Sono stati nientepopodimeno che Zeus e Gesù Cristo a profetizzare la chiamata dei Los Angeles Lakers alla seconda scelta del draft 2017. Beh, diciamo che non c’era bisogno che il caro LaVar Ball scomodasse delle entità superiori per capire che il figlio Lonzo avrebbe indossato il gialloviola a partire dalla notte del Barclays Center. Sì, il matrimonio pareva ormai annunciato da tempo, complice il tam tam mediatico alimentato dallo stesso istrionico LaVar: la trade che ha spedito D’Angelo Russell ai Brooklyn Nets ha poi di fatto emesso la sentenza definitiva, spazzando via i residui dubbi. Già, perchè il prodotto di UCLA andrà ora ad occupare la posizione di point guard, un ruolo abbastanza delicato.
Al buon Lonzo saranno affidate la regia della squadra, col dovere di ricamare gioco, di dettare i tempi, di andare a concludere a canestro quando servirà. Mansioni di un certo livello, insomma. Mansioni che il ragazzotto dalla faccia sorniona e dalle mani delicate è in grado di svolgere in tutta sicurezza.

Il più alto offensive rating di sempre per un freshman: questo la dice lunga su quanto Lonzo produca nella metà campo avversaria. (Fonte: Reddit)
Ball è un passatore d’élite, capace di mettere in ritmo i compagni con una facilità impressionante, sbrogliando così la matassa anche quando davanti c’è un’arcigna difesa schierata. La sua stazza significativa (1.98 m d’altezza e un’apertura alare 2.06) è un bel vantaggio, che aumenta ancora di più la sua imprevedibilità: improvvisamente, dal nulla, il classe 1997 sforna un passaggio vincente che va ad imbeccare il compagno meglio piazzato. Da ricordare che nella sua unica stagione al college, Ball ha messo a referto una media di 7.6 assist a partita, con uno 0.80 alla voce assist per field goal attempted ratio. Crea ad apparecchia la tavola per gli altri, prima di pensare a se stesso. Con lui in campo la circolazione di palla è sempre viva, cadenzata come una sinfonia, dove tutti vengono coinvolti durante l’esecuzione.
Tutte le sue doti balzano meglio agli occhi in transizione (il 34% dei suoi assist totali li ha messi a referto in tali situazioni). Proprio l’ideale per una squadra come i Lakers, che vuole correre tanto e giocare la partita seguendo ritmi abbastanza alti. Infatti i gialloviola cercano di portare a casa più fastbreak points possibili, come testimoniano i 15.2 di media messi a referto nell’ultima stagione (sesto posto nella graduatoria). Dopo aver acciuffato un rimbalzo o aver ricevuto un consegnato, Ball si catapulta con fluidità nell’altra metà campo decidendo in un lampo il da farsi. Spesso penetra in area e serve puntualmente lo scarico, oppure sfrutta eventuali tagli da parte dei compagni alzando magari un lob per chiudere il tutto con una schiacciata spettacolare. Talvolta il contropiede finisce dopo una serie di scambi veloci scatenata dalla sua dilagante creatività, che ispira gli altri giocatori, messi completamente a proprio agio nel fornire verve all’azione. Per non farsi mancare nulla, il chiacchierato Lonzo è uno che sa rompere gli indugi esibendosi in ‘passaggi baseball‘ a lunghissima gittata. Un’elevata intelligenza cestistica mixata ad una dose smisurata di altruismo: peculiarità di un play moderno che si diverte e fa divertire, l’uomo giusto a cui Luke Walton può affidarsi per veder concretizzato il suo credo cestistico.
Lonzo sa pescare sempre il modo per finalizzare al meglio la transizione.
Stiamo parlando in ogni modo di un elemento in grado di fare da se, con un range di tiro davvero apprezzabile. Al college ha viaggiato sul 55.1% dal campo con un 41.2% da tre. In particolare ai Lakers potrebbe tornare molto utile nel catch and shoot. Quando, ad esempio, Brandon Ingram avrà l’incarico di dirigere le operazioni, Ball potrà sfruttare la sua abilità nel muoversi senza palla, uscendo divinamente dai blocchi ed insaccando una velenosa tripla. Sempre presente anche nella classica situazione da dentro-fuori, circostanza utile sopratutto in un sistema dove i lunghi devono saperla passare. Per non parlare della sua pericolosità nello step back, grazie al suo rapidissimo rilascio: un’autentica specialità della casa.
Il ragazzo dovrà però verificare se la sua meccanica di tiro (che parte dal basso ed è troppo laterale) risulterà efficace anche tra i grandi; inoltre il ball handling è da affinare dato che non è eccezionale, così come è da ampliare il suo gioco dal midrange, dato che in NCAA ha usufruito poco di questa soluzione. Rivedibili anche le sue percentuali ai liberi, che ammontano al 67.3%. C’è tempo per migliorare sotto questi aspetti, compreso quello difensivo. Fisicamente ha una buona struttura ma Ball è lento negli scivolamenti, non contenendo sempre l’avversario. A volte si distrae troppo, perde l’uomo sui tagli e sul pick and roll non è reattivo: in particolare, sui blocchi lontani dal pallone spesso si schianta, non riuscendo ad intervenire. Questione di attitudine psicologica o di predisposizione, sta di fatto che lo staff tecnico dovrà aiutare il giocatore a colmare le lacune, negli ultimi anni una costante del reparto backcourt (e non solo).
Ball è capace di insaccare con lo step back in maniera fluida e letale. La sua meccanica di tiro, seppur strana, ha finora funzionato: in NBA sarà la stessa cosa?
L’hype è altissimo, la fiducia del front office nei suoi confronti c’è tutta. Magic Johnson, gli ha dato le chiavi in mano convinto che possa essere una colonna portante per il futuro: ora starà all’estroso ed arguto Lonzo Ball iniziare la scalata.

