Vanessa Bryant, vedova di Kobe Bryant e madre di Gianna Maria, scomparsi lo scorso 26 gennaio assieme ad altre 7 persone in un incidente aereo a Calabasas, Los Angeles, riflette con un lungo post sul suo profilo Instagram sulla purtroppo breve vita da ex giocatore del marito, in occasione del quarto anniversario della famosa ultima partita NBA giocata da Kobe.
Bryant segnò il 13 aprile 2016 60 punti allo Staples Center di Los Angeles contro gli Utah Jazz, prima di chiudere il sipario su una carriera straordinaria con il suo “mamba out”, ed inventarsi poi regista da Oscar, allenatore giovanile, autore e produttore, e padre a tempo pieno delle sue 4 figlie.
“Mio marito si è fatto il mazzo per 20 anni, ha dato tutto sé stesso“, scrive Vanessa Bryant “Quello che voleva era solo passare più tempo con le ragazze e con me, e rifarsi degli anni perduti. Voleva essere lì per ogni singolo giorno speciale delle nostre ragazze. Invece, si è goduto soli 3 anni e 9 mesi da ex giocatore. Abbiamo avuto altre due figlie, lui ha vinto un Oscar, ha aperto i Granity Studios, è diventato un autore da best-seller e allenatore della squadra di basket di Gianna. Gigi lavorava duro ogni giorno, proprio come il suo papà. Vorrei solo tornare indietro nel tempo, a quella mattina, tutti i giorni. Vorrei che avessero solo giocato la loro partita del 26 gennaio, come avrebbe dovuto essere. La vita è ingiusta e tutto questo non ha senso“.
Vanessa posta il video dell’ultimo saluto in maglia Lakers ai tifosi di Kobe, a fine gara, il “mamba out” e l’abbraccio con la famiglia prima di lasciare il parquet dello Staples Center da giocatore per l’ultima volta.
Nel 2018, Kobe Bryant fu premiato con il premio Oscar per il cortometraggio “Dear Basketball”, da lui scritto e prodotto, ed ispirato alla lettera aperta al gioco della pallacanestro pubblicata su The Players Tribune il 29 novembre 2015. Solo un anno più tardi, il primo libro della serie: “The Wizenard Series” sarebbe diventato un campione di vendite ed in testa alla classifica dei più venduti per il NY Times.
