New York e Los Angeles, le due piazze cestisticamente più pretenziose degli Stati Uniti ed entrambe nella medesima situazione: cercare di risalire dopo diverse stagioni di difficoltà. Se, nella città degli angeli, i Lakers sembrano aver intrapreso la strada giusta, nella Grande Mela i Knicks sembravano aver fatto altrettanto, almeno per le prime 48 gare di regular season, almeno fin quando, in una maledetta notte, Kristaps Porzingis non è piombato malamente sul terreno di gioco. Risultato: rottura del legamento crociato, stagione finita per la stella lettone e porte chiude ad ogni ambizione di playoff per la sua franchigia. Eppure, qualcosa da cui ripartire potrebbe esserci, ma il condizionale è d’obbligo. Le scelte della società dovranno essere oculatissime e sarà necessaria una buona dose di fortuna.
New York Knicks: la talentuosa anarchia
Una cosa è stata certa per tutta la stagione: ai New York Knicks non manca il talento offensivo, o meglio, realizzativo. Lo testimonia il fatto che i punti per 100 possessi non siano calati troppo neanche nella metà stagione giocata senza Porzingis (da 105.5 a 104.1). Ad aver aiutato sicuramente è stata la presenza a roster di esterni estrosi come Trey Burke, Michael Beasley e Tim Hardaway, tre elementi capaci di escursioni oltre quota 30 in diverse uscite stagionali. Una capacità di produrre punti sicuramente sottovalutata quella dei Knicks, ma anche di difficile gestione per coach Jeff Hornacek. I numeri parlano di una squadra che produce 23.3 assist a match, tredicesimo dato della lega; eppure manca qualcosa a livello di gestione offensiva. Manca chiaramente un vero playmaker. Trey Burke ha tanti punti nelle mani, ma gioca prevalentemente per trovare soluzioni personali e l’unico capace di assestarsi oltre i 5 assist medi è stato Jarrett Jack (5.4), che non può però essere il playmaker titolare di una squadra che punti alla postseason. Un attacco tutto sommato efficace, per quanto migliorabile, che ha bisogno di giocare liberamente, ma con controllo. Esiste una buona base di talento a New York, ma questa ha bisogno di una forma di governo: quella giusta sembra un’anarchia ordinata, ma è davvero attuabile con gli uomini a roster?
L’attacco ‘anarchico dei New York Knicks.
Questione di cultura
Sì, questione di cultura difensiva, quella che a New York manca da diverse stagioni, l’ultima compresa. E pensare che i punti subiti su 100 possessi, nelle prime 48 gare, erano ancora accettabili (105.4). Poi, con l’assenza di Porzingis (2.4 stoppate) il dato è salito a 108.4, troppo alto per pensare di competere. Banalizzando si potrebbe dire che è venuta meno la rim protection garantita dal lettone; andando davvero a fondo, si capisce che il problema è molto più complesso di così. Tra i lunghi, nella seconda metà di stagione, l’unico reale difensore è stato O’Quinn (1.2 stoppate), che non ha tuttavia potuto sopperire alle mancanze della prima linea di difesa, quella che dovrebbe vedere gli esterni tenere almeno qualche palleggio del diretto avversario. Un concetto evidentemente abbastanza oscuro per la maggior parte degli uomini Knicks. L’unico giocatore con un defensive rating sufficiente, fra gli esterni. è stato il giovane Ntilikina (104.9), un difensore chiaramente molto sopra la media. Tra gli altri, quasi tutti avvicinano quasi i 110 punti subiti su 100 possessi, una quantità inaccettabile, data da pigrizia, disattenzione e la mancanza di un sistema difensivo di squadra davvero efficiente, tanto nel pitturato quanto sul perimetro. Questo è stato il vero errore di Hornacek, puntualmente pagato non appena è venuta meno la stella offensiva e difensiva del team.
La difesa è alquanto rivedibile.
Futuro: tra incertezze ed opportunità
Due elementi possono far ben sperare i tifosi di New York: la possibilità di una scelta in top 10 al prossimo ricco draft e il discreto spazio salariale a disposizione. Le ricerche dovranno certamente focalizzarsi, tra draft e mercato, sulla ricerca di esterni difensivamente efficaci ed offensivamente efficienti, con i fari puntati sul profilo del prezioso 3&D che non può mancare nel 2018. I contratti in scadenza che potrebbero essere rinnovati sono quelli di Beasley e Burke, che hanno mostrato interessanti sprazzi di talento, ma sono davvero mentalmente pronti per contribuire alla risalita di una piazza tanto importante? E, soprattutto, in che condizioni tornerà Porzingis? Per un giocatore di quelle dimensioni potrebbe non essere facile assorbire un infortunio tanto grave, tuttavia, tra i tanti dubbi, c’è una sola rischiosa certezza: se Kristaps non fosse lo stesso di prima, la risalita dei Knicks dovrà attendere ancora a lungo. Non ultimo, il problema della scelta del coach, che deve essere di spessore, pronto a sopportare responsabilità più pesanti di quanto possano sembrare.

