Ottavo posto in Regular Season, Playoff, crescita di Anthony Davis, diversi buoni giocatori , intelligente gestione del salary cap anche in chiave futura ( soprattutto prima del rinnovo “non economico” di AD): tanti erano gli elementi che facevano pensare ad una stagione 2015-2016 ricca di soddisfazioni. La realtà,invece, è molto diversa.
Come ha detto giustamente Jason Jones sulle colonne del “Sacramento Bee”: “The Pelicans are trying to save a season where nothing has gone as planned”.
Il record impietoso 13-26 conferma la nostra analisi. Ci si aspettava di fare uno “step ” successivo e invece i “giovani”(come franchigia) Pelicans stanno facendo passi indietro rispetto alla passata stagione , navigando nelle basse acque della Western Conference.
In America non sono pochi i giornalisti, tifosi che accusano di tale risultato il neo coach Alvin Gentry (l’anno scorso vice di Kerr nei Golden State Warriors). Trovare un capro espiatorio e’ sempre molto semplice in questi contesti ma quasi mai utile. La realtà è che i tantissimi infortuni hanno seriamente condizionato il gioco e le rotazioni dei Pelicans. New Orleans,dunque, come altre squadre in questa lega (Milwaukee Bucks su tutti) sta cercando di fare quel difficilissimo passaggio da franchigia che saltuariamente arriva in post-season a costante punto di riferimento della propria conference.
Ci riuscirà?


