Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiUn anno di Magic: cosa è cambiato in casa Lakers

Un anno di Magic: cosa è cambiato in casa Lakers

di Olivio Daniele Maggio
NBA Basketball School-magic Johnson-un camp della durata di 12 giorni per ragazzi e ragazze dai 10 ai 16 anni

Una sorta di punto di svolta, una luce capace di scacciare ombre che stavano incupendo l’ambiente. Fuori  Jim Buss e Mitch Kupchak, dentro Magic Johnson nelle vesti di presidente. Un sorriso smagliate, tanta esperienza e voglia di lavorare per i Los Angeles Lakers. Ormai è passato praticamente un anno dalla sua nomina, una nomina che serviva a dare una scossa al progetto. I gialloviola erano entrati in un pericoloso pantano da cui poteva essere dura uscire: salary cap intasato, idee poco chiare sul corso tecnico da intraprendere, giocatori che poco ci azzeccavano con le idee di Luke Walton.

Bisognava prendere il toro per le corna, insomma. Alla proprietà non restava che prendere una decisione drastica per non peggiorare le cose. E così Jeanie Buss alla fine ha optato su un uomo, su un’istituzione della storia lacustre e del basket in generale, uno che in campo trovava sempre il modo di sbrogliare la matassa nelle situazioni difficili. Earvin Johnson, conosciuto universalmente come Magic: estroso, intelligente, creativo. Tanta fiducia riposta in lui, anche se un incarico così impegnativo e prestigioso non l’aveva mai ricoperto in precedenza.

I risultati? Mosse concrete ed oculate, fatte con logica:

 

– La cessione di Lou Williams, un giocatore avulso al sistema di gioco di Walton e non adatto al progetto tecnico, in cambio di Corey Brewer (in scadenza quest’anno) e una prima scelta (scambiata con gli Utah Jazz nella notte del draft in cambio di due pick, con le quali sono stati ottenuti Josh Hart e Thomas Bryant)

– La nomina di Rob Pelinka come nuovo general manager

– La cessione dell’ingombrante contratto di Timofey Mozgov (col sacrificio di D’Angelo Russell) in cambio di Brook Lopez (in scadenza) e la ventisettesima scelta del draft 2017. Proprio con quella preziosa pick è stato poi selezionato Kyle Kuzma

– La chiamata di Lonzo Ball al draft

– La cessione di un altro contratto pesante come quello di Jordan Clarkson, abbinato a quello di Larry Nance, in cambio di Isaiah Thomas, Channing Frye e una prima scelta protetta per il draft 2018. I giocatori ottenuti sono entrambi in scadenza di contratto.

 

Sembra poco, ma non lo è. Magic ha portato i Lakers su un binario ben preciso dal punto di vista tecnico sostenendo in pieno l’operato di Walton: il trio Ball-Ingram-Kuzma è una base solida costruire un domani migliore. Inoltre ha infuso maggiore flessibilità in vista dei prossimi movimenti, visto che con lo spazio salariale ripulito darà l’occasione di aggiungere altri tasselli importanti. Ora però viene il bello. Un salto di qualità, non troppo repentino, auspicato a parole dallo stesso Johnson. Servirà pazienza, non è sicuro l’arrivo dei due agognati top player;  ci sarà tuttavia la possibilità di provarci. O perlomeno le cose verranno fatte con calma, senza strapagare elementi che non servono o che sono già avanti anagraficamente parlando. Magic ha restituito solidità ad un ambiente che aveva bisogno di certezze e lungimiranza:  i continui attestati di stima verso il coach (coinvolto a suo modo nelle faccende) e i giocatori fanno capire che c’è unità di’intenti ed ottimismo. Il suo carisma è un’ulteriore carica per tutto il mondo Lakers, per non parlare delle sue doti di interlocutore che lo rendono credibile e rispettabile agli occhi dei colleghi.

Qualcuno era scettico su di lui. Aleggiava qualche dubbio sulle sue capacità. C’era la paura che, come nel caso di Michael Jordan, non fosse riuscito a farsi valere anche in giacca e cravatta. Ma il suo lavoro sin qui è stato impeccabile. E ora il buon Magic se la ride.

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