Affrontare gli Oklahoma City Thunder oggi è un problema del mondo intero, non solo dei Golden State Warriors che però al Paycom Center di OKC martedì notte non hanno toccato palla.
126-102 il risultato finale, con gli Warriors che tirano i remi in barca dopo appena un tempo e che subiscono 44 punti nel terzo periodo. Steph Curry che rientrava dopo tre partite di stop per l’influenza ha finito per giocare appena 20 minuti, così come tutti gli altri titolari. Per i Thunder invece, 28 punti in carrozza per Shai Gilgeous-Alexander con 11 assist, e per Chet Holmgren 23 punti senza neppure sbagliare un tiro, 9 su 9 dal campo.
Gli Warriors hanno ciccato senza mezzi termini una partita-test per stabilire il vero livello attuale del roster. Che, banalmente, oggi vale quanto dice il record della squadra al 50% di vittorie (6-6) e nulla più, con 6 KO in 7 partite giocate in trasferta per di più. I Thunder (11-1) sono semplicemente inarrivabili per profondità, fisicità e freschezza.
Il tutto per l’irritazione dell’al solito ciarliero Draymond Green, che in campo contro OKC è sembrato francamente il più vecchio e logoro di tutti. Ma che conserva questa sorta di diritto divino di dire sempre tutto quello che gli pare: “Penso che la differenza con l’anno scorso sia che allora giocavamo con la determinazione di farlo per vincere, a ogni costo. Oggi non è così“. E ancora: “In questa lega tutti noi abbiamo degli obiettivi personali ma bisogna che questi obiettivi personali collimino con quelli della propria squadra. E se non funziona, i casi sono due: o rinunci ai tuoi obiettivi personali oppure questi saranno il motivo per cui finirai per essere ceduto“.
Con chi ce l’ha Green in particolare? Il veterano non ha ovviamente fatto nomi ma è normale guardare dalle parti di giocatori come Jonathan Kuminga – che veste ancora quella maglia perché di fatto senza alternative – e Brandin Podziemski che non sta facendo seguire i fatti alle sue dichiarazioni roboanti, e che fa dentro e fuori dal quintetto base di coach Kerr. Gli altri giocatori a roster dietro al trio Curry-Butler-Green e ai due giovani, non sono semplicemente del livello tale da avere chissà quale “obiettivo personale” prevalente.
Contro OKC, gli Warriors hanno commesso 20 palle perse di cui 5 a carico di Kuminga il quale viaggia a 2.6 palloni persi a partita di media. Kuminga ha avuto alcune buone partite in questo inizio di stagione ma l’impressione che sia un corpo estraneo alla squadra, a livello tecnico e ora anche emotivo con l’empasse sul suo rinnovo di contratto che s’è trascinata fino alle porte della preseason, è ormai realtà. Kuminga sta tirando col 46% dal campo (33% da tre) e il suo impatto difensivo è minore di quanto ci si aspetti da un atleta del genere: 0.5 recuperi e 0.3 stoppate di media. In più Golden State che avrebbe in realtà l’interesse a alzare i ritmi per facilitare le cose a Kuminga, è 18esima per pace.
“Gli obiettivi personali? So di cosa parla Green perché è capitato anche a me di caderci” così Steph Curry “Cerchi di sbloccarti e rischi di perdere di vista il vero problema. Che è il fatto che per vincere c’è bisogno d’altro, di correre, andare a rimbalzo e non buttare palloni. I tiri dentro o fuori contano veramente poco“.

