Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiSan Antonio Spurs: l’arte di vincere

San Antonio Spurs: l’arte di vincere

di Daniele Guadagno
San Antonio Spurs

Passano gli anni, l’NBA si evolve ma a San Antonio la mentalità resta sempre vincente. Anche quest’anno infatti gli Spurs centreranno con ogni probabilità i playoff, forti del terzo posto della Western Conference (record 33-19) e della seconda miglior difesa della lega. Negli ultimi 20 anni gli Spurs hanno trascorso solo 48 giorni con un record di vittorie inferiore al 50%, davanti ai Dallas Mavericks che però si sono fermati a quota 826 giorni.

Gregg Popovich all’AT&T Center, San Antonio, TX. Sullo sfondo gli stendardi dei 5 titoli NBA conquistati dagli Spurs.

Eppure la stagione non era cominciata sotto i migliori auspici: Kawhi Leonard ha finora disputato solo 9 partite a causa di un problema al quadricipite destro tenendo comunque medie di tutto rispetto (16.2 punti, 4.7 rimbalzi e 2.3 assist). Al momento rimarrà fuori ancora a tempo indeterminato e le possibilità di rivederlo in campo per la postseason non sono molto incoraggianti. Ciononostante gli Spurs stanno attraversando un ottimo periodo, dimostrando di saper vincere anche senza la loro stella. Gran parte del merito va a Gregg Popovich, una garanzia in termini di successi. Pop ha costruito un sistema di gioco perfetto improntato sulla difesa e sul lavoro di squadra, nel quale ognuno risulta indispensabile; si è circondato di giocatori efficienti ma soprattutto intelligenti e ha creato una delle dinastie più longeve di sempre. Non a caso è il quinto coach con il maggior numero di vittorie nella storia NBA. La cosa che più sorprende però è la sua capacità di forgiare dal nulla validissimi giocatori. Prendete David Bertrans e Dejounte Murray, discreti talenti al college e ora possibili All-Star in futuro. Il suo modo di parlare ai giornalisti e il suo essere sergente di ferro sia dentro che fuori dal campo lo hanno poi reso uno dei personaggi più amati di questo sport.

A Beautiful Game.

Gli Spurs quest’anno sono riusciti in parte a sopperire all’assenza di Leonard anche grazie ad un organico pieno di talentuosi elementi: Patty Mills è ormai diventato per gli speroni una pedina insostituibile che sforna assist e triple in uscita dalla panchina; Danny Green è il classico 3&D letale da oltre l’arco e asfissiante in difesa; la coppia Pau Gasol-Manu Ginobili continua a regalare magie sul parquet nonostante la veneranda età, mentre Rudy Gay era prima dell’infortunio il secondo miglior realizzatore della squadra.

Gasol e Ginobili, quasi 80 anni in due.

Curioso invece il caso che ha coinvolto LaMarcus Aldridge: l’ex Portland, deluso dalla gestione Popovich, aveva chiesto di essere ceduto in estate. Abituato ad essere un go-to-guy in Oregon, Aldridge in questi anni ha faticato ad insersi nel sistema corale degli Spurs dimostrandosi spesso un pesce fuor d’acqua. Il rapporto con la tifoseria non è mai sbocciato e l’addio sembrava essere a questo punto l’unica soluzione plausibile. Ma dopo una chiacchierata a cena con Pop (nella quale il sergente di ferro avrebbe ammesso mea culpa), Aldridge ha deciso di proseguire la sua avventura in Texas e le sue stats sono decisamente migliorate: 22.4 punti, 8.5 rimbalzi e 2 assist di media a partita, tutti massimi in carriera. Inoltre sta vivendo la miglior annata di sempre in termini di efficienza (PER) sia offensiva che difensiva.

Aldridge è una delle migliori ali al mondo nel gioco in post.

Sebbene i bookmakers non li diano per favoritia alla vittoria finale, non sarà facile batterli durante i playoff. Questa potrebbe essere l’ultima stagione di Ginobili e gli Spurs faranno di tutto pur di regalargli un ultima soddisfazione, con o senza Leonard.

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