“Se mi piacerebbe giocare con James Harden? Che domande“, così Joel Embiid risponde stuzzicato durante una lunga intervista concessa allo show radiofonico 97.5 The Fanatic Show di Philadelphia, intervista in cui la star dei 76ers ha parlato anche della situazione Ben Simmons.
Ben Simmons che pare destinato a restare un giocatore dei Sixers oltre la trade deadline di giovedì. E che pare dunque destinato a non scendere del tutto in campo in questa stagione, come paventato in caso di mancato trasferimento.
Dal canto suo, Embiid non ha voluto ritrattare alcunché delle sue dichiarazioni degli scorsi mesi sul compagno di squadra, a partire dall’ormai celebre post-partita di gara 7 del secondo turno dei playoffs NBA 2021 contro gli Atlanta Hawks, in cui Joel individuò nella mancata schiacciata nel finale di Simmons il “punto di svolta”, ovviamente in negativo, della gara, poi persa da Philadelphia in casa.
Giudizio da cui Simmons non si è di fatto più ripreso, rifiutandosi di tornare in gruppo in una squadra ormai, a suo dire, irriconoscente e che non lo avrebbe messo al riparo dalle polemiche. Joel Embiid ha voluto ribadire come in quelle parole non ci fosse nulla di personale: “Tutti sbagliamo (…) è successo in passato che dopo una sconfitta riconoscessi di non essere stato abbastanza bravo, e allora ho cercato dentro di me il modo di crescere e migliorarmi in estate in ogni aspetto del mio gioco. E come me altri lo hanno fatto, Tobias Harris, Tyrese Maxey… tutti. Ciò che serve è un po’ di consapevolezza, sapere in che modo tu puoi aiutare la squadra a vincere“.
“Se ho accusato Simmons? Non la vedo così“, spiega Embiid “Questa cosa di puntare diti, non è così. Quello che ho fatto è citare alcuni episodi, in quella giocata famosa ad esempio Matisse (Thybulle, ndr) aveva sbagliato uno dei due tiri liberi, ma lui non se l’è presa, sapevo che lo stavo solo stimolando a fare meglio. Io stesso ho citato le mie palle perse come concausa, soprattutto quella alla fine quando Gallinari mi strappò il pallone“.
“In fondo, questo mondo funziona così. Se sbagli, se non ottieni risultati, tutti sono pronti a saltarti addosso. Anche voi (giornalisti, ndr) lo fate spesso (…) per cui si, credo che la reazione di Simmons alle mie parole sia stata poco ragionevole, non ho problemi a sostenerlo“.
Embiid ha poi tenuto aperto, per diplomazia più che per convinzione, uno spiraglio a un eventuale reintegro in squadra di Ben Simmons almeno fino a fine stagione: “Qualsiasi aiuto ci arrivi per provare a vincere è ben accetto. A me va benissimo. Si, siamo una squadra migliore con lui in campo, e io non ho davvero problemi con nessuno in questa lega, non odio nessuno. E se anche fosse, non metto di mezzo l’orgoglio, se l’unico obiettivo resta quello di vincere, allora io non ho problemi“.
“In fondo“, prosegue Embiid “Lo scorso anno il coach (Doc Rivers, ndr) ci ha sempre elogiato e protetto. Se davvero tutto è nato da quella gara 7 e dalle cose che si sono dette, beh, non è giusto. Tutti possiamo sbagliare, soprattutto sotto pressione e a caldo. Per cui sono convinto che vi siano ragioni più profonde, non tutti rispondiamo allo stesso modo alle pressioni di tifosi e media. Io? Non ritratto nulla di quello che ho detto“.
“James Harden? Ora gioca per i Brooklyn Nets per cui non posso dire nulla. Diciamo che sarebbe come se qualcuno mi chiedesse se vorrei giocare con Stephen Curry, i top player rendono tutte le squadre migliori e lui c’è“.
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