Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiNon solo Draft: l’estate dei Tori per tornare a far paura

Non solo Draft: l’estate dei Tori per tornare a far paura

di Lorenzo Fae
Markkanen rientro-Chicago Bulls

I Chicago Bulls sono in ricostruzione, ma non sono messi affatto male in ottica futuro. Come mai? Vediamolo con calma. Se ci avessero detto, all’inizio di questa stagione NBA, che i Clippers sarebbero arrivati ai PO, avremmo (quasi) tutti risposto la stessa cosa: Impossibile. Sbagliandoci. Se ci avessero detto che i Celtics sarebbero stati più vicini all’implosione che all’esplosione per larghi tratti della stagione, se non addirittura per tutta, avremmo risposto: Molto difficile. Sbagliandoci, di nuovo.

Se ci avessero detto che i Chicago Bulls avrebbero fatto una gran fatica anche per fare la metà delle vittorie necessarie per strappare un biglietto PO, avremmo risposto: Sì, scontato. E stavolta non ci saremmo sbagliati. I dati di fatto a questo punto sono 2: Siamo dei pessimi scommettitori, almeno sul lungo periodo; anche dei pessimi scommettitori come noi avrebbero potuto azzeccare l’andamento della stagione dei Bulls.

Ora, senza soffermarci troppo sulle abilità al gioco di ciascuno, per quanto fosse preventivabile una stagione sottotono dalle parti dell’Illinois, molto difficilmente si sarebbe potuto prevedere quanto accaduto già durante i primi mesi di Regular Season. In ordine sparso: Markannen fuori 2 mesi per infortunio, partenza da 20 sconfitte in meno di 30 partite, Dunn fuori per infortunio, Hoiberg fuori (ovviamente non per infortunio) e al suo posto Boylen, amato dallo spogliatoio Chicago Bulls quanto un aumento Iva, salvo poi ritrattare (almeno sulla carta). E questo non era neanche febbraio, proseguo?

Senza farla troppo lunga, i pochi assets, nello specifico Portis, il rookie Carter Jr e il già citato finlandese, per motivi – presumibilmente –  precauzionali, non hanno finito la stagione in campo.  Un disastro, direbbe (quasi) chiunque. Sì perché la dirigenza dei Tori pare non essere preoccupata per l’andamento quantomeno burrascoso di questa stagione e, in grande armonia con la città di Chicago che nonostante tutto ha esaurito più volte lo United Center in ogni ordine di posto, sembra puntare con decisione al draft 2019, avendo un discreto margine per attrare poi nella successiva Free Agency se non un’assoluta superstar almeno 1 o 2 buoni comprimari. Ma tentiamo di andare in ordine.

DRAFT 2019: POSSIBILI SCENARI PER I BULLS

Con buone probabilità i Bulls avranno una scelta molto alta al Draft, verosimilmente sceglieranno fra le prime 4-5, avendo quindi a disposizione parecchio potenziale. Al Madison Square Garden, il primo nome annunciato da Adam Silver quest’anno sarà probabilmente quello di Zion Williamson, seguito (non per forza in quest’ordine) da RJ Barret e Ja Morant.

Avere la possibilità di pescare uno di questi 3 nomi, con Williamson che paradossalmente sarebbe il giocatore meno utile alla causa di Chicago, vorrebbe dire non solo possedere un potenziale talento in grado riportare Chicago sulla mappa ad Est, ma anche essere parecchio più attrattiva nel mercato della Free Agency. A Chicago serve talento, soprattutto in materia offensiva. Sono la penultima squadra della lega per efficienza offensiva, non hanno grande pericolosità dall’arco e l’attitudine difensiva sarebbe rivedibile persino nella nostra Serie D.

Certo, l’idea di poter contare su Dunn, magari con uno fra RJ Barret e Morant più LaVine di fianco, oltre al Finlandese e Carter Jr sotto le plance, renderebbe Chicago una delle squadre dal potenziale maggiore dell’intera lega, specialmente con qualche “3&D” a fare da contorno per dare esperienza e solidità a un gruppo dal talento inversamente proporzionale alla piena maturità cestistica.

Se non arrivasse però una scelta fra le prime 3, allora si dovrebbe andare a cercare un giocatore che rispondesse alle necessità immediate della squadra. Come sopracitato, punti nelle mani e attitudine difensiva sono requisiti fondamentali per salire sul palco del Madison e mettersi il cappellino dei Bulls in testa. Di prospetti del genere, almeno potenzialmente, il Draft ne offre più di uno.

Senza scendere di troppo nella lista dei candidati (dei quali ancora molti non si sono dichiarati eleggibili, Williamson su tutti) i Bulls potrebbero scegliere Coby White da North Carolina, che risponderebbe alle necessità anche se ad un livello potenzialmente inferiore dei già citati, Jarret Culver, eccellente difensore ma tiratore tutto da costruire o Darius Garland, potenziale “Most Underrated” di questo Draft 2019.

Discorso a parte vale per Cam Reddish che, seppur senza le presenze in campo che possono annoverare Barret e Williamson a livello NCAA, viene descritto come il giocatore col maggior “talento puro” di questa classe Draft. Una classe Draft che in tal senso si annunciava già ricchissima.

OLTRE IL DRAFT: DA LUGLIO IN POI

Comunque andranno le cose dopo la notte del Draft, il mondo – con buona pace di Kyrie – continuerà a girare, e dovrà farlo anche anche all’interno dell’Universo Chicago Bulls. Sperando di ottenere un vero e proprio asset alla pesca delle matricole, bisognerà poi mettersi al lavoro per cercare di capire quali mosse compiere durante il resto dell’estate per presentarsi ai nastri di partenza della stagione 2019-2020 con un roster, ma soprattutto delle ambizioni, rinnovate rispetto a questi ultimi anni.

Salutare Robin Lopez e almeno uno fra Arcidiacono e Luwawu-Cabarrot sembrano essere le prime mosse da compiere per liberare ulteriore spazio e cercare di buttarsi nel mercato dei Free agent potendo contare su un appeal che nel recente passato è mancato, magari non per portare KD o AD, ma puntando a 2/3 contratti in grado di ampliare la rotazione e permettere a giocatori di sicura prospettiva ma di dubbia maturità, di inserirsi dalla panchina a partita in corso, o più in generale di entrare nei meccanismi di squadra nel corso della stagione.

In conclusione, i Bulls godono di una situazione potenzialmente invidiabile ma il cui potenziale non è solo roseo e scevro da insidie, tutt’altro. La prima scelta al Draft sarà fondamentale anche in chiave free agency, come abbiamo appena visto. Prendere un giocatore rispetto ad un altro a giugno potrebbe cambiare l’elenco dei partenti designati a luglio.

Proprio in questo saranno fondamentali le capacità di management di Paxon e compagni, i quali, in perfetto stile Phil Jackson, guardano al futuro con una calma ed una serenità quasi Zen. Beati loro, verrebbe quasi da dire.

Non fosse altro che, nel caso in cui azzeccassero un paio di scelte a cavallo dei mesi più caldi dell’anno, allora avremmo le basi per una delle squadre più giovani, divertenti e con un pubblico fra i più appassionati d’America, pronti a lanciare la sfida ai nuovi padroni dell’Est che già quest’anno si stanno intravedendo.

Beati noi, verrebbe quasi da dire.

 

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