Negli ultimi due anni, Trajan Langdon ha cercato incarichi dirigenziali senza sosta.
Era in lizza per un posto a Washington nel 2023 e a Charlotte nel 2024, prima che arrivasse l’opportunità dei Detroit Pistons. E ammette di essere stato un po’ cauto nell’entrare a far parte di un’organizzazione che si trovava in fondo alla classifica. Ma era intrigato dai giovani talenti presenti.
Langdon aveva già alcuni contatti con la franchigia: il vicepresidente Arn Tellem era il suo ex agente, mentre Billy King lo aveva conosciuto a Duke. E i Pistons sono felici che fosse ancora disponibile quando, la scorsa primavera, stavano cercando un nuovo responsabile delle operazioni di basket.
La priorità di Langdon è diventata quindi quella di trovare un nuovo allenatore, dopo che la squadra aveva deciso di licenziare Monty Williams. Dopo aver preso in considerazione Sean Sweeney (assistente dei Dallas Mavericks), Micah Nori (assistente dei Minnesota Timberwolves) e James Borrego (assistente dei New Orleans Pelicans), Langdon ha optato per J.B. Bickerstaff, che era stato precedentemente mollato dai Cleveland Cavaliers.
“Non so se Trajan lo sa, ma lui è stato uno dei principali motivi della mia scelta” ha detto coach Bickerstaff. “La sua personalità. Il suo carattere. Il suo processo di pensiero e la sua logica. Il piano che aveva in mente, dove volevamo andare e come voleva arrivarci. Questa è stata la cosa più importante per me. E poi la sua volontà di avere un rapporto genuino con me al di là della pallacanestro, e di essere un vero partner. Ovviamente abbiamo i nostri rispettivi lavori, ma c’è una collaborazione in tutti i suoi piani. E lui rispetta il mio pensiero quando costruisce il progetto, o con le decisioni che prende”.
Langdon ha infatti supervisionato un’incredibile trasformazione, facendo sì che Detroit arrivasse a mettere su un 38-31 di record in questa stagione.
La stagione è cominciata come una sorta di ripasso della precedente, con uno 0-4. Ma Langdon e coach Bickerstaff sono rimasti ottimisti su quanto costruito. E alla fine i risultati si sono visti. Tanto che la squadra è in procinto di migliorare ancora e ancora.
“Dopo aver ascoltato Arn, Billy King e Tom Gores (il proprietario, ndr.), ho pensato che quello che mancava loro era ciò che avrei potuto fornire in termini di creazione di basi e di costruzione di una cultura” ha detto Langdon. “Ho sentito che era questo ciò che ritenevano importante. Ed è quello che ho potuto fornire fin dall’inizio. Poi abbiamo iniziato a parlare di più, abbiamo avuto molte conversazioni con Tom e abbiamo sentito che sarebbe stato un buon accordo”.
Langdon è stato aggressivo anche nel rifare il roster, acquisendo Tim Hardaway Jr. (tramite una trade con Dallas), per poi firmare Malik Beasley e Tobias Harris durante la free agency. Ha anche deciso di puntare su Ron Holland, acquisendolo con la quinta scelta al Draft, per provare a trasformare un diamante grezzo in un giocatore vero e proprio, sfruttando le potenzialità innate di atletismo e competitività.
Dennis Schröder e Lindy Waters sono stati presi alla trade deadline per aggiungere profondità al backcourt, mentre Cade Cunningham è diventato una delle migliori guardie della NBA. Persino l’assenza di Jaden Ivey, out per una frattura alla gamba, non ha rallentato la corsa del team.
“Abbiamo parlato molto della squadra che abbiamo voluto mettere insieme” ha detto Langdon. “Abbiamo molti ragazzi di carattere e volevamo ritrovare questa grinta. E, ovviamente, la positività, la passione, il desiderio di venire a competere e vincere. È una franchigia storica, che è stata dominante in questo campionato. Quindi riavere tutto questo, dare ai tifosi e ai giocatori quello che vogliono, sarebbe molto importante per questa franchigia, sia in questo momento sia in futuro”.

