Home NBA, National Basketball AssociationNBA TeamsGolden State WarriorsSteve Kerr: “La nostra scelta numero 11 al draft? Dovrà giocare”

Steve Kerr: “La nostra scelta numero 11 al draft? Dovrà giocare”

di Mario Alberto Vasaturo

L’estensione biennale è firmata, ma il “secondo atto” di Steve Kerr sulla panchina dei Golden State Warriors si preannuncia come il più complicato della sua intera gestione. Nella conferenza stampa al Chase Center insieme al Gm Mike Dunleavy, il tecnico ha dovuto tracciare la rotta per un futuro prossimo che non ammette passi falsi, a partire dalla scelta numero 11 al draft del 23 giugno.

La necessità di svoltare è dettata dall’anagrafe e dalla sfortuna. Con Stephen Curry a 38 anni e Draymond Green a 36, il nucleo storico balla l’ultimo valzer, ma l’instant-team si ritrova improvvisamente decimato: i gravissimi infortuni di Moses Moody e Jimmy Butler (fuori almeno per metà stagione) hanno letteralmente svuotato le rotazioni tra le ali. Una carenza strutturale che costringerà Steve Kerr a una mezza rivoluzione. Spesso criticato per la gestione dei giovani, la saga Kuminga docet, stavolta coach Kerr ha promesso totale impegno nello sviluppo del rookie in arrivo. “Quel ragazzo dovrà giocare“, ha ammesso con pragmatismo.

La storia a San Francisco si ripete: alla numero 11 arrivò Klay Thompson nel 2011, ma anche il fantasma di Todd Fuller (preferito a Kobe) nel 1996. Oggi i radar puntano sul ventitreenne Yaxel Lendeborg, campione con Michigan, o su profili più acerbi come Karim Lopez. Resta viva, sullo sfondo, la tentazione di impacchettare la scelta per arrivare a una stella del calibro di Giannis Antetokounmpo. Dunleavy ha confermato che Golden State sarà sempre aggressiva sul mercato, ma l’impressione è che i Warriors debbano tornare a migliorare il roster alla vecchia maniera: pescando bene dal draft, esattamente come fatto in passato con la loro dinastia.

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