Il Basket non è mai uno sport scontato. Nelle 7 partite domenicali, solo la vittoria dei Miami Heat contro i Philadelphia 76ers ha rispettato i pronostici. La notizia che ha destato più scalpore è stata la sconfitta dei Golden State Warriors, mai in partita contro i Los Angeles Lakers.
I Thunder, dopo aver dominato i primi quarti, ancora una volta hanno avuto quei minuti di blackout che hanno rimesso in partita gli avversari. Fortunatamente contro i Millwaukee Bucks si sono ripresi e hanno vinto una partita che, se avessero perso, avrebbero confermato tutti i limiti mentali visti durante la stagione. Tra le sorprese si annoverano la vittoria dei Phoenix Suns contro i Memphis Grizzlies; la sconfitta dei Dallas Mavericks contro i Denver Nuggets ai supplementari. Arresto casalingo dei Toronto Raptors contro gli Houston Rockets.
Ecco i numeri relativi alla Domenica NBA:
-I campioni in carica dei Golden State Warriors hanno perso la loro sesta partita stagionale. Le numerose palle perse, la scarsa lucidità, la scarsa intensità, il “curioso” 4/30 dall’arco sono stati gli ingredienti di una clamorosa sconfitta. Grazie a questa vittoria,i Lakers possono vantare una striscia particolare: nelle 366 volte che hanno affrontato una serie di 4 partite di Regular Season contro un avversario, ne hanno vinta almeno una.
–32 punti e 12 rimbalzi di Kevin Durant e la decima tripla doppia stagionale di Russell Westbrook hanno regalato la vittoria ai Thunder sui Bucks. Non basta la terza tripla doppia stagionale di Giannis Antetokounmpo con 26 punti, 12 rimbalzi e 10 assist. Per il greco è la seconda tripla doppia con almeno 25 punti. E’ il quarto giocatore, dopo Kareem Abdul-Jabbar, Oscar Robertson e Sidney Moncrief a riuscirci. Nella storia della franchigia il giocatore a vantare più triple doppie con almeno 25 punti è proprio Kareem Abdul-Jabbar con 7.
-Non è stato sufficiente un Dirk Nowitzki da 30 punti per evitare la sconfitta dei Mavericks contro i Nuggets. La partita è stata decisa da D.J. Augustin che ha segnato 8 punti nell’overtime tra cui i 2 liberi con 0,9 secondi da giocare. Il risultato finale è stato 116-114. Ottima la prestazione di Kenneth Faried: seconda partita in carriera con almeno 25 punti e 20 rimbalzi e 6° giocatore stagionale a riuscirci. Per i Mavericks è stato l’undicesimo overtime stagionale: il record è dei Philadelphia 76ers con 14 overtime stagionali nel 1990/1991.
-Reggie Jackson quando vede i Portland Trail Blazers si scatena: dopo i 40 punti della partita del 9 novembre, questa notte ne ha piazzati 30 guidando i Detroit Pistons alla vittoria per 123 a 103.
–James Harden, con 40 punti e 14 assist, ha permesso agli Houston Rockets di vincere all’Air Canada Centre, interrompendo la striscia di 12 vittorie casalinghe consecutive dei Raptors. Harden sta continuando ad offrire prestazioni offensive notevoli: quarta partita stagionale con almeno 40 punti e 10 assist. In stagione ci sono riusciti una sola volta solo Damian Lillard, Chris Paul, John Wall e Russell Westbrook.

Queste le parole usate nel suo discorso quando, al termine della stagione 2013-14, diventa MVP. Sono le parole che meglio racchiudono l’infanzia di un ragazzo nato nei sobborghi di un paesino vicino a Washington, tra la paura di un colpo di pistola e il sogno di giocare nei Toronto Raptors. Nel suo discorso, il nativo di Suitland riesce a trasmettere tutte le difficoltà che ha incontrato e brillantemente superato. È il motivo per cui oggi, quel ragazzo, si candida fortemente a diventare uno dei più grandi della storia, oltre che ovviamente al titolo con i suoi Oklahoma City Thunder e, di sicuro, al titolo MVP. Nel caso non lo abbiate ancora riconosciuto, stiamo parlando di Kevin Wayne Durant.
Quando arriva il momento di scegliere il college c’è solo l’imbarazzo della scelta: New Mexico State, Michigan, Iowa University, sono soltanto degli esempi della vasta scelta che KD aveva a disposizione. La sua scelta ricade però su the University of Texas Longhorns in Austin sempre dietro consiglio della nonna. Coach Sullivan all’arrivo di Durant impazzisce, s’innamora completamente di lui: “This is the best I’ve ever seen” “Non ho mai visto nulla di meglio”. Kevin diventa subito il cardine del quintetto, registrando nel suo freshman year medie di 25.8 punti a partita e 11 rimbalzi, cose veramente eccezionali. Durant quindi si rende conto di essere forte, talmente forte da sentirsi sprecato in un ambiente come la NCAA. Decide quindi di dichiararsi eleggibile per il Draft 2007. Gli esperti sono sicuri: Durant è la prima scelta, quindi KD si prepara mentalmente a volare nell’Oregon dato che i Trail Blazers detengono la prima scelta.
A sorpresa, invece, Portland chiama Greg Oden, e Durant viene selezionato “solo” alla numero 2, diventando quindi un membro dei Sonics. Inizia dunque la sua carriera NBA, con la 
I’ve been second my all life. I was the second best player in High School. Second pick in the NBA Draft. I came second in the finals. I’m tired to be a second. I’m done with that”.
La stagione successiva lo vede costretto a saltare più di 50 partite a causa di un infortunio al piede, con conseguente mancata qualificazione di OKC alla post season.





