Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiIntervista Super Bowl LV, Roberto Gotta: “Brady sta già lasciando la sua eredità. Chiefs, ecco cosa non ha funzionato”

Intervista Super Bowl LV, Roberto Gotta: “Brady sta già lasciando la sua eredità. Chiefs, ecco cosa non ha funzionato”

di Olivio Daniele Maggio
Intervista Super Bowl LV

A cura di Daniele Maggio e Luigi Ercolani

Premessa: questa intervista sul Super Bowl LV non conterrà esaltazioni retoriche verso Roberto Gotta, voce NFL per DAZN, perché è abbastanza certo che, umile com’è, si schermirebbe. Ciò non significa che non se le meriti, anzi. Gotta è uno di quei rari giornalisti preparati che preferisce proporsi invece che imporsi, mentre la tendenza è, purtroppo, di segno opposto.
Una persona di buon senso e disponibilità, due qualità che si rispecchiano nella sua storia di pioniere in ambiti sportivi (calcio inglese, basket NBA e ovviamente football americano) che ora come ora sono molto seguiti ma che nel mondo in transizione tra la fine della Guerra Fredda e l’avvio dell’epoca digitale erano vere e proprie scoperte.
Alla proposta dell’intervista che segue Gotta ha detto immediatamente di sì, e non ha fatto attendere le risposte promesse. Una serietà impagabile, che merita gratitudine. Ed ora catapultiamoci in questa intervista dedicata al Super Bowl LV (che avevamo analizzato nella nostra consueta preview), vinto dai Tampa Bay Buccaneers sui Kansas City Chiefs, al termine di una partita che ha lasciato tutti sorpresi, dove ad incidere sono stati la difesa del team della Florida e la leadership di Tom Brady.

Intervista Super Bowl LV, Gotta: “Ecco chi è il mio MVP”

 

1) È stato il Super Bowl che ti aspettavi?

“No, direi di no. Come tutti, sapevo che a deciderlo poteva essere la pressione della difesa di Tampa Bay su Pat Mahomes, ma non immaginavo che sarebbe stata così soffocante e scomoda, pur considerando l’assenza dei due tackle titolari di Kansas City. Sorprendente ed edificante, perché dà un minimo di speranza a chi ancora ama la difesa. Amore quasi retrò, di questi tempi”.


2) Inevitabile parlare di Tom Brady. Settimo anello al dito alla decima partecipazione al Super Bowl, ha riportato una franchigia che non vinceva dal 2002 e che non faceva i playoffs dal 2007. L’ha trasformata, l’ha trascinata. Che eredità lascerà, quando deciderà di lasciare?

“Credo che l’eredità la stia già lasciando, per quello che si è visto nei giorni del Super Bowl e in quelli successivi. Non c’è neanche stata la fatica di farsi un’opinione propria, è bastato ascoltare quello che hanno detto già prima della finale il suo coach e i suoi compagni di squadra, e quello che ha aggiunto Giorgio Tavecchio, il kicker italiano che con Oakland ha giocato contro New England tre anni fa: la sua sola presenza è come la marea che si alza ed avvolge. Mai cadere nell’adorazione, ma più che il contributo tecnico è stato il suo contributo comportamentale a cambiare le cose. Quando un Arians dice ‘Brady e Gronkowski hanno due caratteri diversissimi, ma appena inizia l’allenamento si comportano allo stesso modo: i giovani della squadra non possono non notarlo e imitarlo’. Poi, è ovvio che Jameis Winston aveva un braccio più potente e più doti atletiche, ma con Brady una squadra molto simile a quella dello scorso anno ha vinto il Super Bowl, e credo che non sia poi così influente il fatto che i touchdown siano stati segnati da Gronkowski, Antonio Brown e Leonard Fournette, che nel 2019 non c’erano”.


3) Oltre a Brady, la partita l’ha vinta la difesa. Anzi, forse è stato il fattore decisivo che ha permesso ai Bucs di vincere. Partita magistralmente preparata da Todd Browles. Cosa ne pensi? Chi ti è piaciuto di più in questo frangente?

“Riprendo la risposta alla prima domanda, ampliando. Bene tutti, ovviamente, perché se è vero che i quattro deputati alla caccia di Mahomes hanno fatto il loro dovere è altrettanto vero che gli altri sette sono riusciti a marcare efficacemente i potenziali ricevitori nei due momenti più importanti delle situazioni in cui un quarterback va sotto pressione: i primi 3 secondi, quelli che appunto creano la pressione stessa, e i frangenti in cui Mahomes, dopo uno dei suoi cambi di direzione, guardava davanti a sé per scorgere possibilità di lancio. La difficoltà per un linebacker o defensive back di stare alle calcagna di un ricevitore che cambia continuamente percorso è altissima, eppure quasi mai i lanci – quando sono partiti – sono stati presi, o comunque presi senza ostacolo. Tantissime volte il difensore è riuscito a metterci due dita o una mano, e anche da questo è nata la vittoria dei Buccaneers”.


4) Chi è stato il tuo MVP personale del Super Bowl?

“In telecronaca ho chiesto scherzosamente di modificare il significato della P dell’acronimo, da person a player, per poterlo dare proprio a Bowles. Ovviamente impossibile, ma lo darei a Tristan Wirfs, come somma della stagione, non solo del Super Bowl. Se non sbaglio, in tutto l’anno non ha concesso neanche un sack”.


5) Kansas City Chiefs: cosa non ha funzionato secondo te oltre ad una offensive line che ha praticamente sempre ceduto alla pressione dei Bucs?

“Direi solo quello, darei più meriti alla difesa dei Buccaneers. Andy Reid e Eric Bieniemy hanno sempre trovato il modo di liberare i propri ricevitori con lo schema, non solo grazie alle doti dei ricevitori stessi, ma nel Super Bowl, come già detto, raramente i ricevitori hanno potuto prendere il pallone con calma e senza pressione. Anche i numerosi lanci catturati da Travis Kelce sono finiti in zone del campo innocue, se non per avanzamenti modesti che non hanno influito sull’andamento della partita. Proteggendo costantemente le aree lontane con le due safety, Tampa Bay ha tenuto sempre davanti a sé il pericolo, e i risultati si sono visti”.

6) Patrick Mahomes ha fatto il possibile, anche se analizzando la partita non è stato aiutato dai compagni. Come giudichi la sua prova?

“Di più era impossibile fare. È vero, qualche lancio è stato impreciso a prescindere, ma come ha dimostrato una bizzarra statistica Mahomes ha dovuto correre – lateralmente e all’indietro – quasi 500 yard prima di poter lanciare, nel Super Bowl, e in condizioni del genere, credo irripetibili, c’era poco da fare”.


7) Patrick Mahomes può raccogliere il testimone di Brady secondo te?

Le probabilità che ci riesca sono basse. Non per demerito suo ma per semplice logica: è vero che Brady è stato 10 anni senza vincere un Super Bowl, e che ad occhio e croce Kansas City potrebbe essere tra le favorite per tornarci per un terzo anno di fila già tra 12 mesi, ma mi fa impressione pensare che nel giro di due generazioni ci possano essere due giocatori in grado di vincere la maggior parte delle finali a disposizione. Poi – è ovvio – in questo caso la logica in realtà non c’entra nulla, ma è giusto una sensazione”.

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