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Reduce da due stagioni ad altissimo livello da sesto uomo degli Houston Rockets, in quest’avvio di regular season Eric Gordon sembrava aver smarrito la propria capacità di cambiare le partite, o comunque di offrire un contribuito particolarmente degno di nota, in uscita dalla panchina. Il classe ‘88, infatti, ha reso ben al di sotto delle aspettative nelle prime uscite stagionali, facendo registrare medie di 14 punti, 3.8 rimbalzi e 1.5 assist nelle prime sei gare della stagione, con percentuali a dir poco negative al tiro (31% dal campo con 30/98 e 23% da dietro l’arco con 11/47).
Oltre a ciò, il numero 10 di Houston sembrava ad un passo dalla cessione, con i Rockets che avevano messo nel mirino Jimmy Butler e apparivano disposti a cedere la propria riserva di lusso insieme a quattro future prime scelte al Draft e altri giocatori per provare a convincere i Minnesota Timberwolves ad accettare la loro proposta. Sfumato definitivamente Butler, poi passato ai Philadelphia Sixers, e interrotto il rapporto con Carmelo Anthony dopo appena dieci presenze dell’ex Nuggets, Knicks e Thunder, Eric Gordon ha ritrovato sé stesso,
Eric Gordon: a Novembre ha carburato di nuovo
Nel mese passato è riuscito a riprendere da dove aveva chiuso la scorsa stagione. Il giocatore si è rialzato nettamente nelle successive dodici gare (7-5) dopo l’avvio incredibilmente negativo dei Rockets: a novembre, infatti, l’ex Los Angeles Clippers e New Orleans Pelicans ha messo a referto 17.2 punti, 1.8 assist e 2.2 assist col 40% dal campo (71/179) e il 34,5% dalla lunga distanza (40/116).
In particolar modo, Gordon si è messo in evidenza nelle ultime cinque gare disputate, mettendo a referto 28 punti contro i Cleveland Cavaliers, 36 contro i Washington Wizards (season-high e career-high per triple a bersaglio in una partita, otto), 17 contro i Dallas Mavericks, 26 contro i San Antonio Spurs e 15 contro i Chicago Bulls, totalizzando dunque medie di 24.4 punti col 48% al tiro (39/82) e il 46% da tre (26/56). Se a inizio stagione Gordon sembrava ormai in fase calante e pronto a fare le valigie, essendo incapace di dare garanzie in uscita dalla panchina come sempre aveva fatto fino a quel momento, ora appare pienamente ritrovato e nuovamente pedina fondamentale per lo scacchiere di coach Mike D’Antoni, che a poco a poco sta ritrovando le tante certezze smarrite nel disastroso mese di ottobre. Tra esse, vi è un posto speciale per il nativo di Indianapolis, tornato in breve tempo indispensabile e pronto a dire ancora una volta la sua per la corsa al premio di Sixth Man of the Year, già vinto nel 2016-2017, battendo l’allora compagno di squadra Lou Williams (attuale detentore del premio) in virtù di medie di 16.2 punti, 2.7 rimbalzi e 2.5 assist col 41% al tiro e il 37% da tre. In una stagione sin qui particolarmente complicata per i suoi Houston Rockets, Eric Gordon sta tornando a fare la voce grossa e, insieme a James Harden, Chris Paul, Clint Capela e P.J. Tucker, a rappresentare nuovamente un affidabile quanto efficiente ingranaggio del sistema di gioco di coach D’Antoni, per il quale la presenza del quasi 30enne è a dir poco imprescindibile.
Sia partendo dalla panchina che trovando posto in quintetto, infatti, Gordon riesce sempre a lasciare il segno, ragion per cui il suo inizio sottotono aveva fatto preoccupare e non poco dalle parti di Houston. Non un semplice tiratore, ma un giocatore capace di imprimere significative svolte in ogni partita, avendo un impatto talmente degno di nota da non poter essere definito semplicemente un’alternativa ai titolari, seppur di lusso. La stagione è appena nella sua fase embrionale e tanto altro dovrà ancora accadere prima di poter delineare una volta per tutte gli equilibri della regular season 2018-2019, ma quel che è certo è che Gordon sia pienamente tornato a recitare quel ruolo che solo lui sa interpretare così perfettamente, tanto da risultare insostituibile per i suoi nonostante non faccia parte della starting lineup.

