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C’era una volta il basket jugoslavo: introduzione

La storia del basket jugoslavo, le origini del mito della grandiosa cultura cestistica nei paesi dell’ex Jugoslavia.

L’Eurolega e le sue magiche nottate in cui gli uomini diventano eroi e gli eroi si trasformano in leggende negli ultimi anni è stata una prerogativa esclusiva di un numero ristretto di team. Nelle ultime dieci edizioni le venti finaliste sono state sempre le medesime sette squadre (Panathīnaïkos, CSKA Mosca, Barcelona, Olympiakos, Maccabi Tel Aviv, Real Madrid, Fenerbahçe). In realtà questo trend ha sempre caratterizzato la massima competizione europea cestistica per club. Basta gettare l’occhio al rendez-vous dei vincitori che è l’albo d’oro della manifestazione per capire che la Turkish Airlines Euroleague Basketball è sempre stata il playground di pochi e grandissimi. Non a caso nelle ultime venti edizioni solo due club sono riusciti a scrivere per la prima volta il loro nome nell’elenco dei vincitori: il Fenerbahçe poco più di un anno fa ed il Barcelona nella lontana edizione 2002-03. Pochi club di un ristrettissimo numero di nazioni, tasto dolente l’Italia: per decadi protagonista del torneo con le sue compagini è attualmente quasi scomparsa dai radar della manifestazione, l’ultima vittoria risale al 2001 (era la Virtus Bologna di coach Messina e Manu Ginóbili), l’ultima semifinale raggiunta fu nel 2010 da Siena. Ma se l’Italia è assente ed ingiustificata vi è un’altra nazione che sul perché non sia più in grado di essere protagonista in Europa potrebbe portare come giustificazione il fatto di non esistere più. Il riferimento è chiaro ed è alla Jugoslavia, il cui movimento cestistico in quattordici anni – fra il 1979 ed il 1992 – riuscì a vincere sette edizioni di Eurolega, tenendo in patria il trofeo per quattro stagioni: per trovare un dominio così marcato dobbiamo risalire alle prime sei edizioni del torneo (fra il 1958 ed il 1963) quando la coppa era ad appannaggio esclusivo sovietico. La Jugoslavia è stata una nazione di fondamentale importanza nella storia, nello sviluppo e nell’estetica del basket europeo e mondiale. Le vittorie in Eurolega del Bosna Sarajevo (1979), della Cibona Zagabria (1985 e 1986), della Jugoplastika Spalato (1989-1991) e del Partizan Belgrado (1992) sono imperiture testimonianze, ma non fu sempre così. Ci vollero più di vent’anni prima che un club jugo riuscisse ad affermarsi nella più nota competizione europea. Vent’anni di bocconi amari e di delusioni che però cessarono quando iniziò quello che, guardando i raggiungimenti ottenuti, appare come il periodo più glorioso per il basket della “terra degli slavi del sud”. Prima però di raccontare l’epopea dei grandi club made in YU vincenti in Europa di cui sopra prendiamo in considerazione gli anni di vacche magre.

Basket jugoslavo: Bila jednom jedna zemlja

«Con tristezza e con gioia ricorderemo la nostra terra quando racconteremo ai nostri figli storie che cominciano come le fiabe: c’era una volta un paese…» con queste parole (in lingua originale «Bila jednom jedna zemlja»)  si chiude il capolavoro (Palma d’oro al Festival di Cannes 1995) di Emir Kusturica Underground, immensa e grottesca (contro)storia della Jugoslavia.

Il primo club della nazione balcanica a partecipare all’Eurolega fu la slovena AŠK Olimpija, attualmente Union Olimpija, squadra principe della propria lega nazionale e già club di Goran Dragić, Radoslav Rašo Nesterović e Beno Udrih. Nella stagione inaugurale della manifestazione, disputatasi eccezionalmente tra la primavera e l’estate del 1958, dopo aver eliminato i turchi del Fenerbahçe gli jugoslavi al secondo turno vennero eliminati dai bulgari dell’Akademik Sofia che avrebbero poi perso la finale a beneficio dell’ASK Riga. Mattatore in campo e leader della squadra slovena in quegli anni era la leggenda nativa di Maribor Ivo Daneu, uno dei più importanti cestisti della sua epoca.

Basket jugoslavo: OKK, Zara e Jugoplastika

Nella stagione seguente (1958-59) un primo team slavo del sud giunse alle semifinali. L’OKK Belgrado in quegli anni era all’inizio di un ciclo vincente (in coabitazione con AŠK Olimpija e Zara fu capace di interrompere il decennale dominio nazionale della Stella Rossa) e riuscì a dare ai propri tifosi parecchie soddisfazioni: titoli (1958, 1960, 1963, 1964) e coppe (1960, 1962) nazionali; ora la squadra è scomparsa dal basket vincente: l’ultima vittoria risale al 1993. Deus ex machina della compagine belgradese era il mitologico Radivoj Žućko Korać, fenomeno capace di realizzare 99 punti in un match di Eurolega quasi tre anni dopo l’impresa di Wilt a Hershey (PA); Korać giocò anche in Italia, nel Petrarca Padova durante la stagione 1968-69 al termine della quale perse la vita, trentunenne, in un incidente automobilistico a Sarajevo. Nonostante la presenza in campo del fenomeno di Sombor i Klonferi si dovettero arrendersi in semifinale ancora una volta all’Akademik Sofia che avrebbe poi perso ancora la finale contro Riga.

Gli sloveni dell’Olimpija e i serbi dell’OKK furono le squadre jugoslave che maggiormente si distinsero in queste prime edizioni della Coppa spinte, come abbiamo visto, dai propri fuoriclasse ed infatti sia gli sloveni, sia i serbi disputarono altre due semifinali (1961-62 e 1966-67 l’Olimpija; 1963-64 e 1964-65 l’OKK) ma non riuscirono mai a raggiungere la finalissima.

Nel 1967-68 una terza squadra slava del sud giunse alle semifinali della coppa – dove il Real Madrid ne distrusse i sogni di gloria – ed anche in questa occasione era trascinata da un fenomeno. La squadra ero lo Zara (nella Dalmazia il basket venne introdotto dagli italiani; il sincretismo fra il Belpaese e la città zaratina in quegli anni era rappresentato dal play Josip Đerđa, pardon: Giuseppe Pino Giergia) che fra la metà degli anni sessanta e quella dei settanta riuscì a conquistare cinque campionati e una coppa nazionale; attualmente la compagine, già club del Celtic Stojan Stojko Vranković, vivacchia nel campionato croato schiacciata dallo strapotere del Cibona e del Cedevita. L’asso della squadra era Krešimir Kreso Ćosić, centro enorme, finisseur moderno e definito dal mitologico Sergio Tavčar – il commentatore di basket jugoslavo di quel «vulcano di emozioni» (cit.) che era Tele Capodistria – come colui che: «ha cambiato il modo di intendere il basket in Jugoslavia». Ćosić, dopo essere cresciuto nello Zara, si trasferì alla Brigham Young University nello Utah, lo stato dei mormoni (Kreso si convertì) per poi tornare, dopo aver rifiutato le avances dell’NBA, in Dalmazia nel club che lo aveva cresciuto per trascinarlo in Europa. Ćosić (prematuramente scomparso nel 1995) nel finale di carriera vestì la maglia della Virtus Bologna con cui vinse due campionati (1979 e 1980) ed una Coppa delle Coppe (1982); fu anche allenatore dei virtussini nella stagione 1987-88 (assistente Ettore Messina, off course).

La finale di Eurolega appariva per le compagini jugoslave una chimera e fuori dalla loro comfort zone. Questo fino alla stagione 1971-72 quando la Jugoplastika Spalato – futura società di Dino Rađa e Toni Kukoč e altro club attualmente “stritolato” da Cibona e Cedevita – trascinata dal raffinatissimo centro croato Petar Skansi (dodici anni in Italia prima come giocatore, un anno a Pesaro, poi come allenatore: Pesaro, Treviso, Fortitudo Bologna le sue principali esperienze) divenne la prima squadra jugoslava ad accedere alla finale. Il 23 marzo 1972 alla Menora Mivtachim Arena – la casa del Maccabi Tel Aviv, dominatore assoluto della lega israeliana – gli spalatini si contrapponevano ai vicecampioni d’Europa della Ignis Varese. Questi, alla ricerca del secondo massimo alloro europeo, erano uno squadrone all’inizio del loro ciclo (si sarebbero confermati campioni l’anno successivo ed avrebbero disputato altre sei finali consecutive della Coppa) ed erano guidati in campo dal fenomeno bellunese Dino Meneghin e dalla panchina dal sarajevese Aleksandar Aza Nikolić, probabilmente il più grande allenatore di basket europeo di sempre. Nonostante ciò la finalissima fu molto tirata e finì 70-69 per gli italiani; amara consolazione per Skansi il titolo di miglior realizzatore delle finali con 26 punti. Malgrado ciò l’annata 1971-72 fu molto positiva per la Jugoslavia nelle coppe cestistiche europee. Infatti la Stella Rossa era riuscita, prima jugoslava, ad arrivare in finale di Coppa delle Coppe (poi Coppa Saporta) dove venne battuta da Milano, mentre nella prima edizione della Coppa Korać la Cibona Zagabria (allora Lokomotiva) sconfisse nella doppia finale l’OKK Belgrado, diventando così la prima compagine YU ad affermarsi in un torneo europeo ed onorando, quindi, nel migliore dei modi la memoria di Radivoj Korać.

Nelle successive tre edizioni di Eurolega altrettante compagini del basket jugoslavo arrivarono alle semifinali ma non riuscirono a far meglio della Jugoplastika e per uno strano scherzo del destino le tre squadre si arresero alle tre finalisti poi perdenti.

Basket jugoslavo: Stella Rossa e Radnicki

Nella stagione 1972-73 la Stella Rossa (attualmente la squadra sta colmando il gap che la separava dal Partizan, padre-padrone del campionato serbo per quasi un decennio) del funambolico playmaker Zoran Moka Slavnić cedette al CSKA Mosca poi sconfitto da Varese; nel 1973-74 il Radnički Belgrado (team scomparso a questi livelli) del play Srećko Jarić padre di Marko (sette anni in NBA e sei in Italia) perse contro Varese, poi sconfitta dal Real Madrid in finale (il solito inappuntabile Tavčar segnala nel suo imperdibile libro La Jugoslavia, il basket jugoslavo e un telecronista uno spassosissimo aneddoto su uno dei componenti del roster della squadra, Milovan Tasić: «Uno dei personaggi più inquietanti della storia del basket jugoslavo, un centro di 2 e 12 dall’aspetto che avrebbe fatto felice qualsiasi paleoantropologo desideroso di assistere dal vivo ai millenni dell’evoluzione dell’homo sapiens»); nel 1974-75 lo Zara di Ćosić e Giergia perse contro il Madrid poi sconfitto da Varese.

Il Basket jugoslavo nelle altre competizioni europee

Così le squadre jugoslave in Eurolega, ma nelle altre competizioni europee?

In Coppa delle Coppe abbiamo già visto che la Stella Rossa fu la prima squadra della propria nazione a giungere la finale e fu sempre la Crvenza Zvezda nel 1973-74 la prima compagine YU ad aggiudicarsi il trofeo (altre finaliste perdenti furono: 1972-73 Jugoplastika, 1974-75 Stella Rossa; 1976-77 Radnički Belgrado). Si segnala in questo torneo la miglior prestazione cestistica di sempre di una squadra macedone, il Rabotnički nel 1975-76 raggiunse le semifinali.

Migliori i risultati degli jugoslavi nella Coppa Korać. Nel 1972 la Cibona vinse la prima edizione, nelle edizioni 1975-76 e 1976-77 la Jugoplastika Spalato vinse battendo in finale Torino e la Fortitudo, imitata nei due anni successivi dal Partizan che in finale ebbe la meglio prima sul Bosna Sarajevo in un derby slavo e poi su Rieti.

Per completezza di informazione riportiamo che la nazionale di basket jugoslava aveva collezionato – prima del decennio d’oro – due argenti olimpici; tre secondi posti e due primi posti mondiali; 2 bronzi, 4 argenti, 3 ori europei.

Questo lo stato di cose sino alla stagione 1978-79 quando una squadra made in YU si issò sul gradino più alto della manifestazione cestistica europea più importante.

All artworks by Marija Markovic

Nella prossima puntata vedremo il cammino del Bosna Sarajevo.

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