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Chicago è stata smantellata: Jimmy Butler in cambio del futuro della franchigia?

Questa estate è partita la guardia dei Bulls spedita ai TWolves del suo ex coach Thibodeau: cosa c'è ora a Chicago per sperare?

Chicago è stata smantellata. E’ il 22 giugno 2017, in piena notte italiana, quando il Front Office dei Chicago Bulls mette a segno una delle più controverse trade degli ultimi anni con Minnesota: fuori Jimmy Butler, dentro Lavine, Dunn e la pick n.7 del draft che si tradurrà con la scelta di Markkanen.

Le prime reazioni nella Windy City sono assolutamente negative. L’uomo simbolo della franchigia è stato ceduto per il ”nulla”. Quello che doveva essere l’uomo su cui rifondare dopo le partenze eccellenti di Rose e Noah, è diventato l’uomo che ha permesso ai Tori di ripartire da 0. Da anni ormai la squadra di Chicago si trovava nel così detto “limbo NBA”, con un roster né troppo forte da puntare al titolo, né troppo debole per consentirle di tankare. Un’impasse dal quale si esce solo in due modi: mettere a segno la trade della vita, quella che ti fa svoltare una stagione intera o, per l’appunto, smantellare con la consapevolezza di dover affrontare molte stagioni davvero dure (a meno che voi non siate Danny Ainge).

A fine settembre si mette a segno l’ultimo “colpo” che avrebbe permesso ai Bulls di poter tankare in tutta tranquillità: il buyout di Wade, poi accasatosi alla corte del Re in Ohio. Tutte le aspettative più catastrofiche sono state rispettate in pieno, record di 3-19 con uno score di 1 vittoria a fronte di 9 sconfitte nelle ultime dieci partite di RS. L’unica nota positiva è Markkanen che si sta affermando come un ottimo prospetto con cui ripartire. La confusione del Front Office di Chicago, con scelte alquanto discutibili, sia nei draft che nelle trade, ha generato un clima di totale dissenso tra società e tifosi. Se poi a tutto ciò aggiungiamo le liti interne allo spogliatoio (vedi il caso Mirotic-Portis), abbiamo tutti gli ingredienti per una stagione disastrosa che si concluderà, com’è facile pronosticare, con il peggior record della Eastern Conference e forse della Lega. L’intento ormai è chiaro: ottenere una top pick nel prossimo Draft che si preannuncia molto ricco (Bagley, Ayton, Doncic, Porter, Bamba solo per citarne alcuni), con la speranza che si possa ripetere lo stesso percorso intrapreso da Philadelphia e che solo oggi, a distanza di anni, sta iniziando a portare i suoi frutti. Sbagliare ancora è assolutamente vietato, ma è lecito chiedersi se i Tori riusciranno nuovamente a far soffiare il vento nella giusta direzione sulla Windy City.

Jimmy Butler insomma ha lasciato un vuoto nel cuore dei tifosi, ma forse una speranza di poter tornare a buoni livelli con prospettive futuribili in tempi piuttosto brevi..

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