Julyan Stone, protagonista in maglia Reyer Venezia dei due scudetti, della Coppa Italia e di una serie infinita di battaglie sportive, da quella memorabile in Gara 5 contro Cantù nel 2014/2015 all’ultima Gara 5 contro Sassari nei quarti di finale della scorsa stagione. Stone è uno dei pretoriani di coach Walter De Raffaele, tecnico capace di farlo rendere al massimo e di apprezzarne quelle qualità che in un campo da basket sono tanto fondamentali come energia, intensità, aggressività e difesa: abbiamo avuto il piacere di intervistare Julyan Stone, pilastro degli oro-granata ed uno dei senatori del team. Con il giocatore ex NBA abbiamo parlato dei due scudetti, della Coppa Italia, del rapporto con De Raffaele, della stagione attuale e di tattica. Ecco le sue risposte.
Julyan Stone: la nostra intervista
1) Che differenze hai trovato tra lo scudetto del 2017 e quello del 2019 e quali sono state le chiavi dei successi?
La differenza principale sta nel fatto che nel primo scudetto eravamo un gruppo giovane con grande motivazione e voglia di arrivare al successo, per certi versi un po’ incosciente anche, poi durante la stagione abbiamo capito che si poteva vincere ed abbiamo aggiunto quei pezzi al sistema che ci hanno permesso di riuscire a portarci a casa il titolo. E’ stato un po’ lo scudetto dell’innocenza. Nel 2019 eravamo più maturi, più veterani, c’erano giocatori che avevano vinto il primo scudetto come me, Marquez, Stefano, Mike, e altri che avevano comunque già vinto. Sicuramente è stato più lo scudetto dell’esperienza data dall’aver già avuto successo. Le chiavi del successo sono state umiltà, motivazione e grande fame
2) La stagione 2020 è stata balbettante in Italia e molto positiva in Europa fino all’interruzione, ma il successo in Coppa Italia è stato l’apice di quell’annata. Vi aspettavate di vincere? Quali sono state le chiavi del successo?
La motivazione che avevamo non avendo mai vinto quel trofeo è stata determinante, io mi aspetto sempre di vincere, ho la consapevolezza di poterlo fare sempre ed è per questo che scendo in campo. La coppa Italia è una coppa particolare e con grande fascino, eravamo molto motivati a vincerla.
3) 2021 stagione difficile, il covid vi ha creato grossi problemi. Però negli occhi di chi ha seguito quella partita c’è la rimonta di G5 contro Sassari dal -20 di metà terzo quarto, grazie alla tua energia, sembravi davvero tarantolato. C’è una situazione particolare che ti ha caricato tanto?
Io cerco di essere sempre me stesso e so cosa posso dare, sicuramente l’energia è un qualcosa di importante che posso mettere in campo. Ognuno in quei momenti di playoff e di difficoltà deve dare il meglio, io non ho pensato a niente, ho solo continuato a fare ciò che poteva essere utile per la squadra, portando energia, difesa e fisicità.
4) Questa stagione è partita tra alti e bassi, anche per via di una chimica di squadra da ritrovare. Dove può arrivare questa Reyer? Quale giocatore ti ha colpito più di tutti per motivazioni e mentalità in questo primo periodo, tra i nuovi?
Siamo dove pensavamo di essere, non si può pensare di costruire Roma in un giorno. Questa è una squadra fatta per crescere che deve crescere e può farlo fino al pensare di poter arrivare fino in fondo. Logicamente è un processo, noi dobbiamo crescere per provare a competere per lo scudetto. Sanders sicuramente è il giocatore con più talento, è un ragazzo clamorosamente umile , ascolta ciò che gli viene detto ed è disponibile ad entrare in un sistema. Sta crescendo perché ascolta molto e poi mette in pratica, quindi se devo fare un nome, sicuramente lui.
5) Walter ti ha sempre menzionato come il suo uomo e si vede anche da fuori che tra te ed il coach c’è un rapporto importante. Quanto è stato importante Walter nel tuo percorso a Venezia come giocatore e uomo?
Io e Walter abbiamo due caratteri forti, veraci, abbiamo litigato un numero incredibile di volte, però da lui ho imparato molte cose come il rispetto ed i valori della vita. Walter mi ha aiutato ad imparare che non sono importanti le statistiche personali, ma è importante vincere ed entrambi vogliamo farlo, è l’unico obiettivo che abbiamo. Walter con me si è sempre comportato da fratello maggiore, mi ha passato tutta la sua conoscenza, non credo avrei fatto qui tutto ciò che ho fatto senza la sua presenza.
6) Che rapporto hai con la piazza? Nel 2017 dopo il tuo addio si è creato un po’ di malumore, come hai superato quel momento di difficoltà con i tifosi e ti piacerebbe chiudere qua la carriera?
La cosa più bella qua a Venezia l’ho trovata al di fuori della pallacanestro, sia con i tifosi che con le altre persone le relazioni le ho sviluppate all’esterno del campo e sono cose che vanno oltre il basket. Questa per me è una cosa fondamentale nell’essere a Venezia e sentirmi veneziano. Non posso sapere dove chiuderò la carriera, sono disponibile a dare una mano per crescere e costruire, è una cosa a cui ora non posso pensare. Mi piacerebbe chiudere la carriera continuando a far parte di un progetto che lotta per qualcosa di importante.
7) La tua evoluzione in squadra: sei partito con Recalcati da playmaker, poi ti sei sviluppato in altri ruoli tra cui il 3, il 4… che differenze ci sono tra il primo Stone e quello di adesso? Prima attaccavi molto di più il ferro, poi un po’ meno, è solo tattica? C’è un giocatore in Italia che hai avuto difficoltà a marcare qua in Italia?
La prima Reyer era molto meno talentuosa di questa, mi veniva chiesto un maggior sforzo offensivo. Adesso ci sono giocatori in grado di finire molto meglio di me l’azione, io sono bravo in altre cose e devo essere utile e umile nel fare il mio per il bene della squadra. C’è qualcuno molto più bravo di me nel finire, lavoriamo per segnare un punto in più e subirne uno in meno, io devo fare il mio, creare il gioco per servire Austin Daye, Mitchell Watt, Stefano Tonut, che ha avuto un percorso di crescita clamoroso da quando l’ho conosciuto. Credo sia difficile cambiare sempre posizione perché perdi un po’ i riferimenti e devi adattarti, ma la cosa più importante è vincere. Giocatore più difficile da marcare? Sicuramente Victor Sanders!!
Ringraziamo per la disponibilità Julyan Stone e la società Reyer Venezia.

