Home NBA, National Basketball AssociationNBA Stars: Damian Lillard, il ragazzino da Oakland

NBA Stars: Damian Lillard, il ragazzino da Oakland

di Matteo Ceneri

Welcome To Oakland, one of the three most dangerous cities in USA”.

Non esattamente un messaggio rassicurante o tantomeno di buon auspicio, considerata anche la presenza della stessa nella top 5 delle città per omicidi annuali.

La città che diede i natali a stelle come Billie Joe Armstrong, Paul Pierce e Gary Payton non rientra di certo tra i posti più tranquilli e pacifici californiani.
Nonostante sia solo all’ottavo posto per dimensioni in California come agglomerato urbano, Oakland supera di gran lunga la già pericolose Los Angeles e San Diego per densità di crimine per cittadini.
Per non parlare degli innumerevoli scandali legati al dipartimento di polizia locale accompagnati dalla più che rinominata corruzione tra le proprie file.
In quella che può sembrare nient’altro che una città annoverata nelle peggiori classifiche statunitensi (attinenti al fattore criminalità) venne alla luce Damian Lamonte Lillard, in una domenica di Luglio del 1990, esattamente il 15.

La sua famiglia risiede nella parte Est della città, precisamente a Brookfield Village, quartiere nato in corrispondenza del secondo conflitto mondiale per dare dimora al crescente afflusso di lavoratori stabilitosi nella città, dimenticato a causa del crescente sviluppo urbano in zone più centralizzate.
Inutile dire che che la zona rappresenta la crème della criminalità cittadina.
A pochi isolati dalla Oracle Arena, Damian muove i primi passi verso la palla a spicchi all’interno di un centro ricreativo situato lì vicino, nei pressi dell’abitazione dei nonni dov’era solito stare.
“Ira Jinkins Recreation Center” o più semplicemente BrookField Rec è sede fissa per il quasi adolescente Lillard.
Il suo istruttore, Howard Gamble, racconta ancora oggi quasi incredulo ed incredibilmemte stupito di come quel determinato ed incredibilmente combattivo ragazzino sia arrivato dov’è ora.
Gamble parla di forza di volontà e grinta che possedeva, come mai prima di allora ebbe modo di vedere.
Terminato l’allenamento dei più piccoli, Damian non ripiegava con loro andando a giocare alla playstation o riposandosi, bensì preferiva stare a guardare i piu grandi allenarsi, metteva intensità assurda anche solo nel migliorare il ball-handling con mano debole e nei tiri dall’angolo.
Il fratello maggiore, Houston Jr, racconta di come Damian negli 1 vs 1 non mollava mai, per nessun motivo, combattendo con ogni singolo muscolo pur di farcela, da episodi analoghi ne deriva il grandissimo cuore e grinta che dimostra oggi in campo.

Non ha mai paura, è così fin da quand’era ragazzino

Dopo un primo anno piuttosto turbolento, Damian s’iscrive alla St. Joseph di Notre Dame High School (frequentata a suo tempo dall’attuale Coach dei Bucks, Jason Kidd) ma anche qui la sua permanenza dura poco a causa dello scarso minutaggio sul campo, ancora oggi Lillard pare decisamente rabbioso nel parlare della situazione che si creo a St Joseph.
Passa dunque alla Oakland High School, sotto la guida del Coach Orlando Watkins, i primi veri segnali di talento vengono fuori : nell’anno da junior fa registrare 19.4 punti a partita, l’anno seguente incrementa raggiungendo i 22.4 conditi da 5.2 assistenze di media.
Guida Oakland High ad un record di 23 – 9, nonostante ciò continua ad allenarsi duramente e nell’estate 2007 gioca nell’associazione no-profit (AUU) per conto dei locali Oakland Rebels.
Qui la sorpresa, Lillard viene snobbato in modo palese ed ingiustificato, gli vengono attribuite 2 stelle su 5 in qualità di prospetto da Rivals.com
Damian non ha la minima intenzione di abbattersi o tantomeno lasciarsi influenzare da giudizi del genere, accetta dunque l’offerta dell’università di Weber State ad Ogden, Utah.
Non di certo un ateneo rinominato tanto Kentucky, o degno del programma di preparazione di UCLA, difatto non rientra neppure tra le “major” della NCAA.

In maglia Wildcatz Weber State

In maglia Wildcatz Weber State

Il nativo di Oakland parte piuttosto forte : Freshman dell’anno in conference con 11,5 punti ad allacciata e membro della prima squadra del “All Big Sky”, l’ultimo fu Rodney Stucky nel 2006.
Nei due anni successivi le percentuali subiscono una decisa impennata, dai punti alla precisone passando per le assistenze, salta dieci match a causa di un infortunio che lo constringe ad indossare una fascia medica per la testa, sigla comunque 24.5 punti (409 % da tre punti) di media ed un career high pari a 41.
Riconoscimenti e premi a non finire, grazie alla grandiosa annata disputata a Weber State s’impone come uno dei piu chiacchierati prospetti del prossimo draft.
Possiamo tranquillamente dire che colui che dovette giudicare i prospetti qualche anno prima, catalogandolo con un secco “2/5” avrà avuto più di qualche semplice spunto di riflessione sulle proprie doti per lo scouting.
Chiude la parentesi collegiale come secondo scorer di sempre dell’università di Weber e quinto della competizione “All Big Sky”.
Il talento di BrookField si rende elegibile per il Draft 2012, scelto con la sesta chiamata al primo giro dai Portland Trail Blazers, è solo l’inizio.

La chiamata al Draft, il commissioner Stern presenta Lillard

La chiamata al Draft, il commissioner Stern presenta Lillard

Al battesimo in NBA rifila ai Lakers 23 punti e 11 assist, diventa il terzo nella storia a piazzarne più di 20 e almeno 10 assistenze al debutto, dopo un paio di nomi non esattamente a caso : Allen Ezail Iverson e Oscar Robertson.
Nonostante il primo anno tra i professionisti Lillard tiene alte le statistiche, all’All Star Game vince il “Taco Bell Skills Challenge” battendo Jrue Holiday, ovviamente prende parte al Rookie Showcase dell’evento.
Vince il premio per miglior rookie della Western Conference in tutte e sei le occasioni, con consenso unamime unito a 19 punti, 6.5 assists e 3.1 rimbalzi vince il premio di Rookie dell’anno 2012-2013, ciliegina sulla torta il record di 185 triple segnate.

Lillard col premio Rookie Of The Year

Lillard col premio Rookie Of The Year

A Settembre 2013 sigla un rinnovo contrattuale fino all’anno successivo, Damian inizia ad affermarsi velocemente come stella dell’intero roster assieme all’altro talento del reparto lunghi : LaMarcus Aldrigde.
Tra i vari membri di rilievo figurano anche il giovane Nicolas Batum, la guardia Wesley Matthews, il centro Robin Lopez, Mo Williams altri giovanissimi come Meyers Leonard (selezionato nello stesso Draft con Damian) e Will Barton.
Lillard diventa sempre più prestante,incrementando ancora i propri numeri.
A gennaio mette a referto il season high pari a 41 punti con i Sacramento Kings, di qui 26 nel solo quarto periodo (record franchigia)
Nuovamente nella storia : durante l’All Star Game 2014 disputatosi a New Orleas, Lillard prende parte a tutti e cinque gli eventi compresi nelle manifestazione.
Viene votato come All Star e, in coppia col Jazz Trey Burke, vince lo Skill Challenge nuovamente.
La stagione corrente è decisamente positiva, i Trail Blazers viaggiano
con un 54 – 28, che gli vale il quinto posto in western conference e Houston come rivale al primo turno, in tutto ciò il numero zero viaggia a 20.7, punti, 7.6 assists e 3.5 rimbalzi di media.

“Quando mi viene chiesto perchè indosso il numero zero rispondo che ripercorre la mia storia personale :
Da Oakland a Ogden fino in Oregon”

Il 20 Aprile 2014 al debutto nei Playoffs, gara uno con i Rockets, ne rifila 31 con 5 assists.
La serie resta estremamente combattutta ed a ritmo piuttosto serrato, ma è in quella fatidica gara sei che si verifica ciò che i sostitori della Rip City annoverano come il loro personalissimo “The Shot” di Jordaniana memoria, in salsa oregoniana.
La gara parte parte favorevole agli uomini di Terry Stotts con un 7 – 0, risponde la corazzata di Harden con un severo parziale di 27 – 10, recupero avvenuto a suon di triple del nativo californiano.
Quarto periodo, 0.9 millesimi di secondo restanti, 98 – 96 Rockets con Parsons che pare aver segnato la gara con l’appoggio da rimbalzo.
No, non quando nelle tue fila rientra tale Damian Lillard : doppio blocco da parte di Wes Matthews e Mo Williams, Parsons parte in ritardo ed Harden non aiuta..Il numero zero riceve palla, prende il volo scoccando un fulmine a ciel sereno.
Il Moda Center tace, ogni singolo sguardo puntato verso il prodotto di Weber State, il timer indica un secco 0.0 mentre la palla a spicchi brucia la retina e con essa convinzioni, certezze e speranza dell’intera truppa capitanata da James Harden.
Damian Lillard trascina Portland al secondo turno dei Playoffs, non accadeva da quattordici anni, risolvendo la questione con un buzzer beater di titaniche dimensioni.

La tripla che spedisce Houston a casa

La tripla che spedisce Houston a casa

Il palazzetto esplode, Mr.Clutch urla “RIP CITY” dal microfono dello speaker, Lillard è l’eroe della serata.
Poco importa se s’infrangeranno al turno successivo contro i futuri campioni NBA (Spurs) dopo quasi quindici anni in Oregon si è andati oltre il primo turno.

Lillard, definitivamente annoverato tra le stelle della lega, rinnova nuovamente fino al 2015/2016.
Il 19 Dicembre riscrive il proprio career high portandolo a 43, sconfiggendo i San Antonio Spurs dopo tre overtime.
Attualmente il numero zero conduce la franchigia al secondo posto in Western Conference alle spalle dei soli Golden State Warriors, viaggiando con un micidiale 30 – 8 in quella combattutissima conference.
In appena 200 partite Lillard ha fatto registrare almeno 4000 punti e 1200 assist, entrando nella storia a pari merito con Dwyane Wade e Lebron James.
Ad ogni modo la freddezza e le sue percentuali in ambito over-time, o se preferite “quando più serve” lievitano drasticamente, micidiale dal tiro dalla media ai liberi passando per il tiro da tre, Dame diventa estremamente letale.
La giovane point guard viaggia attualmente con 22.2 punti, 4.8 rimbalzi e 6.3 assist ad allacciata di scarpe, i presupposti per far bene in ottica Playoffs ci sono tutti, forse anche meglio dell’anno scorso.

Gli attuali Trail Blazers

Gli attuali Trail Blazers

Non resta che attendere ancora un pò per scoprire l’evolversi della situazione, godendosi il resto della corrente stagione con l’avanzare di questo giovane gruppo di imperterriti combattenti, tutt’altro che sottovalutabili.

Per NBA Passion
Teto Ceneri

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