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Super Bowl LIV preview: Miami davvero!

di Luigi Ercolani
Super Bowl LIV preview

A cura di Luigi Ercolani e Daniele Maggio

La domanda, avrebbe detto Lubrano, sorge spontanea: come si può vivere il Super Bowl LIV che arriva a una settimana dalla prematura perdita di Kobe Bryant? In modo surreale, indubbiamente. Una figura trasversale, un eroe dei due mondi che era in grado di dialogare con il calcio, molto internazionale, e con il football, molto statunitense ma in crescita nel resto del mondo.

Nella terra natia sono stati innumerevoli gli atleti della palla lunga un piede che hanno reso omaggio al Black Mamba. Uno di quelli che sarà protagonista al Super Bowl LIV, Tyrann Mathieu, ha espresso in maniera perfetta quello che ha rappresentato Kobe per il panorama sportivo USA: “Ci ha fatto chiedere a noi stessi: Siamo competitivi abbastanza? Lavoriamo abbastanza?”.

Forse nel suo caso sì, se è vero che Kansas City torna all’atto finale dopo cinquant’anni tondi tondi. Quelli erano i Chiefs di Hank Stram, che al Super Bowl I misero in seria difficoltà, molta più di quella che racconta il punteggio, i Packers di Vince Lombardi grazie al loro playbook composto di soluzioni variegate. Gli uomini del coach a cui è dedicato il massimo trofeo di football vinsero, come racconta Doug Farrar nel suo imperdibile The genius of desperation, per la migliore qualità delle loro esecuzioni. Stram però si sarebbe appunto rifatto nel febbraio del 1970, quando il suo approccio innovativo al gioco avrebbe avuto la meglio sui Minnesota Vikings, quelli della difesa dei Purple People Eaters.

I Niners invece all’atto finale sono giunti l’ultima volta sette anni fa. In campo erano guidati da un Colin Kaepernick non ancora in fase calante, anzi, all’apice della forma, e in panchina da Jim Harbaugh, che nel duello delle panchine fu sconfitto dal fratello John, che ancora siede su quella dei Baltimore Ravens.

Questo per quanto riguarda il passato, ora invece analizziamo in questa preview le squadre per capire le chiavi tattiche del Super Bowl LIV in arrivo.

Qui Niners

Il giovane contro l‘esperto. Il nuovo che avanza contro il vecchio che non arrugginisce. Kyle Shanahan si trova contro un avversario, Andy Reid, che si è guadagnato il rispetto di tutti nella lega. Che si può esprimere, perché no, anche attraverso le battute sul fatto che la motivazione del coach dei Chiefs a vincere il Super Bowl sia data dal pregustare il buffet post vittoria… Dall’altra parte l’allenatore dei Niners, dal girovita effettivamente meno pronunciato rispetto al collega-avversario, ha il futuro dalla sua. Non è in torto chi preannuncia che il futuro della NFL è in mano al coaching tree di Mike Shanahan. Un dato: nelle ultime due stagioni ai Championship sono arrivate sette squadre, e tre erano guidate dal coach tre volte campione con i Broncos: i Rams di McVay l’anno passato, i Packers di LaFleur e i Niners di suo figlio Kyle quest’anno. Il primo classe ’86, gli altri due ’79.

Tutti e tre stanno portando avanti una rivisitazione modernizzata del West Coast Offense che rese grandi e vincenti i Niners di Joe Montana e Jerry Rice. Questi Niners sono una diretta discendenza di quella squadra, in quanto da Bill Walsh nacque George Seifert, da questi Mike Shanahan e poi i tre sopracitati tra cui l’attuale allenatore dei californiani. Sarebbe fuori luogo approfondire ulteriormente la genesi di quella leggendaria San Francisco, ma se il lettore ha tempo e voglia cerchi perché la storia è davvero meritevole. Questi Niners, invece, ancora nella storia non sono entrati, ma non c’è motivo di credere che sarà così anche alle prime luci dell’alba italiana di lunedì. Cominciando dal già menzionato attacco, che è guidato da Jimmy Garoppolo, che diventerà decisivo soprattutto se San Francisco vedrà sbarrate le strade del suo gioco di corse. Più amministrativo che talentuoso, Jimmy G di norma nel gioco di passaggi è efficace, ma che la sua squadra sia quartultima per pass tentati sulle sue priorità offensive.

Super Bowl LIV preview: le corse dei Niners sono in grado di fare a fette qualsiasi difesa.

In questo senso sarà cruciale la capacità di guadagnare yard ventre a terra del running back Raheem Mostert, carneade fino ad inizio stagione ma autore di una stagione al di sopra delle aspettative. È grande, grosso, veloce, si trova splendidamente nei mismatch che il suo coach gli crea e di frequente si dimentica come si fa a… subire placcaggi. Anche il tight end George Kittle sarà un’opzione da non trascurare: è un grande bloccante e un ancor miglior corridore, così come i ricevitori Deebo Samuel ed Emmanuel Sanders, la cui esperienza fa vedere a quest’ultimo corridoi dove gli altri vedono pertugi. Quelli in cui potrà inserirsi (o far inserire, essendo eccellente anche blocker) Kyle Juszckyk, l’uomo attraverso cui Shanahan sta ridando vita al ruolo del full back, diventato per un certo tempo desueto.

La difesa non è da meno: la pass rush del quartetto Bosa-Buckner-Armstead-Ford ha reso la vita difficile a gente più scafata di Patrick Mahomes ( leggi Aaron Rodgers) e dovrà essere molto lesto nelle sue decisioni se vuole evitare pressioni, o peggio, sack. Dietro di loro Fred Warner è un pass rusher temibile e un roadrunner inesauribile che viene fermato solo dagli infortuni. Last, but not least, le safety Jaquinski e Jimmie Ward saranno la retroguardia fondamentale contro i lanci del qb avversario e il cornerback Richard Sherman pattuglierà i lati ma a sua discrezione avrà facoltà di ampliare il raggio d’azione.

Se per caso non vi bastassero le ragioni tecniche per scommettere sui Niners, buttatela sulla scaramanzia: hanno infatti vinto il Super Bowl in ogni anno in cui i Raiders hanno cambiato città

Qui Chiefs

Nell’esprienza di coach Reid e nelle mani di Patrick Mahomes. Non si poteva trovare una frase migliore per spiegare dove risiedono le speranze dei Chiefs di portare a casa il Vince Lombardi Trophy. La guida tecnica della franchigia è una vecchia volpe nel leggere le partite e a scovare il più classico dei bandoli della matassa per avere la meglio sull’avversario (chiedere a Houston Texans e Tennessee Titans, il cui gameplan è stato stravolto). Mentre detentore del titolo MVP è braccio e mente di una squadra che fa della velocità di esecuzione e dell’imprevedibilità le proprie armi offensive: quando la linea d’attacco non fa passare nemmeno uno spiffero, Mahomes è libero di scatenare, in pochi attimi, la sua spregiudicatezza. Prima osserva i movimenti della difesa poi, con potenza e senza paura, lascia partire lunghi (e rischiosi) lanci pronti ad innescare il bersaglio designato. Il lasso di tempo in cui Mahomes opera è ridotto.

I ricevitori Sammy Watkins, Demarcus Robinson e Tyreek Hill avranno il compito di vincere i loro matchup, cercando di svariare il più possibile al fine di creare spazi vuoti per le imbucate. In particolare Hill, quasi imprendibile a campo aperto, è abile a circumnavigare la retroguardia avversaria e ad abbrancare il pallone con la sua salda presa. Una volta che parte verso la end zone arriva a tagliare il traguardo inesorabile. Scattante e letale.

Super Bowl LIV preview: se libero di agire, Patrick Mahomes non ci mette troppo ad imbeccare un compagno di squadra per un touchdown.

A vestire i panni del key player per i Chiefs potrebbe essere Travis Kelce. Al tight end Mahomes affida molti palloni, vista la sua abilità di trovare varchi tra i difensori avversari. Kelce è granitico, resiste agli assalti e possiede una corsa fluida al netto della sua stazza fisica. Sfrutta i blocchi dei compagni, porta blocchi per i compagni, attacca il campo centralmente: un giocatore dalle tante sfumature,che non si fa problemi a partire dalla linea al momento dello snap. Talvolta propende a viaggiare sulle corsie laterali cambiando traiettoria al momento opportuno. Insomma, l’intesa Mahomes-Kelce si appresta ad essere un autentico rebus per i Niners.

Difesa. Coach Reid vara un assetto 4-3 versatile, forse fatta apposta per gare del genere. L’obiettivo principale sarà quello di non lasciare spazio alle corse dei Niners e, in tal senso, Chris Jones dovrà far di tutto per chiudere la porta a doppia mandata la porta. La difensive line può tener botta, mentre la secondaria è un po’ ballerina. Una delle fondamenta del sistema eretto dal defensive coordinator Steve Spagnuolo risiede nell’ecletticità di Tyrann Mathieu, capace di prendersi in consegna diversi tipi di avversari e di leggere il gioco. In definitiva, la difesa dei Chiefs  cercherà  di forzare l’attacco dei Niners ai passing game.

Diciamo, inoltre, che i Chiefs punteranno perlopiù sulla loro trazione anteriore

Super Bowl LIV preview: che partita aspettarci?

Il Super Bowl LIV sarà l’undicesimo che si terrà nella South Florida: l’ultimo è andato in scena dieci anni fa esatti, quando i New Orleans Saints di Drew Brees riuscirono a battere gli Indianapolis Colts. Pronti per i fuochi d’artificio? Perché i fan e gli addetti ai lavori forse non aspettano altro. Le premesse per assistere ad una partita a punteggio alto ci sono tutte: sfrontatezza e ritmi alti potrebbero essere i binari su cui la contesa potrebbe scivolare dolcemente. I Chiefs possiedono un motore più calibrato di quello dei Niners e al netto di questo partono con qualche yard di vantaggio: le capacità di passaggio di Mahomes e la sua intelligenza unita al ricchissimo playbook offensivo sono i fattori che potrebbero far breccia nella preparata difesa avversaria.

Dall’altra parte per i Niners sarà cruciale il ruolo della offensive line, che dovrà creare i buchi per le loro fulminanti corse. Servirà metterci intensità e grinta, anche perchè se qualcosa non dovesse funzionare affidarsi troppo all‘uomo d’ordine Garoppolo potrebbe non bastare.

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