Più che una romantica storia d’amore come il film candidato all’Oscar, la stagione di Trae Young può essere paragonata ad un film d’azione, con alti e bassi, ed importanti colpi di scena. Tanti erano i dubbi che aleggiavano sul play degli Hawks, i principali riguardanti la taglia fisica undersize rispetto a molti pari ruolo, e la pochezza del roster di Atlanta. Se come squadra la franchigia ha confermato i limiti previsti, singolarmente Young ha mostrato a più riprese tutto il suo talento, fugando molte delle perplessità di inizio stagione. A pochi mesi dalla fine della Regular Season, possiamo quindi tirare le prime somme sull’annata da Rookie dell’ex Oklahoma State.
L’ANNO SBAGLIATO PER IL ROOKIE OF THE YEAR

Trae Young e Doncic si salutano, sarà lo sloveno a spuntarla per il ROY?
Partiamo da un presupposto, a meno di miracoli Young non vincerà il Rookie of the Year. Dall’inizio del nuovo millennio, il premio di ROY ha visto annate completamente differenti tra di loro. Infatti, a fronte di fenomenali astri nascenti vincitori a man bassa del titolo (vedi LeBron o Irving), è talvolta capitato che, in una classe draft senza stelle assolute, siano stati giocatori di medio-alto livello, o vere e proprie sorprese, ad accaparrarsi il prestigioso riconoscimento (un esempio recente è Brogdon, andando più indietro ricordiamo il “desaparecido” Carter-Williams). Se il 2019 fosse stato uno di quegli anni, Trae Young avrebbe potuto spiccare nel gruppo dei papabili vincitori, grazie ad un’escalation di prestazioni veramente impressionante. Purtroppo per lui, un campione destinato già nel breve all’élite della Lega sta esplodendo in tutto il suo splendore, offuscando qualsiasi altro pretendente. Parliamo ovviamente di Luka Doncic, in grado di mettere a tacere i (pochi) detrattori fin dall’inizio della stagione. Il play di Atlanta, comunque, sta disputando un’ottima annata da rookie, ed è la base su cui Atlanta vuole ricostruire il futuro della franchigia.
L’IMPATTO DI TRAE YOUNG CON L’NBA
Con Internet e Youtube è facilissimo reperire immagini, video ed informazioni sugli atleti più interessanti. Sono quindi entrati presto nella memoria degli appassionati, le meraviglie di Trae Young ad Oklahoma State dove, da stella indiscussa della squadra, ha messo in piedi cifre da capogiro, con prestazioni balistiche incredibili. E’ bastato quindi qualche video in rete ed una corporatura esile, per azzardare paragoni che al momento non stanno in piedi, e che hanno avuto come conseguenza solo un aumento della pressione sul ragazzo. Di tutta risposta, Young ha mostrato una forte maturità, ignorando gli accostamenti di media ed addetti ai lavori, proseguendo per la sua strada. Condizionato dalla pessima stagione del team, l’impatto di Young nella Lega è spesso sembrato sottovalutato, anche se i numeri sono in parte dalla sua.
Trae ha esordito in NBA con una prova da 35 punti e 10 assist, risultando il più giovane di sempre a raggiungere tale traguardo. Poi, come detto, prestazioni altalenanti, in una squadra oggettivamente troppo debole per supportare uno Young che è si talentuoso, ma è pur sempre un rookie. L’esperienza è fondamentale nel processo di crescita, ed è bastata solo mezza stagione per vedere cambiamenti significativi nel suo stile di gioco.
L’ESPLOSIONE DI TRAE YOUNG NEL NUOVO ANNO

Trae Young ha aumentato i giri del motore con l’anno nuovo con prestazioni da urlo
Con l’arrivo del 2019, un nuovo Trae Young ha vestito la canotta degli Hawks. Dopo l’All Star Game, il nativo di Lubbock in Texas è letteralmente esploso, accrescendo il proprio impatto, sia come leadership, che sotto l’aspetto dei numeri. Tra Gennaio e Febbraio, Young ha dato il primo scossone ai detrattori, facendo registrare 30,26,23 e 28 punti in quattro partite consecutive, racchiuse in soli sette giorni, mostrando tutto il suo arsenale offensivo, fatto di triple siderali, tear-drop dal centro dell’area e fulminee penetrazioni a canestro. Dopo questa sfuriata, Young è tornato su standard più normali per una matricola, mettendosi al servizio della squadra e lasciando spesso il palcoscenico all’altro astro nascente di Atlanta, John Collins. Ma è nel finale del mese di Febbraio che Young ha deciso di rendere speciale la sua prima annata in NBA.
Young è cosi partito con una “discreta” doppia doppia da 30 punti e 10 assist a Detroit, e poi, contro Houston e Minnesota, ha sfoderato due gare incredibili, in cui per due volte ha segnato 36 punti, risultando completamente immarcabile per chiunque. Per intenderci, stiamo parlando del primo rookie dai tempi di Iverson (1997!) ad infilare due partite consecutive sopra i 35 punti.
Ma per Young non è ancora abbastanza.
Nella notte dell’uno Marzo Trae ha veramente esagerato. 49 punti, 17 assist e 8 rimbalzi. Bastano questi numeri per descrivere quella che è stata una delle più incredibili prestazioni per un rookie negli ultimi anni, in una partita tra l’altro incredibile, chiusa dopo ben 4 supplementari con la vittoria dei Bulls sugli Hawks.
Alcune delle giocate di Trae Young nell’incredibile prova contro i Bulls
Ovviamente non è tutto oro quello che luccica. Young deve ancora crescere, e molto, soprattutto nella gestione della partita e nelle scelte di tiro. Difatti, le pessime percentuali ottenute finora non si possono imputare solo al basso livello della squadra, ma anche ai problemi di circolazione della palla degli Hawks, di cui lui come playmaker, è il principale responsabile. Ovviamente questi problemi sono fisiologici per un ventenne al primo anno tra i pro, che potrà da qui in avanti solo migliorare, di pari passo con la squadra. Non vincerà il Rookie of the Year, ma chissà se questi grandi traguardi raggiunti in questa prima annata a titolo personale, eguagliando illustri predecessori, non siano di buon auspicio per un futuro da All Star…
Di una cosa siamo certi, una stella sta nascendo!

