Home Lega Basket AOlimpia MilanoL’Olimpia cade sotto i colpi del CSKA: Milano battuta 101-64

L’Olimpia cade sotto i colpi del CSKA: Milano battuta 101-64

di Riccardo Olivieri

L’Olimpia cade in malo modo a Mosca. Il CSKA si rialza così dopo tre sconfitte consecutive che stavano per metterne a rischio il primato in classifica; Milano tiene invece aperta la striscia di sconfitte consecutive, ora a quota dieci. La contemporanea vittoria del Galatasaray sullo Zalgiris Kaunas consolida l’incubo: gli uomini di coach Repesa sono soli all’ultimo posto in classifica. Questa prestazione segna un gigantesco passo indietro dopo le buone uscite con Fenerbahçe e Cantù.

UN PRIMO QUARTO DA DIMENTICARE

Itoudis parte con Teodosic e De Colo in panchina. Nello starting five dei russi troviamo Kulagin, Jackson, Khryapa, Kurbanov e Hines, contapposti ai meneghini Hickman, Cinciarini, Simon, Macvan e Raduljica. I russi sono in palla, entrano facilmente nella morbida difesa milanese e segnano 4 punti in rapida successione. Dall’altra parte Raduljica ed Hickman pasticciano: Repesa è costretto a chiamare il timeout sul 4-0.

Piccolo off topic. Nel calcio, di tanto in tanto, le televisioni scelgono di puntare una telecamera fissa sull’allenatore: era successo per esempio ad Antonio Conte durante Italia-Spagna, con risultati memorabili. La regia moscovita ha invece fatto la scelta opposta, centellinando le inquadrature al coach milanese. Dove non arrivano le telecamere arriva la fantasia: mentre si succedevano gli eventi, disastrosi per l’Olimpia, ho immaginato il volto di Repesa colorarsi come quello di Fantozzi quando ingerisce il tordo intero.

Si parte da un banalissimo rosso: subito dopo il timeout, Milano perde palla ed i russi penetrano ancora una volta con estrema facilità mettendo a segno il 6-0. Il viso del coach si colora poi di rosso pompeiano quando Cinciarini ruba un ottimo pallone in difesa che viene però malamente scagliato dritto sulle falangi dell’incolpevole Macvan. Terza palla persa del match, siamo solo all’inizio. Nel frattempo il CSKA si porta sul 9-1 con 0/4 da 3 punti: se le mani dei russi sono fredde, quelle dei milanesi sono congelate. I russi esauriscono il bonus quando il cronometro segna 5:02. I milanesi non riescono però ad approfittarne: i viaggi in lunetta saranno solo cinque e si concluderanno tutti con un 50% di realizzazione.

Entra Teodosic e Repesa, da uomo navigato qual è, sa che il rosso pompeiano ha i secondi contati. In rapida successione arrivano una tripla ed un paio di passaggi illuminanti che colorano il volto del coach rispettivamente di arancio aragosta e viola. Con 4:22 rimasti sul cronometro arriva finalmente il primo canestro dal campo di Milano con McLean. Non basta però a scuotere l’Olimpia che un minuto dopo è ancora ad 1/4 dal campo, una miseria. Entra Dragic e prova la tripla che finisce direttamente nelle mani di un compagno, subito stoppato. Nella Repesa-Cam si intravvede una figura color viola addobbo funebre. Il quarto termina con un impietoso 27-9: blu tenebra.

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Il tragico tabellino del primo quarto milanese

IL SECONDO TRAGICO QUARTO

Ebbene sì, nella seconda frazione la metafora fantozziana è ancora attuale. L’ottima difesa dei russi e lo sterile attacco milanese tengono l’Olimpia bloccata a 9 punti per molto tempo. Vi farò un paio di esempi, ecco il primo. Tiro di Milano, la palla picchia sul ferro e si smanaccia a rimbalzo. L’arancia sta uscendo verso la linea laterale, la rimessa sarebbe meneghina, ma Teodosic si lancia e con un guizzo alla Federer la salva facendola passare sotto le sue gambe e trovando addirittura un compagno. L’attacco di Milano invece consiste in ribaltamenti di fronte che somigliano più a touches rugbistiche: non c’è nessuno però a sollevare Hickman e Simon che, nel tentativo disperato di controllare i rispettivi passaggi, pestano la linea laterale.

Dopo quattro minuti arriva il primo canestro del quarto, segnato da Ricky Hickman, che porta Milano in doppia cifra sul 41-11. Il tabellino dice 3/14 dal campo in 14 minuti, altro che blu tenebra. L’esercito dello Zar si è abbattuto con tutta la sua furia sui civili disarmati. Il quarto finisce con un impietoso 56-25, con Fridzon e Vorontsevich sugli scudi.

Era ovvio che il CSKA avrebbe dato il massimo dopo tre sconfitte consecutive. A Milano non ne sono bastate nove per scuotersi.

 

DOPO PRIMO E SECONDO ARRIVA IL DOLCE

Tale è stato il terzo quarto, dolce come i primi due non lasciavano sperare. Macvan e Simon prendono in mano la squadra e mettono a segno un parziale di 3-7, Itoudis non gradisce e chiama il timeout sul 59-32. Si intravvede addirittura un po’ di difesa da parte dei milanesi, nota più che positiva. Dopo due liberi messi a segno da Cinciarini (appena terzo e quarto tentati in tutta la stagione europea) il punteggio dice 61-37. De Colo deve aver pensato che questo fosse il momento giusto per salire alla ribalta: le sue giocate allargano il solco fino al 70-40. A pochi secondi dalla sirena il parziale dice 19-21 per Milano che accarezza questa piccola vittoria, poi la palla arriva a Vorontsevich che spara da 3 punti. Non è proprio serata: canestro e 78-46. Non si può dire che sia stata una vera e propria riscossa ma almeno si è visto qualcosa di buono.

 

DOPO IL DOLCE, LA FRUTTA

Il quarto periodo si apre con un parziale di 11-5 per i russi. L’obiettivo diventa quello di non far finire la partita con il CSKA a +40. Il risveglio dal letargo di Raduljica aiuta i milanesi a finire sul 101-64, non prima di aver visto Hickman lanciare un contropiede passando la palla all’unico moscovita in mezzo a tre milanesi. Cala il sipario, l’ultimo atto della tragedia è finito. Per Milano il discorso qualificazione sembra ormai chiuso. La matematica lascia qualche speranza, solo perchè non è un’opinione.

 

PERCHÈ NON PARLI?

Pare che Michelangelo si fosse rivolto così al suo Mosè, tanto perfetto da sembrare reale. Se Armani e Repesa dovessero rivolgersi così alla loro creazione, lo farebbero per il motivo opposto: questa squadra sembrava costruita alla perfezione ma evidentemente non era vero. Il problema è che non si vede una reazione, una minima luce infondo al tunnel. I nomi sono eccellenti ma non basta: a questa squadra sta mancando il cuore. Delle dieci sconfitte, solo due sono arrivate entro tre possessi pieni di svantaggio: Galatasaray e Zalgiris. Le altre sono state nette, magari non nella prestazione ma nel risultato.

Nelle prime dieci uscite europee il Bamberg ha portato a casa otto sconfitte, con un passivo totale di soli 32 punti. Anche nelle sconfitte si vedeva una squadra con un’anima, tosta, che solo la sfortuna e forse un pizzico di inesperienza stavano affossando. Qui la sfortuna c’entra poco.

In tutto questo ci si mette anche il Karma. Gentile, spesso principale imputato quando era a Milano, ha messo la sua firma nella vittoria del Panatinaikos con un primo quarto da 13 punti ed un Performance Index Rating pari a 18, il secondo dei suoi. Forse, ma dico forse, non era tutta colpa sua.

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