La notizia positiva è che se dio vuole, gara 7 sarà l’ultima.
Sfoderando un killer instinct da cuori di panna in estate, gli Oklahoma City Thunder non si presentano praticamente in gara 6 delle Finals col punto del titolo NBA sulla racchetta, e gli Indiana Pacers li sbaragliano per 108-91 nella peggior sconfitta stagionale per Shai Gilgeous-Alexander e compagni.
Un palo clamoroso per OKC, che gioca una partita al contrario. Entra in campo molle e si fa aggredire, forse convinta di aver già vinto e che i Pacers con un Tyrese Haliburton dato non al 100% non si sarebbero opposti. E invece, Haliburton dimostra di stare piuttosto bene per un moribondo e con lui Indiana tra le mura amiche può giocare la sua pallacanestro veloce e di transizione. I Thunder dall’altra parte giocano come se non conoscessero minimamente chi hanno davanti, si schiantano contro la difesa dei Pacers e fabbricano palle perse a getto continuo, talmente in confusione che per 5 lunghissimi minuti del terzo quarto l’unica alternativa offensiva all’uno vs cinque di Shai Gilgeous-Alexander sono delle spingardate da 8 metri di Lu Dort, che con grande piacere dei Pacers si ritrova sempre col pallone in mano, circondato da occhi amici pallati e con la necessità di liberarsene allo scadere dei 24 secondi.
21 palle perse per OKC in versione horror, e molto più spaventosa dei trailer di “28 anni dopo” che la ABC trasmette nelle pause pubblicitarie. Shai, che era entrato da MVP delle Finals in gara 6 e n’è uscito suonato, come già alla finale della NBA Emirates Cup di dicembre e come ai quarti di finale del torneo olimpico di Parigi 2024, chiude con 8 palle perse, non ci capisce niente ed è quasi irritante nella sua ricerca ossessiva di un qualsivoglia contatto fisico che gli dia la possibilità di contorcersi e cercare un fischio amico. Che per fortuna non arriva mai, questa volta almeno.
Haliburton salta e corre per 23 minuti, perché altri non ne servono ai Pacers che dopo due quarti sono avanti per 64-42 e in controllo totale, per lui 14 punti con 5 assist, qualche effetto speciale in transizione come il recupero più assist che lancia Pascal Siakam per la schiacciata della serata. Il camerunense dei Pacers, che in caso di vittoria del titolo sarà l’MVP delle Finals, segna 16 punti con 13 rimbalzi e 3 assist in 32 minuti, Obi Toppin dalla panchina finisce con 20 punti a referto e TJ McConnell con 12 punti.
Dall’altra parte, SGA gioca malissimo ma non è neppure il peggiore. Jalen Williams aveva segnato 40 punti in gara 5, e in gara 6 è -40 il suo plus\minus e fuori scala la sua superficialità. Chet Holmgren chiude con 2 su 9 dal campo e tutti i suoi tiri sono piatti e corti, senza gambe, Lu Dort in 21 minuti di gioco mette a dura prova la pazienza di chi guarda e stavolta neppure la panchina dei Thunder con gli Alex Caruso, Aaron Wiggins, Cason Wallace e persono Isaiah Joe buttato nella mischia per disperazione, cambiano le sorti di gara 6. Coach Mark Daigneault indossa la maschera di Arrigo Sacchi (copyright Bruno Pizzul) per tutta la partita, chiama timeout su timeout e vorrebbe probabilmente andarsene dopo la quinta palla persa di fila dei suoi, commessa palleggiandosi sui piedi nel traffico della difesa dei Pacers nel terzo periodo.
Indiana vince il secondo quarto per 36-17 e il terzo per 26-18, festeggia e se ne va a gara 7 con tutto l’entusiasmo del mondo, e la consapevolezza che i Thunder sono battibili. E pure parecchio.
“Per come l’ho vista io, stasera abbiamo fatto schifo” dice Gilgeous-Alexander e chi siamo noi per dargli torto “Abbiamo una lezione da imparare e una partita per vincere ciò per cui abbiamo lavorato tutto l’anno, esattamente come loro. La squadra migliore in campo domenica vincerà. Le mie palle perse? Alcune sono arrivate per poca attenzione e concentrazione e loro hanno giocato più duro di noi oggi. E’ così che accumuli palloni persi“.
Coach Daigneault parla di flop “inusuale” per i suoi, parole già emerse dopo gara 3 che non era stata certo così rovinosa. “Per quanto ci riguarda, una partita inusuale per noi. Siamo delusi come squadra, non siamo stati minimamente del livello richiesto in attacco e in difesa. E’ stata dura, i Pacers sono stati grandissimi e noi no ma in gara 7 avremo le stesse opportunità loro, il punteggio ancora da 0-0“.
Il gioco di parole suggerito dalla lingua italiana, e da cui ci auto-dissociamo, su Jalen Williams accostato a Scottie Pippen dopo gara 5 lo lasciamo immaginare al lettore. J-Dub ha chiuso con 16 punti e 3 palle perse una gara 6 apatica, in cui alla vista dell’area dei tre secondi piena ha reagito sparacchiando triple in step back nate morte, e cercando come il suo compagno di reparto di farsi strada a testate. “La nostra difesa non è stata così buona stavolta, e se devi sempre giocare contro una difesa schierata, l’attacco ristagna come oggi. E non ci siamo fidati abbastanza del compagno come invece fatto in gara 5“.
Il fatto che dopo 6 partite della serie OKC non abbia saputo trovare rimedio ai blitz e raddoppi della difesa dei Pacers, è piuttosto inquietante. Quasi di più dell’atteggiamento da festa finita e formalità da sbrigare messo in campo dai giovani Thunder, che si sono scoperti soggetti all’illusione di credersi più forti di come sono, in questi playoffs. “Nelle nostre menti sapevamo che si giocava per il titolo, non ne siamo stati all’altezza ed è per questo che è andata così. Ed è questo che ci siamo meritati oggi, va accettato“.

