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Chicago Bulls a che punto siamo? Da Jimmy Butler a LaVine…

Da Jimmy Butler a Zach Lavine. Dove erano e dove andranno i tori di Chicago

I Chicago Bulls sono una delle squadre più interessanti e divertenti di questa Nba. Non necessariamente, però, divertimento fa rima con vittorie e la franchigia della Windy City ne è maestra assoluta a tal punto che i bookmakers di Las Vegas, prima dell’inizio della Regular Season, li hanno messi all’ultimo posto della Lega, con una quota under/over a 21.5.

D’altronde, dopo aver ceduto il proprio miglior giocatore, nessuno aveva grandi aspettative quest’anno. Non che questo sia necessariamente un male siccome in cima al Draft del 2018 ci sono nomi del calibro di Michael Porter, Marvin Bagley e lo sloveno Luka Doncic e la scelta che potrebbe arrivare è abbastanza alta. Gli obiettivi, ad ormai metà stagione, rimangono sempre gli stessi di inizio Pre-Season, ribaditi più volte dal duo dirigenziale Gar-Pax nel corso dell’anno: lavorare sui giovani, capire chi potrà far parte della squadra in futuro e cercare di accaparrarsi una scelta alta al prossimo Draft che si preannuncia molto profondo per qualità e talento.

Va letta in tal senso anche l’ultima cessione di Mirotic a New Orleans la quale ha spianato ancor di più la strada che, passo dopo passo, sta portando al completo rebuilding, ricostruzione totale.

 

CHICAGO BULLS: COSA È SUCCESSO QUESTA ESTATE?

L’esperimento dei “Three Alpha”, ovverosia la coesistenza tra Jimmy Butler, Rajon Rondo e Dwyane Wade, è durato lo spazio di una stagione (e menomale…). Un anno dopo aver provato il ritorno in grande stile dell’attuale giocatore di Miami – nativo di Chicago – però, i Bulls si sono ritrovati con un roster dall’età media e le prospettive completamente opposte rispetto a quello passato, e con nessuno dei tre “maschi alfa” nello spogliatoio.

Butler è stato scambiato con Minnesota, da cui sono arrivati Zach LaVine, Kris Dunn e la scelta che ha portato a Lauri Markkanen; Rondo è stato lasciato andare dopo una stagione tra alti e bassi; Wade, infine, è stato gentilmente accompagnato alla porta prima in direzione Cleveland e adesso, come si è detto, agli originari Heat. La stagione 2016/2017 è stata per i Bulls la ennesima riprova del fatto che, generalmente, non esistono scorciatoie che permettano di restare sempre competitivi. A volte occorre ricostruire.

Nonostante tutto, però, i Bulls sono riusciti comunque a raggiungere il traguardo dei Play Off piazzandosi come ottavi, con un record di 41 vittorie e 41 sconfitte  venendo poi eliminati, al primo turno, dai Boston Celtics di Isaiah Thomas per 4-2.

Al di là del risultato numerico, quello che è apparso evidente è stato il vedere una squadra che giocava in maniera assai differente rispetto ai principi di Pace&Space che hanno sempre contraddistinto il credo cestistico di Hoiberg (a titolo esemplificativo si consideri il 95.3 di pace che ha contrassegnato il ventesimo posto in tutta la lega in tale categoria).                                                                                                           

Le carenze sotto il profilo tecnico e tattico sono state poi acuite dalla conflittualità presente in spogliatoio e dal rapporto – pressoché inesistente – tra l’uomo franchigia Butler ed il Coach ex Iowa States.

Ma non tutto ciò che è avvenuto l’anno scorso è da archiviare, si è assistito anche ad alcune note positive dal punto di vista del gioco dei tre maschi alfa e non solo:

In questa azione, Rondo chiama lo schema offensivo: Butler fa un blocco per far passare Wade, che intenzionalmente porta fuori posizione LaVert che, d’istinto, segue il 3 dei Bulls. Si crea così lo spazio adatto a Rondo per un alley hoop.

 

Stesso risultato dello schema precedente ma concepito in modo diverso: Rondo chiama a Butler il Pick’n’Roll alto, Robin Lopez si smarca e riceve dall’arco. Alley Hoop per Butler. I Bulls, qui, sfruttano la modalità difensiva dei Boston Celtics nel cambiare le marcature, disorientandoli e trovando il canestro.

 

Non sono affatto mancati i tentativi da parte di Hoiberg di inserire nel gioco dei Bulls il Pace&Space, spazio e ritmo: scambi veloci sul perimetro, pick’n’roll alti e/o hand off e triple in abbondanza, inserimenti nel perimetro e/o scambi veloci sotto canestro.

 

Ma era ormai tempo di girare pagina e i Bulls lo hanno fatto in maniera netta, senza muoversi sul mercato dei free agent se non per rifirmare i propri giocatori e puntando tutto sui giovani ottenuti dagli scambi e dal Draft.  Capire il reale potenziale dei giocatori in squadra, infatti, è non solo una necessità ma anche l’obiettivo premesso dai GM già ad inizio stagione.

 

PARTIAMO CON ORDINE E CERCHIAMO DI METTERCI NEI PANNI DELLA SOCIETÀ DOPO IL DRAFT:

I Bulls si sono ritrovati, dopo la cessione di Jimmy Butler, con una squadra totalmente inesperta, con qualche misera eccezione, e le cui premesse per partire da zero non erano delle migliori: situazione nel ruolo di point guard estremamente incerta- siccome nessuno tra Kris Dunn, Jerian Grant e Cameron Payne incarnava lo stereotipo ideale del ball handler a cui qualsiasi franchigia Nba avrebbe affidato le proprie sorti- , Zach LaVine alle prese con il recupero dall’infortunio subito nello scorso febbraio e indisponibile fino a novembre/dicembre; Paul Zipser e Bobby Portis- utilizzate come riserve nella scorsa stagione- titolari nei ruoli di ala e Robin Lopez sostanzialmente unica guida di un gruppo molto più giovane.

Se poi ci aggiungiamo la difficoltà a trovare giocatori da sicura rotazione NBA, se non nel ruolo di ala forte dove Nikola Mirotic e Lauri Markkanen (reduce da un eccellente Eurobasket con la maglia della Finlandia) ma che rischiano di fare scopa e di togliersi minuti a vicenda,  la situazione tecnica appariva certo delle più rosee anche se, paradossalmente, il materiale umano a disposizione poteva rivelarsi più confacente al credo cestistico di coach Hoiberg.

E cosi in parte è stato.

Fin dalle prime partite di Summer League, i Chicago Bulls hanno utilizzato più volte come impostazione della propria azione offensiva l’elevator screen. E’ un blocco dei due laterali che si chiudono come un “ascensore” (da qui il nome) dopo aver fatto passare l’attaccante.

 

Questo è una schema molto utilizzato nei Bulls della Summer League: il play-maker taglia a lato del perimetro, back door della guardia tiratrice, l’ala forte fa un blocco a favore dell’ala piccola che riceve il pallone attraverso un hand off da parte del centro.

 

La concretizzazione dell’effetto Hoiberg su una squadra di giovani ha portato certamente i suoi benefici ma la carburazione del concetto di Pace&Space, tanto amato dallo stesso allenatore, non è stata fin da subito immediata (2-12 fino al primo dicembre 2017): un po’ anche per via del rientro di Mirotic (dal 9 dicembre al 21 dicembre, la franchigia ha totalizzato ben 7 vittorie consecutive conseguendo una percentuale di vittoria del 62%)

Cerchiamo di ripercorrere la stagione di quest’anno e spiegare al meglio cosa è cambiato

 

Nonostante questa prima metà abbondante di stagione non sia stata foriera di risultati tangibili, si possono rinvenire alcuni piccoli miglioramenti come nel pace (ritmo) salito a 100,00 (12esimi nella Lega) e nell’ AST% dove con 60.9% i Bulls sono quinti nella lega proprio a dimostrazione della maggiore volontà di passarsi il pallone.

Naturalmente i Bulls sono ancora un squadra in fase di ricostruzione, quindi tutte le percentuali (%) come il defensive rating, l’offensive rating e il net rating sono abbastanza inguardabili. Parliamo comunque della settima franchigia peggiore della lega.

Sicuramente il rientro di Zach Lavine, dopo quasi undici mesi di inattività, ha rappresentato un upgrade di questo sistema di gioco. Con una media di 17.3 punti in 24 minuti a partita, l’ex Minnesota è una vera e propria certezza nelle gerarchie di Fred Hoiberg (una sorta di primus inter pares ma con giocatori che non sono al suo stesso livello). Il suo ruolo viene ancora di più risaltato dall’assenza di Kris Dunn, ball handler originario della franchigia, che ha spinto ancor più il vincitore dello Slam Dunk Contest del 2016 s a prendersi la franchigia sotto braccio e deciderne le sorti (per esempio i 35 punti contro la sua ex squadra). Il ragazzo, negli schemi di gioco dell’head coach calza a pennello: capace a muoversi senza palla, un catch and shoot diventato affidabile cosi come il tiro dal palleggio, dinamico e molto atletico. Ovviamente, visto l’infortunio che lo ha tenuto fuori dal parquet per lungo tempo, la guardia non giocherà i back-to-back (assente, infatti, sabato notte contro i Washington).

POST TRADE DEADLINE E PREVISIONI SULLE MOSSE FUTURE:

Chiusa la trattativa che ha portato Mirotic a New Orleans in cambio del contrattone di Asik e una prima scelta (top 5 protected) i Chicago Bulls si sono mossi coerentemente in ottica del rebuilding con l’obiettivo di far crescere un nucleo giovane in vista dei prossimi anni. Le priorità, infatti, sono le due buonissime scelte e l’estensione del contratto di Lavine. Inutile dire che qualche dubbio su quest’ultimi è lecito averlo, ma è una scommessa costosissima che i Bulls dovranno quasi sicuramente fare al prezzo, non proprio modico, di un massimo di 25M di dollari annui per 5 anni. Ma per una squadra ancora una fase di transizione forse questa sarebbe la scommessa meno rischiosa con l’obiettivo di tenere il cap libero per il 2019 quando spariranno da quest’ultimo i contratti di Asik e Lopez.

Oltre alla cessione del miglior giocatore di questa Regular Season, i Bulls sul piano degli innesti sono riusciti a ricavare dalla Nba DeadLine il 22enne ex Toronto, Noah Vonleh. Il ragazzo non incarnerà lo stereotipo di ala forte concepito da Fred Hoiberg per la sua fase offensiva (non è uno stretch four, tira solo con il 29,4% su 0.4 3PA a partita e la sua statura di 2 metri e 6 cm non è l’ideale per un posto da centro nella seconda unit, a meno che i Bulls non scelgano di giocare il cosiddetto small ball) ma è un ottimo rimbalzista e, in una franchigia come quella di Chicago, potrebbe tornare utile.

CHICAGO BULLS STAGIONE 2018-2019:

Il nuovo roster così assemblato (giovani in crescita, Lavine con estensione prossima al massimo, nuovi giovani da testare e 2/3 veterani) entrerà presumibilmente nella stagione 2018-19 senza troppe pretese, ma con l’obiettivo di fare un passo in avanti rispetto a questa stagione. Forse è proprio l’anno prossimo che la dirigenza Bulls si aspetterà un andamento simile a quello che si è tenuto nel periodo dicembre-febbraio di questa stagione. Probabilmente però, con un anno ancora di rodaggio. A febbraio, diventeranno appetitosi i contratti di Lopez e Asik, entrambi in scadenza: il primo potrebbe far comodo a una semi-contender, il secondo a chi starà abbattendo un roster e vorrà ricostruire, così da liberare una decina di milioni a cap.        I Bulls potrebbero fare una seconda stagione di alti e bassi, ma più consapevoli della loro forza in ottica futura. Magari, si punterà di nuovo a una scelta alta, ci si aggiri intorno alla 7-10. Quindi, si andrà molto aggressivi in free agency per portare a casa qualche nome più importante.

Dopo la pausa dell’All Star Games, i Chicago Bulls avranno a disposizione venticinque partite prima della fine della Regular Season che serviranno per capire su quali giocatori contare in futuro. Fred Hoiberg, dunque, avrà il tempo necessario per disegnare le nuove gerarchie, tenendo sempre a mente gli obiettivi posti dalla dirigenza.

 

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