Nel pomeriggio della Inalpi Arena, Achille Polonara si racconta in maniera sincera ed emozionata per presentare il suo libro “Il mio secondo tempo – Una storia di basket, una storia di vita”. Tanti i passaggi forti, in una chiacchierata con Gianluca Gazzoli, Polonara ripercorre le tappe dell’ultimo anno e mezzo.
Partendo dal recente passato ed il suo saluto durante l'”LBA ShowTime Game” di venerdì pomeriggio, Polonara ha così commentato l’abbraccio di Torino: “Che dire… quando entro in un palazzetto sto sempre bene! Ho ricevuto tantissimo affetto dal mondo del basket in questi mesi. Le F8 regalano grandi emozioni, quella di quest’anno mi è piaciuta molto. Manca la finale che tutti si aspettavano, ma Tortona ieri ha meritato la vittoria. Spero di tornare a giocare presto e che la gente si dimentichi tutto quello che ho passato.”
L’ultimo step medico prima di tornare in campo: “Ho avuto qualche complicanza recentemente, ma grazie alle terapie ora sto meglio. Avrò un intervento al cuore domani, che mi permetterà di poter tornare a giocare. Il mio obiettivo è tornare in campo il prossimo 22 Marzo quando con la mia Sassari affronteremo Milano. Tutte le persone che devono affrontare una malattia devono combattere tanto. L’aspetto mentale è fondamentale. Io ho sempre voluto combattere, sono sempre stato competitivo.”
Il periodo più buio: “Il periodo più difficile è stato il post coma. I primi giorni dopo essermi svegliato sono stati tragici. Non ricordavo le date di nascita dei miei figli. Molte persone mi venivano a trovare, ma io non le riconoscevo. Sono stati momenti brutti, piano piano le cose sono migliorate. Anche i dottori sono rimasti stupiti, perché tutto sommato è stato un recupero veloce. Appena senti la parola tumore ti crolla il mondo addosso. La prima paura è di morire. Ho tartassato i medici della Virtus, anche mio cugino che è medico. Per fortuna è stato solo un ciclo di chemio, sono tornato presto in campo, forse prima del previsto. Era fondamentale, per me, restare sul pezzo, dopo le chemio mia moglie mi accompagnava alla Palestra Porelli per fare allenamenti.”
La scoperta della Leucemia: “Durante gli scorsi playoff contro Venezia, mi sale un po di febbre. 38.1. In quella serie Shengelia era infortunato, gara4 non gioco e perdiamo. Andiamo a gara5 e ci tenevo a tutti i costi ad esserci. Volevo essere della partita ma sapevo di non poter giocare. Vado in panca e vinciamo per il rotto della cuffia. A Milano, in gara3 mi risale la febbre. Faccio degli esami ma qualcosa non va, i dottori mi ricoverano. Dopo 3 giorni di analisi quotidiane, forse per non spaventarmi, temporeggiano. Arriva anche mia moglie, mi dicono tutto e scoppio a piangere. Leucemia. Ok il tumore al testicolo, ma la leucemia è tutta un’altra cosa.”
Lo shock e la reazione: “Il mio primo pensiero è stato brutto. In quei momenti ti passano pensieri per la testa molto brutti. Il basket passa in secondo piano, non è facile sapere che avevi superato un problema un anno e mezzo prima ed invece ti ritrovi ad affrontare un altro percorso lunghissimo. Spiegare ai bambini perché perdevo i capelli era difficile. Ho pensato di farla finita. Ma non trovavo giusto che i miei figli sarebbero cresciuti senza un padre, che avevano un padre che non aveva combattuto fino alla fine. Il mio obiettivo sino a questa estate era la salute. Il basket era in secondo piano, dopo la firma con Sassari la salute è stata affiancata dal desiderio di voler tornare presto in campo. Non nego che nonostante mi sia un po’ allontanato dal basket, il mio obiettivo ora è tornare presto a Sassari e tornare in squadra. Aspetto l’operazione domani.”
L’affetto sincero mostrato da tutto il mondo del basket italiano ed europeo: “Quello che mi è successo ha colpito tutto il basket europeo. MI arrivavano messaggi sia da squadre dove ho giocato ma anche da altre. Tutto questo mi ha aiutato. Ringrazio Sassari ed il pres Sardara, mi ha dato un motivo per affrontare tutto in modo diverso. UN gesto incredibile da parte sua. Non mi aspettavo tutto questo affetto.”
