Se c’è una cosa che si può attestare dei Milwaukee Bucks sotto la gestione Doc Rivers almeno fino a qui, è che stanno cambiando.
Se in meglio o in peggio lo diranno i playoffs, nel frattempo nonostante un record aggregato ancora negatico (6-7 da quando Rivers ha preso in mano la squadra dopo il licenziamento di Adrian Griffin, i Bucks sono passati da una difesa da ultime dieci per defensive rating alla quinta miglior difesa (ultime 15 partite). L’attacco per converso ha fatto un bel passone indietro (17esimo per offensive rating), Khris Middleton si è infortunato a una caviglia ed è ancora fuori e si devono ancora inserire i due innesti Pat Beverley e Danilo Gallinari. C’è ancora tempo per i playoffs, ma non tantissimo.
Nonostante tutto, Milwaukee ha vinto 38 partite ed è terza a Est, i Cavs sono lontani solo una gara di distanza. I Bucks sono stati per i primi due mesi a ridosso dei Boston Celtics e poi hanno perso il treno, come il resto della NBA peraltro per cui poco male.
Damian Lillard, che è l’osservato speciale a Milwaukee dopo la mega trade che lo ha portato ai Bucks, anche perché per vie traverse i Celtics hanno preso sul mercato proprio Jrue Holiday, ha rivelato a Chris Mannix di Sports Illustrated che dopo le prime partite di preseason “pensavo che oggi saremmo stato lì dove si trova Boston in classifica“.
“Invece abbiamo imparato che per certe cose serve del tempo, non si può pensare di arrivare e che sia tutto rose e fiori dal via. Abbiamo avuto i nostri alti e bassi, abbiamo cambiato allenatore in corsa e io non mi sono ancora integrato completamente in questa squadra. Ed è stata abbastanza dura (…) cercare di capire che Dame dovevo essere in questo gruppo, sera dopo sera“.
“La cosa incoraggiante” ancora Lillard “E’ che abbiamo comunque vinto tante partite. Almeno due o tre momenti avversi li abbiamo avuti ma siamo comunque tra le prime tre a Est con tante partite ancora da giocare e con ancora tanto margine di miglioramento. E con l’arrivo di Doc Rivers stiamo mettendo giù nuove basi, che sono basi incoraggianti“.
Damian Lillard sta viaggiando a medie solide, da 24.5 punti a partita con 6.8 assist da numero due di Giannis Antetokunmpo, ruolo per lui inedito. Sta anche tirando sotto media, con il 34.4% da tre e ha attraversato almeno due momenti di “shooting slump” diversi durante l’anno. “Ci sono state critiche, ci si chiedeva ‘perché Dame gioca così? Cosa gli sta succedendo? Sta tirando male’. Ecco, credo che per me la trade sia arrivata al momento migliore perché ora so gestire tutto questo e conosco le tappe del processo“.
Lillard ha definito il suo rapporto con Antetokounmpo “buono” ma non spenderebbe la parola amicizia: “Non sono uno di cui diventi il miglior amico in tre settimane, ci vuole del tempo perché voglio capire chi sei veramente (…) io e Giannis parliamo sempre e andiamo d’accordo. E qui a Milwaukee il nuovo arrivato sono io alla fine, se fosse venuto lui a Portland sarebbe stato il contrario. In campo un modello di riferimento per noi sarebbero Nikola Jokic e Jamal Murray, che però giocano assieme da 6 anni e ora gli riesce tutto automatico“.
“Io sono il primo a riconoscere che è stato un anno non privo di sfide finora” chiosa Lillard “ma ogni volta che succede, per come sono fatto io penso sempre che tutto questo ha un fine, c’è una ricompensa alla fine. Perché io lavoro nel modo giusto, sono fedele a me stesso e leale verso gli altri, non cerco scorciatoie. E so che possiamo arrivare al titolo, dove vogliamo“.

