifra in Assist per ben 28 volte durante la Regular Season. Per non parlare del career high di punti, segnandone 32 ai Phoenix Suns. Ai Playoffs è l’unico trascinatore dei Celtics, consegnando alla storia ben 3 triple doppie, eguagliando il record di Larry Bird ai Playoffs. Però, con l’infortunio di Garnett, Rondo e compagni vengono eliminati alle Semifinali di Conference dai Magic di Dwight Howard. La stagione 2009/2010 è quella del rinnovo quinquiennale da ben 55$ mln. Garnett ritorna in campo e i Celtics tornano a vincere, con in cabina di regia il solito Rajon Rondo. Alle Finals NBA però ci sono di nuovo i Lakers, che stavolta si prendono la rivincita, eliminandoli in gara 7.
Purtroppo da questo momento in poi i Celtics non saranno più in grado di compete per il titolo NBA. Rondo è sempre al massimo, realizzando stagioni da 10 punti e 11 assist ad allacciata di scarpe, ma la squadra non è più compatta come prima. Il 4 Marzo 2012 entra nella storia, piazzando una tripla doppia da 18 punti 17 rimbalzi e 20 assist, roba che solo Chamberlain, Kidd e Magic Johnson sono riusciti a fare.
Durante le Finals di Conference contro i Miami Heat di James-Wade- Bosh, Rondo piazza una partita assurda da 44 punti!! Ciò però non eviterà l’eliminazione dei Celtics.
Rondo purtroppo la stagione successiva sarà costretto a saltarla a causa di una rottura del legamento crociato ( dannato Torn ACL) e non sarà più lo stesso. Pierce, Garnett e Ray Allen vengono ceduti e i Celtics cadranno nel baratro. Lo stesso Rondo,il 18 Dicembre 2014 abbandona la nave, per approdare ai Dallas Mavericks. Cuore bianco-verde, futuro con la jersey bianco-blu di Dallas.
Quando c’è da buttare il cuore oltre l’ostacolo, quando il fisico ti impedisce di fare ciò che vuoi ma nonostante tutto hai delle abilità mentali assurde, ed hai una visione del mondo e delle cose fuori dalla norma, quando tutto e tutti si mettono contro di te ma tu sei dalla parte dei buoni, beh non puoi che esser considerato un Supereroe. Signori e Signore, Ladies and Gentleman, The Brain Controller : Professor X è Rajon Rondo!











