Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsGolden State WarriorsNBA: Stephen Curry fenomeno contro Memphis, LeBron lo aspetta: “Dategli l’MVP!”

NBA: Stephen Curry fenomeno contro Memphis, LeBron lo aspetta: “Dategli l’MVP!”

di Michele Gibin
Stephen Curry MVP

Stephen Curry si è preso di prepotenza il titolo di miglior marcatore della stagione NBA 2020\21, la sua seconda volta da “capocannoniere” NBA dopo la stagione magica del 2016 da MVP.

Lo ha fatto superando un altro grandissimo scorer come Bradley Beal, battendolo 32.0 a 31.3 punti a partita, e in grande stile, con 46 punti rifilati ai Memphis Grizzlies nella partita spareggio per l’ottavo e nono posto ai play-in.

Il premio per l’ottava piazza per i Golden State Warriors saranno i Los Angeles Lakers, da affrontare subito in una gara secca per garantirsi un match point in “gara 2” della mini serie. Se sarà sconfitta alla prima partita, gli Warriors avranno un’altra chance di conquistare l’accesso ai playoffs come testa di serie numero 8 sfidando in una nuova gara secca la vincente tra Grizzlies e Spurs.

Tale diritto di replica in caso di una prima sconfitta mette bene in prospettiva la portata della gara di Curry contro Memphis. Un suo tiro da oltre 8 metri con circa 2 minuti ancora da giocare nel terzo quarto metteva Golden State sul +16 (81-65) con i Grizzlies in ginocchio e a corto di time-out.

Il lavoro per Stephen Curry non era però ancora finito. Brava Memphis a risalire e mettere anche il naso avanti (97-95 a 4:43 dal termine), per gli Warriors una partita in controllo era diventata improvvisamente una volata. Volata decisa dal 2 volte MVP, che segna 3 triple da distanza proibitiva (per gli altri) e chiude il discorso.

113-101 il risultato finale, Warriors ottavi e lanciati con grande fiducia verso i play-in e i Lakers, e senza la pressione dei favoriti.

Quella, non indifferente, spetterà agli altri.

Voglio dire, guardate che cosa ha combinato quest’anno. Davvero non so cosa altro debba fare un giocatore per essere un MVP. Se Curry non giocasse a Golden State, cos’altro ci sarebbe da vedere?” Così LeBron James dopo la vittoria dei Lakers sui Pelicans, e in vista della partita di mercoledì “A volte diamo troppa importanza al record di squadra invece di andare a vedere chi abbia giocato la stagione migliore. E Steph è stato il migliore quest’anno, secondo me“.

Coach Steve Kerr pare quasi un disco rotto, quando ripete per l’ennesima volta in stagione: “Curry non è mai stato in una forma del genere. E’ stato grande a lungo, per cui dire se sia il miglior Steph di sempre non è facile. Quel che cambia quest’anno è che la squadra attorno a lui è diversa. Siamo più giovani e a lui abbiamo chiesto di più, ma Steph è andato ben oltre a tutto quello che volevamo da lui“.

Stephen Curry, il top scorer NBA più “anziano” dopo Jordan

A 33 anni, Stephen Curry è diventato il top scorer NBA più anziano dai tempi di Michael Jordan (1997\98, a 35 anni), e l’unico giocatore assieme a Wilt Chamberlain, Jordan e Kareem Abdul-Jabbar a vincere in carriera MVP, scoring title un titolo NBA più di una volta. Contro i Grizzlies, Curry ha chiuso con 46 punti, 9 assist, 7 rimbalzi e 9 su 22 al tiro da tre punti, la sua undicesima partita dell’anno con almeno 40 punti segnati. Steph aveva iniziato con 3 su 11 al tiro dalla distanza, ha chiuso con 6 su 11.

Dopo l’ennesima tripla e con 4mila del Chase Center impazziti per la gioia e i tanti mesi d’attesa, Stephen Curry si è persino esibito in un’imitazione dell’esultanza a petto scoperto di Baron Davis, leader degli Warriors 2007 del We Believe e del miracolo della serie vinta contro i Dallas Maverick testa di serie numero 1. Una foto divenuta iconica, scattata dopo la grande schiacciata di Davis sulla testa di Andrei Kirilenko degli Utah Jazz durante il secondo turno di quei playoffs unici.

Io non ho schiacciato su nessuno, ma ho decisamente avuto il mio momento Kirilenko“, scherza Steph “E’ stato un omaggio al grande Baron Davis. Io? Sono orgoglioso di quanto fatto, del lavoro che ci metto e per la squadra. Loro sanno chi sono e questo mi aiuta e mi motiva. Giocherò così finché non riuscirò più a farlo“.

 
 
 
 
 
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