Ready to go: Detroit Pistons

di Luigi Ercolani

“Ci siamo, questa è la stagione di Detroit”. Quante volte ce lo siamo detti, di qua e di là dall’Oceano. Talmente tanta era la quantità di talento abbacinante o anche solo potenziale nel roster dei Pistons, invece sono arrivati solo nella passata stagione dopo anni, peraltro con discreto strangultone. Anni di posti tra il decimo e il dodicesimo, una miseria per una franchigia tradizionalmente grande e di successo, nel primo decennio del 2000.

CAMBIAMENTI DI GIOCO

Quest’anno l’obiettivo è salire ancora di un gradino, chissà poi cosa arrivi. Il tonnellaggio non manca sotto le plance, contando Drummond, Marjanovic, Harris, Jovanovic ed Ellenson, e suona paradossale considerando che coach Stan Van Gundy ha raggiunto il proprio zenit personale ad Orlando affiancando a un lungo tradizionale (Howard) quattro esterni, di cui una point forward (Turkoglu). Ma chi si ferma è perduto, e dunque il buon Stan dovrà ripartire dai tanti lunghi. Il compito di attivare loro così come gli altri esterni spetta a Reggie Jackson, esterno nativo di… Pordenone.

PREVISIONI DETROIT PISTONS

Le ambizioni nella (poco, pare) ridente Motown verranno soprattutto definite dal rendimento degli esterni, non si scappa. Caldwell-Pope, Ish Smith, Marcus Morris, Lorenzo Brown dovranno essere in grado di colpire con costanza da fuori o in avvicinamento quando Jackson li metterà in azione o quando riceveranno lo scarico del lungo raddoppiato. Il potenziale è tanto, il valore assoluto elevato, bisognerà che l’idea dei Pistons si traduca in azione. Se no sarà la solita vecchia musica. Quella che a Detroit sono stanchi di ascoltare.

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