Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiChicago Bulls il futuro in arrivo da Minnesota: finalmente segnali positivi

Chicago Bulls il futuro in arrivo da Minnesota: finalmente segnali positivi

di Gianluigi Ambrosiano
Chicago Bulls il roster

Per i grandi appassionati di Nba, e gli insonni cronici, i Chicago Bulls sono una delle squadre più divertenti degli anni passati, soprattutto grazie al trio delle meraviglie Jordan-Pippen-Rodman. I tori, dopo uno sconfortante inizio di stagione da 3 vittorie e ben 20 sconfitte, hanno cambiato marcia nel mese di dicembre dove grazie ad una serie di 7 vittorie consecutive (ed un bilancio complessivo che recita 10-6) si sono portati ai piedi della zona playoff della non irresistibile Eastern Conference.

Grandi protagonisti della rimonta Bulls sono stati senza ombra di dubbio Nikola Mirotic, in grado di spaccare letteralmente le partite in uscita dalla panchina (18 punti di media con il 47% dalla lunga distanza nel mese di dicembre), e la tanto attesa maturazione ed esplosione di quel Kris Dunn che solo un anno fa veniva considerato favorito per il premio di rookie of the year, e che si era invece perso a Minneapolis, dove coach Thibodeau non è propriamente famoso per la crescita dei giovani.

A gennaio le cose sono un po’ tornate nella norma, sin qui i Bulls hanno conquistato 4 vittorie a fronte di 5 sconfitte, ma ci sono ugualmente ragioni per tenere alto il morale. Nella windy city è infatti finalmente tornato dopo un lungo infortunio Zach Lavine, pezzo pregiato della trade che in estate aveva portato Butler ai Wolves, che seppur limitato ad un minutaggio non superiore ai 20 minuti, nelle sue prime apparizioni ha iniziato a far vedere cose interessanti. Lavine può essere lo scorer mancato sin qui ai Bulls, dopo aver chiuso il 2015 a Minnesota con una media di 18,9 punti con quasi il 46% dal campo, a Chicago può imporsi come prima opzione offensiva dei ragazzi di coach Hoiberg.  L’ex re delle schiacciate dell’All Star game 2015, sta mettendo su un arsenale offensivo di tutto rispetto, ma la strada è ancora lunga. Deve cercare con maggiore insistenza il ferro ed imparare ad assorbire i contatti in area, pochi i 3 viaggi in lunetta di media nella passata stagione, seppur convertiti con un buon 83%, e lavorare molto sul tiro dalla lunga distanza, arma imprescindibile per non essere battezzato dalle difese avversarie, il 37% in carriera con meno di 4 conclusioni tentate a partita è lì a dimostrarlo.

Il futuro oggi a Chicago sembra più luminoso di quello che ci si aspettava in estate. La querelle Mirotic-Portis ha avuto il merito di aprire le porte del quintetto titolare al rookie Lauri Markkanen, che dopo uno splendido europeo si sta confermando anche oltre oceano.

Il bistrattato Kris Dunn ha ritrovato fiducia in maglia Bulls, e negli ultimi 2 mesi viaggia a 14 punti di media col 43% dal campo conditi da quasi 8 assist a partita a fronte di meno di 3 turnover. Chicago non deve però fare l’errore di sentirsi grande troppo presto, soprattutto con alle porte un draft che si annuncia estremamente ricco di talento. Altre squadre in ricostruzione come Sacramento hanno già varato la “politica” dei giovani, iniziando a mettere in panchina i veterani in vista di una maggiore responsabilizzazione dei rookie, e qualche sconfitta in più che non fa assolutamente male. Chicago oggi ha “bisogno” di perdere, per quanto strano possa sembrare da questa altra parte dell’Oceano, perché ha già le basi per un ottimo futuro, ( il backcourt Lavine – Dunn ha una età media di 23,5 anni, Markkanen ne compirà 21 a maggio ), uno dei monte ingaggi più bassi di tutta la lega, e con una scelta alta al prossimo draft (qualcuno ha detto Ayton? O Bamba? O perché no, un Michael Porter Jr che a causa dell’infortunio perderà sicuramente qualche posizione al draft), la ricostruzione potrebbe durare meno del previsto. Anche perché siamo a Chicago, un mercato importante, una meta sicuramente più ambita di città come Milwaukee o Salt Lake City, una città che ha bisogno di nuovi idoli dopo la fugace storia d’amore con Derrick Rose, e che non vede l’ora di poter affiancare altre maglie a quella numero 23 che controlla tutti dal soffitto dello United Center.

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