E’ passato qualche giorno dalla morte di Flip Saunders, coach dei Minnesota Timberwolves, venuto a mancare improvvisamente a causa di un cancro che sembrava fosse curabile. Chi fosse Flip e cosa rappresentasse per i tifosi di Minnesota e di basket in generale non è certo un mistero. Il legame con Minnesota e i suoi abitanti ancora meno.
MOLTE COSE POSSONO CAPITARE NEL BEL MEZZO DEL NULLA.
Fargo
“E‘ un giorno molto triste. Ho conosciuto Flip ai tempi del liceo, abbiamo anche frequentato insieme l’università di Minnesota. Il giorno del mio recruiting, mi prese con sé e invece di farmi vedere il campus mi portò a pesca. Non sapevo dove diavolo fosse l’edificio, ma conoscevo tutti i laghi dove si potevano pescare i migliori pesci. Siamo andati a pesca e bevuto birra. Tornando a casa mi dissi che mi sarebbe piaciuta questa scuola”.
A raccontare questa storia è Kevin McHale, attuale allenatore degli Houston Rockets e tre volte campione NBA con i Boston Celtics insieme a Larry Bird negli anni ’80. Flip era fatto così. Sapeva apprezzare gli uomini, prima dei giocatori. Per lui bisognava essere prima di tutto dei grandi lavoratori, prima ancora che delle star. Quando uno zio gli disse che per giocare a basket sarebbe stato meglio se fosse stato più alto di 10 cm, lui rispose che se fosse veramente stato più alto di 10 cm non avrebbe lavorato così duramente “Non bisogna ascoltare quello che dice la gente, perché non sa la forza di volontà che hai dentro” raccontava a un giornalista in un’intervista nel 2009.
Il destino però non gli ha riservato un futuro da giocatore, ma da allenatore, dove ha iniziato come assistant coach all’Università di Tulsa per arrivare poi in NBA. Durante i suoi anni universitari conobbe Debbie, membro della squadra di danza della scuola. Diventerà la donna più importante della sua vita. I due si sono sposati molto presto, quando lui aveva appena 21 anni e lei 23, in cerimonia a Ramsey, in Minnesota. Debbie viene soprannominata in casa “the glue”, la colla, grazie alla sua capacità di tenere unita tutta la famiglia nonostante i continui viaggi di Flip per il paese per le partite in trasferta.
Saunders lascia tre figlie e un figlio, Ryan, che sta provando a calcare le orme di suo padre svolgendo il ruolo di assistant coach dei Timberwolves. Il nome Saunders continuerà a comparire nello staff dei Timberwolves.
MINNESOTA: ACQUA CHE SI RIFLETTE SUL CIELO
Lingua Dakota
La parola Minnesota in lingua dakota significa “acqua che si riflette sul cielo”. E Flip era indissolubilmente legato a questo angolo del mondo. Era legato sia a quella terra, sia a quella gente. Dopo il primo allontanamento dai Timberwolves nel 2005, Flip firmò un contratto per ESPN in qualità di commentatore. Nonostante avesse la possibilità di andarsene, decise comunque di non spostarsi da Minneapolis. A chi gli chiese il motivo, la spiegazione fu spontanea“Beh, non puoi capire se non sei del Minnesota. Davvero, non puoi. Come quando nevica il 3 maggio, non puoi capire. La lealtà e la passione che ha questa gente è ciò che mi spinge a tornare sempre qui”.
Flip conosceva bene la sua gente. Quando Kevin Love lo scorso anno ammise il corteggiamento di LeBron James, Saunders lo mise in guardia “Le persone del Minnesota sono abbastanza fedeli. Se li lasci, non te lo perdoneranno. La gente ha apprezzato i momenti che hai passato qui, ma se te ne vai in questo modo, per come sono fatte queste persone, non avrai molta clemenza”.
I giorni successivi alla notizia della sua morte, molti tifosi hanno postato sui social un suo autografo o una foto insieme a lui. Era sempre disponibile con loro, era sempre impegnato nel sociale, aveva fatto della gente del Minnesota una priorità.
SUO PADRE È SENZ’ALTRO UN LUPO; QUINDI IN LUI C’È PIÙ DEL LUPO CHE DEL CANE
Zanna Bianca
Tra i più emozionati durante la cerimonia prima della partita, c’erano Kevin Garnett e Karl Anthony Towns, il passato e il futuro della franchigia.
Garnett a Saunders deve tutto. Arrivato in una franchigia fondata appena sei anni prima, KG venne scelto come quinta scelta assoluta con il compito di mettere la franchigia sulla mappa. Saunders gli affidò sin da subito le chiavi del gioco, intuendo il potenziale del giovane che aveva scelto di provare il grande salto in NBA direttamente dalla high school senza passare dall’università. I due insieme riusciranno a portare là dove la franchigia non è mai più riuscita, a quelle finali di conference dove solamente il terribile duo Shaq-Kobe riuscirà a fermarli.
Se i Timberwolves sono e saranno sempre legati indissolubilmente al nome di Kevin Garnett, Kevin Garnett era, è e sarà sempre legato indissolubilmente al nome di Flip Saunders. Quando è stata resa pubblica la notizia della morte del coach, The Big Ticket ha scelto di non parlare con i media i giorni successivi, rinchiudendo tutto il suo dolore in una foto su Instagram piena di significato “Sapete quanto sia una persona orgogliosa, tornerà a lavorare per essere competitivo in onore di Flip” ha spiegato ai microfoni Kevin Martin, motivando l’assenza del compagno durante il media day di lunedì.

L’omaggio di Kevin Garnett sui social
Chi invece aveva appena conosciuto Saunders era Karl Anthony Towns, prima scelta assoluta dell’ultimo draft. Il giovane ha avuto occasione di conoscere Flip solamente durante i workout di quest’estate, quando il ragazzo di Kentucky convinse tutti di essere il migliore giovane disponibile nel draft. Nonostante fosse appena arrivato, Towns aveva subito capito il rapporto che Saunders era riuscito a creare con i suoi giocatori “I giocatori più scossi da questa situazione sono i veterani” racconta il giovane rookie “Loro hanno passato più tempo con Flip. Io ho avuto pochi momenti condivisi con lui, dove ho potuto stare in sua presenza, parlarci insieme o ridere. Non è paragonabile al tempo che hanno condiviso i veterani”.
Lui, insieme a Andrew Wiggins, sono il futuro di questa franchigia. Flip adorava il giocatore canadese. Lo scorso novembre, dopo le prime dieci partite di campionato, durante un allenamento Wiggins stava svolgendo un esercizio in cui bisognava saltellare sotto canestro per cinque volte per poi schiacciava. Quella serie veniva ripetuto più e più volte. “Sai anche appenderti al canestro?” chiede Flip, che adorava quell’esercizio. Il ragazzo eseguì subito, rimanendo appeso al ferro. Subito dopo passò alla palla medica “Schiaccia! Oooh! Ci siamo!” esclamava un soddisfatto Saunders. Voleva bene a quel ragazzo, lo aveva soprannominato “The drill”, “il martello”. Il compito dei due giovani giocatori dei Twolves sarà pesantissimo. Dovranno crescere e far crescere la squadra, senza sfaldarsi o disunirsi. Dovranno farlo senza la loro guida. Dovranno farlo senza Flip.
Il momento tributatogli prima della partita allo stadio è stato un momento durissimo, un pugno violento allo stomaco. Piangevano tutti nel buio, mentre uno straordinario Tim Mahoney cantava una sublime versione di Halleluja. Non poteva esserci niente di meglio per tributargli la giusta memoria. A Minnesotan between Minnesotans.
For Flip, Halleluja.
Matteo Meschi

