Un anno di letargo. Una stagione di tanking. Un anno di riposo. Una stagione per ricostruire. Un anno nella tana. Una stagione lontano dai grandi palcoscenici. Ora gli orsi stanno tornando a graffiare, cacciare, sbranare. I Memphis Grizzlies sono di nuovo sulla strada per essere una delle squadre protagoniste nella Western Conference. Merito di coach Bickerstaff, capace di attuare quel “ritorno al futuro” di cui vi avevamo raccontato con fare (per ora) profetico. Merito dei veterani, capaci di inculcare nei giovani e nei nuovi arrivi la vecchia logica del Grit&Grind. Merito dei giovani, talentuosi e pronti a recepire i messaggi tecnici e tattici, ma anche ad abituarsi in fretta all’atmosfera. Merito dei nuovi comprimari, acquisiti azzeccati e ben inseriti nell’ingranaggio.

Coach Bickerstaff ha cominciato al meglio la propria avventura ai Memphis Grizzlies
Difesa, difesa e ancora difesa
Il record dei Memphis Grizzlies dice 12-5, i punti subito per 100 possessi appena 103.3. Guarda che strana coincidenza. Quello su cui i Grizzlies, tra il 2011 e il 2017, avevano costruito i loro successi ora torna a essere un fattore primario e imprescindibile. Gli avversari della squadra del Tennessee tirano con appena il 44.9% dal campo. E se la protezione dell’area grazie alla stazza di Gasol e alle leve lunghe di Jackson è punto di forza evidente, anche la difesa del perimetro funziona in maniera più che sufficiente, concedendo alle squadre avversarie appena il 34.6% da tre punti. Merito degli esterni, la cui asfissiante pressione parte già dal leader Mike Conley, che è sempre un segnale importante. I Grizzlies riescono a forzare gli avversari a ben 18 palle perse a match, un’infinità, limitando gli assist ad appena 23.2.

Mike Conley è leader dei Memphis Grizzlies prima di tutto in difesa
In tutto questo, il Fedex Forum sta tornando un autentico fortino. Il record casalingo per ora parla di 7 vittorie in 8 gare. E, altra curiosa (o forse no) casualità, in casa la difesa dei Grizzlies sale ulteriormente di livello. I punti subiti su 100 possessi sono appena 100.3, gli avversari tirano con il 43.6% dal campo e con il 32.6% da tre punti. In pratica le squadre ospitate in quel di Memphis sono costrette a spadellare, dovendo tentare circa 33 triple ad ogni uscita, grazie soprattutto all’area costantemente intasata, come testimoniato anche dalle 5.5 stoppate rifilate mediamente ai penetratori avversari. Su queste basi, la pericolosità dei Memphis Grizzlies per le concorrenti non può che continuare a crescere. Gli orsi saranno squadra tignosa e fastidiosa anche per i team più attrezzati della Western Conference.
L’attacco dei Memphis Grizzlies intorno a Conley e Gasol
Conley e Gasol. Gasol e Conley. I pilastri su cui si regge l’attacco dei Memphis Grizzlies sono ancora loro. Dalle loro giocate, in isolamento o inserite in giochi a due, si sviluppa il più delle volte la trama delle azioni offensive. I due segnano oltre 37 punti a partita in coppia, raccolgono 13.2 rimbalzi e distribuiscono 10 assist. Il loro esser fattori prima di tutto in difesa fa seguire l’assoluta fiducia dei compagni, che quest’anno stanno rispondendo presente. Emblematico il caso di un sorprendente Garett Temple da 11.5 punti e quello di un Shelvin Mack in doppia cifra. E intorno a loro cresce anche il talento di Jaren Jackson (12.6 punti), capace di usare il proprio atletismo come di colpire dal perimetro (pur dovendo migliorare il 27% dall’arco). Un attacco finalmente vario in cui il tiro da tre punti finalmente funziona (36.9%) e che rende i Grizzlies una squadra moderna, pur costruita sui suoi vecchi fondamenti di cattiveria agonistica e aggressività difensiva. Una vera autentica mina vagante.
Una sequenza di attacco e difesa dei Memphis Grizzlies

