E’ un “grande giorno” per gli Utah Jazz: Mike Conley, Bojan Bogdanovic, Jeff Green, Ed Davis ed Emmanuel Mudiay sono ufficialmente parte della squadra.
Cinque facce nuove a Salt Lake City, per una squadra tra le più ambiziose di una Western Conference completamente diversa rispetto allo scorso anno. E la dirigenza dei Jazz ha voluto assicurarsi di non perdere il treno che può portare fino alle finali di conference per un team già forte del due volte difensore dell’anno Rudy Gobert e di un giovane di grandissime prospettive come Donovan Mitchell.
E’ proprio il nuovo arrivato Conley a parlare per primo di opportunità aperte per il suo nuovo gruppo: “Qui tutti noi abbiamo visto la grande opportunità davanti a noi, dobbiamo aspirare a questo” Così l’ex Grizzlies alla conferenza stampa di presentazione a Salt Lake City “Non ci sono più squadre con tre giocatori tra i primi 10 della lega, il talento è più distribuito, davvero una grande opportunità per noi di crescere, trovare l’intesa man mano che la stagione prosegue e farci trovare pronti al momento giusto“.
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— Utah Jazz (@utahjazz) July 8, 2019
Utah Jazz, Conley e Bogdanovic per vincere subito
Certo, l’arrivo in tandem ai Los Angeles Clippers di Kawhi Leonard e Paul George ha messo sulla strada di Jazz, Nuggets, Blazers e Rockets un avversario temibile. I Clippers sostituiranno i nobili decaduti Oklahoma City Thunder nel computo delle squadre d’alta classifica ad Ovest, mentre i Los Angeles Lakers si preparano alla stagione della riscossa guidati da Anthony Davis e da un LeBron James in versione point-guard a tutti gli effetti.
Gli Utah Jazz non respirano l’aria rarefatta delle finali di conference dal lontano 2007. L’oggi golfista Deron Williams e Carlos Boozer le star di quella squadra, mentre in panchina sedeva ancora il condottiero Jerry Sloan, e quella finale terminò 4-1 per i futuri campioni NBA San Antonio Spurs.
Dopo la fine dell’era Williams la squadra conobbe una veloce ricostruzione: Gordon Hayward, scelto in uscita da Butler al draft NBA 2010, prese le redini della squadra e la ricondusse alla post-season nel 2017. Hayward ed i Jazz fecero in tempo a porre fine al ciclo di “lob city”, di Chris Paul e Blake Griffin ai Los Angeles Clippers prima che l’ex Bulldogs volasse a Boston.
Un secondo ciclo di ricostruzione fu scongiurato dalla felice presa di Mitchell nelle zone “basse” della lottery (chiamata numero 13) e dalla crescita di Gobert, un nucleo giovane dal potenziale talmente alto da indurre il rinnovato front office degli Utah Jazz a sacrificare risorse e asset futuri per mettere assieme la miglior squadra possibile.
Conley era da mesi l’obiettivo numero uno di Utah. La necessità di un trattatore di palla alternativo a Donovan Mitchell e più pericoloso del comunque prezioso Ricky Rubio si è resa palese una volta tanto con la seconda eliminazione consecutiva per mano degli Houston Rockets di James Harden.
Assicuratisi l’ex Grizzlies, i Jazz avevano puntato l’ala spagnolo\montenegrina Nikola Mirotic, ma la scelta dell’ex Bulls e Pelicans di tornare nella Liga ACB ha rapidamente indotto il neo gm Justin Zanik a virare su Bojan Bogdanovic.
“Sono entusiasta di far parte di un’organizzazione tanto capace, qui c’è cultura di pallacanestro ed un roster tra i più profondi dell’intera lega” Spiega il 30enne ex Pacers Bogdanovic, per cui i Jazz spenderanno 73 milioni di dollari in 4 anni. Un contratto impegnativo per un giocatore che gioca ad alti livelli da ormai 10 anni, che nel 2023 – ultimo anno di contratto – avrà 33 anni ma che darà a coach Quin Snyder un contributo immediato come terminale offensivo secondario.
Conley: “I just want to fit in as seamlessly as possible. I’m excited to play with Bojan and all the talented guys we have. I’m looking forward to a special year with special people.”
— Aaron Falk (@aaronfalk) July 8, 2019
“Sono rimasto sorpreso da quanto (i Jazz, ndr) mi abbiano voluto qui, c’è davvero uno spirito di squadra speciale“. Lo stesso cameratismo con cui il nuovo arrivato Mike Conley ha deciso di rinunciare al suo storico numero 11, già indossato da Dante Exum, e scegliere il 10.
Mike Conley: “I Raptors l’esempio”
Ed Davis, Jeff Green ed Emmanuel Mudiay allungheranno le rotazioni di coach Snyder, che dovrebbe trovare minuti per l’ottimo Royce O’Neale, per l’australiano Exum e per il lungo Tony Bradley, prospetto da North Carolina mai sbocciato ma reduce da una stagione importante in G-League con la maglia dei Salt Lake City Stars.
La necessaria partenza di Derrick Favors ha privato i Jazz di un lungo da rotazione. Un infortunio a Davis o Green potrebbe complicare le cose e costringere la squadra a tornare sul mercato, ma il gm Zanik si dice fiducioso delle possibilità del gruppo: “Le aspettative sono alte e noi accettiamo la sfida, perché abbiamo messo assieme un gruppo che può puntare al titolo NBA. Il lavoro da fare è tanto, i ragazzi avranno bisogno di tempo per integrarsi ma il tempo non ci manca. Siamo qui per giocarci le nostre chance“.
E Mike Conley ha un esempio ben preciso in testa: “I Toronto Raptors hanno confermato che una squadra lunga e piena di buoni giocatori, col tempo e con la possibilità di migliorarsi, può puntare al massimo ed avere ottime possibilità di riuscire“.


