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Intervista a De Raffaele e Bramos: “la nostra Reyer ed il rapporto con la piazza”

di Daniele Morbio

A distanza di poco meno di quindici giorni dallo splendido successo nelle Final Eight di Coppa Italia, abbiamo contattato per un’ intervista esclusiva due dei principali protagonisti del successo della Reyer Venezia, ossia il coach Walter De Raffaele, vero artefice dei trionfi oro-granata, e Michael Bramos, l’uomo più rappresentativo del team, nonché capitano ed ormai vera e propria bandiera della squadra lagunare.

Bramos, alla Reyer dal 2015, ci ha parlato della stagione attuale, del suo rapporto con i tifosi e di quello con coach De Raffaele, mentre il tecnico livornese, a Venezia dal 2011 (capo allenatore dal Febbraio 2016) ci ha parlato di Coppa Italia, campionato, Austin Daye, Andrew Goudelock, e del suo rapporto con lo stesso Bramos.

 

Le parole di Mike Bramos, capitano oro-granata

 

  • Avete vinto la Coppa Italia partendo da ottava testa di serie, ora come cambia la vostra stagione dopo questo altro trofeo in bacheca?

“Vogliamo provare a cavalcare l’inerzia positiva della vittoria della Coppa Italia per affrontare al meglio la seconda parte di stagione. Delle Final Eight ci portiamo a casa il fatto che, giocando insieme con grande concentrazione e applicazione, possiamo competere con tutti.”

  • Avete il tricolore cucito sul petto e sicuramente farete di tutto per non mollarlo: quali sono le avversarie più temibili nella lotta scudetto?

“Il campionato italiano è di alto livello e molto equilibrato: tante squadre possono puntare al titolo. Virtus Bologna, Olimpia Milano e Dinamo Sassari sono le più accreditate alla vittoria finale, lo dice anche la classifica.

  • Sei da sempre un grande specialista difensivo, qual’è stato l’avversario più difficile da marcare qua in Italia?

“Milos Teodosic perché è sempre aggressivo e attacca qualsiasi tipo di difesa. Può segnare o passare la palla con una qualità ed un talento impressionanti.”

  • Sei arrivato a Venezia a fine agosto del 2015, scelto dopo un brutto infortunio che ti ha fermato un anno: qual’è il tuo rapporto con la piazza e che cosa ti trasmette la tifoseria? 

“Sto bene a Venezia, la sento come una seconda casa; sono stato fortunato a rimanere qui per tanti anni, è una cosa fuori dal comune per un giocatore straniero. Le persone trattano me e la mia famiglia come se fossimo veneziani e questa per noi è una cosa molto bella.”

  • Sei il capitano, hai scritto pagine di storia importantissime grazie anche a tantissimi canestri pesanti e sei un vero idolo dei tifosi reyerini, pensi di chiudere la carriera a Venezia?

“Sono concentrato unicamente sulla stagione che stiamo affrontando. A Venezia sto molto bene e mi piacerebbe fosse l’ultima squadra della mia carriera.”

  • Ultima domanda Mike: ci parli un po’ del tuo rapporto con coach De Raffaele e che cosa lo rende speciale  secondo il tuo punto di vista?

“La cosa che più apprezzo di Walter è che lui valuta prima la persona, poi il giocatore, e questo non è un valore così comune, e credo inoltre che spinga ogni giocatore a giocare con più ardore e desiderio proprio per il coach. Walter ha un grandissimo credo di pallacanestro, e le sue proposte sono sempre di alto livello, specialmente difensivamente, poi è un grande lavoratore, dedica tantissimo tempo e dedizione nella preparazione di ogni game plan. Grazie a questo per noi giocatori è più facile eseguire al meglio ciò che lo staff prepara.

 

Le parole di coach De Raffaele, il vero artefice dei successi Reyer

 

  • Buongiorno coach, pochi giorni fa avete vinto la Coppa Italia partendo da ottava testa di serie: può avervi aiutato l’arrivare a Pesaro a fari spenti? 

“Buongiorno anche a te; sì sono convinto che l’arrivo da ottavi ci abbia permesso di arrivare con la testa molto leggera e senza avere niente da perdere.”

  •  La vittoria in Coppa Italia può essere la svolta della stagione? Come cambia ora il vostro percorso?

“Non so se può rappresentare la svolta, intanto la svolta c’è già stata perché vincere una coppa, un trofeo così importante durante la stagione, riempie già la stagione, la fa diventare vincente. Non cambia però l’approccio agli impegni futuri, ma sicuramente questa vittoria ci dà una grande carica per spingere di più in campionato.

  • La Reyer sicuramente vorrà tenersi lo scudetto sul petto: quali ritiene siano le avversarie più accreditate per il tricolore e qual’è la squadra che le fa più paura, se mai ce ne fosse una?

“Intanto noi dobbiamo fare i punti per arrivare ai playoff, perché c’è ancora da conquistarli in una stagione che è molto difficile per tutti. Ci sono tante squadre forti: Virtus Bologna, Sassari, Brindisi, Milano, Cremona, Brescia, credo però che la corsa dobbiamo farla su noi stessi per superarci, più che sugli altri.”

  • Lei è a Venezia da tanti anni ormai, qual’è il suo rapporto con la piazza e che emozioni le dà la “sua gente”?

“Per me è come una seconda casa, è un rapporto molto empatico con le persone più vicine a me e molto schietto e sincero in un senso o nell’altro e quindi è emozionante in ogni senso, mi sento parte di un grande ambiente. Il rapporto è molto profondo, fatto di emozioni, di risultati attraverso il lavoro. Credo che la gente di qua abbia capito dove si fondano i successi ed in quale modo vengono costruiti, ovvero con poche chiacchiere: un po’ il senso del veneziano, ossia sacrificarsi e lavorare senza fare grandi proclami.”

  • Austin Daye è probabilmente il giocatore simbolo delle ultime due stagioni visto che prima era indiziato ad un possibile taglio e poi è stato determinante nei successi. Come è riuscito a far svoltare Austin?

“Austin è un giocatore dal talento incredibile: nel momento in cui lui ha capito che la squadra viene prima del singolo, sapendo che però tutti i giocatori non sono importanti allo stesso modo, perché c’è qualche giocatore che è più importante di altri nel momento in cui si mette a disposizione della squadra. Nel momento in cui ha capito che il suo talento doveva essere messo a disposizione dei compagni, loro lo hanno riconosciuto come un leader tecnico. Quando queste cose collimano è naturale che si proceda tutti nella stessa direzione.”

  • Capitolo Goudelock: finora il suo utilizzo si è visto solo in EuroCup, sarà plausibile vederlo presto anche in campionato?

“Questa è la speranza di tutti, i tempi li decidono lo staff sanitario ed il suo ginocchio. Sta recuperando e c’è da andare con cautela. Ripeto, i tempi non li decido io, ma la speranza è di vederlo sia in campionato che in coppa, perché significherebbe che siamo andati avanti”

  • Michael Bramos è uno dei simboli di questo ciclo vincente, ci parla del suo rapporto col capitano e quali sono le cose che lo rendono “speciale”?

“Michael è una persona speciale, prima che un giocatore speciale: è una persona onesta che ha valori, come tanti giocatori che abbiamo qua. Come giocatore non lo scopro di certo io ma credo abbia avuto fiducia sin da quando è arrivato, si può sempre fare affidamento su di lui anche quando sbaglia ed è un campione con la mentalità da campione. Ogni allenamento è una finale di Eurolega: non c’è un allenamento dove non dia il 100% e questo lo rende un esempio per tutti, specie per chi ha la tendenza a tirarsi indietro. Il rapporto con lui è simbiotico, sa quello che voglio da lui e viceversa, lo rende speciale il suo essere a tutto tondo una persona di altissimo livello, e quindi di conseguenza anche il giocatore.”

  • Ha parlato spesso del “bisogna vivere l’epoca” in tante interviste: che cosa intende? Crede si dia troppo per scontato che avere il tricolore sul petto sia sinonimo di vittorie assicurate?

“Naturale io dica di vivere l’epoca: sono cinque anni che la Reyer porta avanti il proprio nome attraverso vittorie e risultati in Italia ed in Europa e siccome di queste epoche se ne sono viste anche con altre squadre, credo sia giusto godersela perché non sono casuali e non durano in eterno. Troppo spesso in Italia si vede il bicchiere mezzo vuoto, credo che invece ogni tanto bisogna cambiarlo e prenderlo un po’ più piccolo, perché niente è dovuto e niente nello sport è scontato: dietro c’è sempre tanto lavoro, tanto sacrificio, tante idee e quindi è giusto che chi tifa Reyer si goda questo periodo perché prima o poi, come tutte le cose, può darsi che finisca”.

 

Ringraziamo per la disponibilità la società Reyer, il coach Walter De Raffaele ed il capitano Michael Bramos per aver reso possibile questa doppia intervista.

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