Northwest Division
Denver aka Mile-High City
Il Colorado State Capitol, ovvero il Campidoglio dello Stato del Colorado, ha un’ampia scalinata d’ingresso. L’edificio è imponente, maestoso, come spesso accade negli Stati Uniti. Ma di tutti quelli scalini, ve ne è uno particolare: ha un’incisione, scritta nella pietra grigia e dura: “ONE MILE ABOVE SEA LEVEL”. Un miglio sopra il livello del mare. Da questo nasce il soprannome della città più alta degli USA. A onor di cronaca, periodicamente vengono fatte misurazioni sulla reale altezza della città, cui corrispondono medaglioni dorati che vengono incastonati nei vari gradini. Ma quell’incisione resta, a ricordare i pionieri coraggiosi che fondarono la città.
Minneapolis aka City of Lakes
Anche i Wolves, così come i Pacers, hanno nel loro nome quello dello stato, Minnesota, e non, come più consueto, quello della città che li ospita. Il soprannome, comunque, è piuttosto ovvio con uno sguardo anche solo distratto alla cartina: il numero di bacini d’acqua è superiore a quello delle strade, giustificando appieno il nomignolo. Curioso come la stessa origine sia alla base del nome della franchigia rivale di Los Angeles, sponda Lakers (lacustri), in quanto Minneapolis fu la prima città ove i gialloviola iniziarono la propria storia, prima di trasferirsi in California.
Oklahoma City aka Loud City
Nel football il fattore campo è fondamentale: più un’arena è rumorosa, più è difficile per il quarterback impartire gli ordini alla linea d’attacco. Tant’è che i vari stadi spesso vengono costruiti per amplificare il frastuono del pubblico, il cui livello fornisce anche una speciale classifica delle sedi più rumorose. Nal basket questo fattore è meno “codificato”, ma se ci fosse un premio per il parquet più assordante, sarebbe certamente quello di Oklahoma: in occasione della prima gara casalinga dei Playoff, nel 2009, furono misurati ben 109 decibel. Singolare come prima di ogni partita, proprio in questo luogo di confusione e tifo, il palazzetto cada nel più assoluto silenzio per la benedizione, caso più unico che raro nello sport americano.
Portland aka Rip City
1971. Prima stagione NBA per i Blazers, che il 18 febbraio ospitano gli onnipotenti Lakers di Chamberlain, West e Baylor. Jim Barnett tira un mattone da oltre sette metri (la linea da tre punti ancora non esisteva), senza ritmo e senza senso. Bill Schonelym, annunciatore radiofonico ufficiale della franchigia, anch’egli senza ritmo e senza senso esclama “Rip City, All right!”. Forse in riferimento al pubblico che si stava strappando i vestiti dall’emozione, o forse al destino (requiescat in pace) che gli avversari avrebbero dovuto aspettarsi prima di giocare a Portland. In realtà nemmeno Schonely stesso ha mai saputo dire da dove venisse. Fatto sta che ad oggi, ad oltre 45 anni da quella sera, Portland è ancora conosciuta come “Rip City”.
Salt Lake City aka The Crossroads of the West
Anche i Jazz hanno preferito il nome dello stato alla città, Salt Lake City. Scelta condivisibile, tra l’altro. E nonostante a Salt Lake il jazz non sia poi così popolare rispetto all’originaria New Orleans, hanno voluto mantenerne il nome. Il soprannome della città, “Crocevia dell’Ovest”, deriva dalle molteplici convention che vengono ospitate nei grandi centri congressuali. I più conosciuti sono il Salt Lake Comic Con, dedicati ai fumetti e derivati (cinema, videogiochi, giochi di ruolo, cos-play, ecc…), il Crystal Mountain Pony Con, dedicato ai My Little Pony e la International Convention Tattoo. Durante i giorni di maggior affluenza si possono contare oltre 100.000 visitatori, ben più della metà della popolazione residente nella città. VAI AL PROSSIMO>>>

